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Chiquito Malo: è lui, il “cattivo ragazzo”, l’erede di Pablo Escobar e Otoniel?

La sesta puntata del podcast “Narcovid” indaga sull'eredità criminale dei due narcotrafficanti. La cattura di Dairo Antonio Úsuga, detto Otoniel – leader del Cartello del Golfo – apre la strada a diverse ipotesi per la successione. Il suo braccio destro è in pole position ma, se il vuoto durasse a lungo, a riempirlo sarebbero i cartelli messicani

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Colombia, arrestato il re del narcotraffico Otoniel

2' di lettura

Jobani de Jesús Ávila, detto “Chiquito malo”, il “cattivo ragazzo”, sembra destinato a prendere il comando del Cartello colombiano del Golfo, per molti anni nelle mani di Dairo Antonio Úsuga, detto Otoniel, il boss in attesa di essere estradato negli Stati Uniti. La cattura di Otoniel – il 24 ottobre 2021 con il ricorso a 22 elicotteri e 500 soldati – è stata per il presidente della Colombia Ivan Duque una vittoria da sbandierare. Subito dopo l'arresto ha dichiarato che lo considera secondo solo a Pablo Escobar.

L'arresto del leader del Cartello del Golfo apre la strada a diverse ipotesi per la successione. Il suo braccio destro, “Chiquito” malo è in pole position ma, se il vuoto durasse a lungo, a riempirlo sarebbero i cartelli messicani. Questo è quanto racconta la sesta e nuova puntata di “Narcovid – Fiumi di denaro per i re della droga ai tempi della pandemia”, da oggi disponibile solo su Apple Podcast . Anche questa puntata è ricca di fatti, storie, ricostruzioni e voci originali che, in questo articolo, si accennano solo.

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La fabbrica della cocaina

La Colombia produce il 70% circa della cocaina che circola nel mondo. Ogni anno entrano circa 15 miliardi di dollari nei forzieri dei narcotrafficanti e la cocaina è il prodotto maggiormente esportato dal Paese. Nel 2019, secondo le stime degli Stati Uniti, il Paese ha prodotto 951 tonnellate di cocaina pura. Gruppi criminali locali gestiscono l’intero iter produttivo – dalle coltivazioni ai laboratori di cristallizzazione – e controllano le rotte di uscita e la distribuzione.

Quello colombiano, unico Paese sudamericano con porti sia sull’Oceano Pacifico che sul mar dei Caraibi, è uno snodo strategico che consente ai narcos di curare la rete di trasporto e distribuzione sia verso l’America settentrionale che verso l’Europa, secondo mercato mondiale della cocaina.

Piantagioni sradicate

In Colombia, come ha dichiarato l’ex segretario di Stato americano Mike Pompeo, dall’avvento della presidenza di Ivan Duque Marquez, il 7 agosto 2018, la lotta al narcotraffico è diventata una cosa seria. Il Governo punta a colpire l’intera catena che alimenta il business. Per questo le forze armate hanno sradicato negli ultimi tre anni 350mila ettari di colture illecite. Ogni ettaro di coca nelle mani dei narcotrafficanti si traduce in migrazioni forzate di famiglie, omicidi di leader sociali e antagonisti, violenza e massacri, che colpiscono i settori più poveri della popolazione. Resta da vedere – in questo scenario – come cambieranno anche i rapporti di forza tra la ‘ndrangheta e i narcotrafficanti colombiani.

I legami con Otoniel erano strettissimi. L’operazione “Stummer” della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, partita nel 2017, portò al sequestro di otto tonnellate di cocaina in Colombia e altre 63 nel porto di Livorno.

Il marchio di fabbrica

«Sui panetti sequestrati in Italia – ricordano Nicola Gratteri, a capo della Procura di Catanzaro e tra i candidati alla direzione della Procura nazionale antimafia, e lo storico Antonio Nicaso nel libro “Fiumi d’oro” – erano impressi il logo e la scritta della nota griffe di orologi svizzeri Romain Jerome utilizzata dal clan Usuga come marchio di fabbrica nei laboratori della regione di Urubà».

Ma questo è solo un assaggio di quel che potrete approfondire nella nuova puntata di Narcovid. Buon ascolto su Apple Podcast.


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