in bilico tra jazz, pop, rock e folk

Chitarrista crossover

di Riccardo Piaggio

Il chitarrista Dominic Miller

3' di lettura

Tre piccoli bluebird , precari e solitari, sono sospesi a un cavo elettrico. Aspettano, o ascoltano. Oltre, solo l’azzurro della notte, senza profondità. Sono rondini e arrivano al momento giusto, a smentire il celebre proverbio. Il nuovo album del chitarrista dai natali argentini e domicilio britannico, Dominic Miller, impone da subito all’ascoltatore il confronto con la vera materia di cui è fatta la musica (il sentimento di qualcosa che anticipa la ragione), a cominciare dalla cover, che ci dice molto di quello che ascolteremo.

Silent Light è un’opera sempre pronta a prendere il volo; però la musica resta lì, sospesa, in attesa di nuovi pattern, nuove soluzioni armoniche, brano dopo brano. Silent Light è un album che porta, bene in vista, tre firme: la prima è quella della maison editrice ECM, la seconda quella di Miller, uno dei più solidi e crossover chitarristi contemporanei. La terza, quella di Sting (vedremo perché). Il fondatore delle Editions of Contemporary Music, Manfred Eicher, vivace volpe nel deserto discografico europeo, ha insegnato a tre generazioni di musicomani una cosa: si possono superare etichette (jazz, folk), barriere sociali (musica colta e musica popolare), estetiche (musica scritta e improvvisata) o temporali (musica antica e contemporanea) e perfino il sentimento fondamentalista (tradizione sufi e canto liturgico), con coerenza e onestà, senza appunto propinare all’ascoltatore pasticci musicali e opere posticce; anche Silent Light è un album fantasma, nel senso che attraversa i muri delle convenzioni e non si lascia facilmente rivelare. Così, il catalogo ECM lievita con un ulteriore classico per nulla mainstream.

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Per la cronaca, in queste settimane escono altre cose preziose ed esteticamente coerenti con i bluebird di Miller, come l’esecuzione del violinista Gidon Kremer (con tanto di Kremerata baltica), in assoluto il più versatile al mondo e dunque arruolato da Eicher. Come le sinfonie da camera composte nell’anno dell’insurrezione di Varsavia (1944) dal compositore sovietico-polacco Mieczysław Weinberg. E come le folk songs scandinave rilette dal trombettista Arve Henriksen con il Trio Mediaeval. Quanto all’album di Miller, la première live è prevista a Parigi, il 14 aprile, allo Studio de l’Ermitage, nel cuore del quartiere crossover di Belleville, mentre in Italia il chitarrista arriverà il 19 (Bologna, al Bravo Café), poi dal 3 al 5 agosto a Carpi (al Mundus Festival), ad Agrigento (nella Valle dei Templi) e a Palermo (nel Complesso monumentale dello Spasimo).

Gli undici brani di Silent Light sono ovviamente dominati dalla chitarra dell’abile sarto musicale di artisti del pop, del rock e del folk come The Chieftains, Bryan Adams, Tina Turner, Rod Stewart, The Pretenders, Paul Young, Sheryl Crow, Peter Gabriel, Phil Collins, Richard Wright e, soprattutto, Sting, di cui Miller offre una rilettura di Field of Golds, successo pop ispirato dalla visione di un campo d’orzo al tramonto, registrato dal cantante inglese nel 1993 (accompagnandone l’esecuzione con una cornamusa) per il suo quarto album da solista Ten Summoner’s Tales e nuovamente nel 2006 (suonata con il liuto) come bonus per l’album Songs from the Labyrinth.

Sting sposa il progetto con una certa convinzione, arrivando a scrivere nel booklet che il chitarrista, evocatore di sinestesie, crea connessioni tra «onde sonore e luce», dando vita ad intuizioni che sono la perfetta rappresentazione di una Luce silenziosa. Che accompagni l’ascoltatore al termine della luce o della notte, il viaggio di Miller ha uno scudiero, il percussionista e batterista Miles Bould (solido turnista per Billy Ocean, Sting, Micheal Jackson, Beyonce, Tina Turner, Cher, Joe Cocker, i Simply Red e Julian Lennon): insieme, il chitarrista e il percussionista danno vita alla classica formazione eretica ECM. Insieme, i due sembrano non chiedersi in quale scaffale (esistono ancora?) andrà a disporsi questo album (si può parlare di folk-jazz, addirittura di musica contemporanea, ma l’impasto crea qualcosa di nuovo, unico). Ecco la rivoluzione da campagna inglese di Miller (con gite frequenti nella letteratura musicale del novecento francese, in particolare incontro a Satie e a Debussy).

Sui brani preferiamo non dire nulla, accompagnandoci al pensiero dello stesso Miller: meglio tacere, «perché penso che la musica strumentale dovrebbe parlare per sé stessa». Diremo solo che Il folk è al centro di Valium, brano assai evocativo (che cosa evoca? «Is my own folky pain killer») e Tisane, caratterizzata dall’ambiguità dell’accento metrico, mentre l'universo world si manifesta in brani come Urban Waltz, di carattere venezuelano e Baden, un omaggio al chitarrista brasiliano Baden Powel de Aquino . Per il resto, spazio all’ascolto. A cominciare da quelli dichiarati da Miller: avete mai sentito un chitarrista jazz innamorarsi dei Grateful Dead, di Jacques Brel e di Barbara? A volte si deve essere poco free, per essere davvero liberi.

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