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Chiude Milano Moda uomo tra romanticismo, noir e messaggi di libertà

di Angelo Flaccavento


Milano Moda Uomo, la top 10 delle sfilate

3' di lettura

Al cinema, il genere horror va per la maggiore. Non sorprende: attraverso metafore paurose è più facile raccontare gli orrori del tempo presente. Anche la moda vista a Milano nella fashion week che si è chiusa ieri gioca con l’horror, o il noir, utilizzando un nuovo formalismo - che può anche essere semplice rinuncia al logo - come propellente. Lo show di Emporio Armani, titanica teoria di abbigliamento urbano dall’ampio respiro montano, è incorniciato da due identici capi: due cappotti a pelo lungo - rigorosamente ecologico - da abominevole uomo delle nevi, nero all’inizio e bianco alla fine. In mezzo, non pochi look sono accessoriati da guanti e stivali anch’essi di pelo, che regalano alle estremità l’aspetto di zampe d’orso, versione cartoon.

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Per Giorgio Armani, naturalmente, il gioco horror termina qui, ma è comunque da registrare. Le intenzioni estetiche e stilistiche stanno altrove: in territori più concreti. «Ho voluto proporre qualcosa di più morbido, naturale. Nella vita non c’è solo la tecnologia» racconta. È soddisfatto della prova, e ne ha motivo: lontana dai tentativi un po’ forzati del recente passato di giocare con lettering e capi dalla visualità segnaletica, Armani torna all’essenza autentica di Emporio, proponendo capi nei quali l’ispirazione outdoor è tradotta in chiave cittadina. Capi che suggeriscono consapevolezza ed eroismo, che esaltano il corpo senza costringerlo, realizzati in tessuti dalla mano invitante e in colori e disegnature ghiacciati presi dal manto degli animali albini. Il messaggio? Libertà.

Emporio Armani, eleganti avventure nella selva urbana

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La passerella di Prada è una distesa di bugnato di poliuretano da camera insonorizzata - quelle nelle quali si lasciano urlare i matti - percorsa da un esercito di mostri. Mostri pradeschi, sia chiaro: le zazzere sforbiciate, i vestiti sospesi tra militare e sregolatezza, i piedi incapsulati in grosse scarpe che storpiano la figura con il segno antigrazioso che a Miuccia Prada piace tanto. E poi ancora: stampe Frankenstein e cuori rossi di panno infilzati sul petto con lo spillone da balia, e una marea di trick e catene che penzolano sugli zainetti. Backstage, la signora parla di romanticismo: carattere che a tutta prima poco si coglie ma che da alla prova una inaspettata leggerezza. Come ormai tipico di Prada, è la celebrazione dell’assemblaggio, ma l’esercizio di stile a questo giro non è sterile, perché carico di una positiva sventatezza. Quella che fa dire alla signora: «prendersi troppo sul serio è un male: i vestiti sono vestiti».

Prada, mostri romantici fra cristalli e lampadine

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È frivolo ed estremamente consapevole l’uomo di Pal Zileri, vestito di broccati couture in colori pittorici per abiti dalla linea esatta che comunicano insieme dignità e spavalderia. La terza prova per il direttore creativo Rocco Iannone è anche la più riuscita: un dialogo tra maschile e femminile, emotività e raziocinio siglato con piglio sicuro.

Da Fendi   la borsa baguette è al maschile, fra stampe, pellicce e rapper

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«La vera sovversione, oggi, è vestire in modo formale» dice Silvia Venturini Fendi. Se l’affermazione proviene da colei che negli ultimi anni ha giocato con l’immaginario stradaiolo del logo in ogni modo, fino a collaborare con Fila, c’è solo da prendere nota. L’ispirazione di stagione è affettiva: nientemeno che Karl Lagerfeld, nelle sue infinite incarnazioni di stile, sempre diverse ma unite tutte da un certo aplomb. L’interpretazione non è affatto letterale: si gioca invece con il dualismo e con la leggerezza, lasciando che davanti e dietro, destra e sinistra dei capi non combacino. Il risultato è vivo e mosso. Inclina verso il formale, ma carico di vibrazioni sensuali alla Fassbinder, anche Alessandro Dell’Acqua, che da N°21 si conferma in ispirato stato di grazia. Il suo uomo è l’emblema della stagione: elegante ma non rigido.

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