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Chiude Pitti Uomo 95: stabili i buyer esteri, in calo l’Italia

di Silvia Pieraccini


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3' di lettura

L’asse Firenze-Milano si conferma strategica per consolidare la leadership mondiale dell’industria italiana della moda maschile. Non solo dal punto di vista mediatico, come ha testimoniato nei giorni scorsi l’indagine della società Launchmetrics, ma anche da quello del business. È così che l’edizione 95 della fiera Pitti Uomo passa il testimone al calendario milanese, partito ieri sera con l’evento inaugurale della Camera della Moda e con la sfilata di Zegna (si vedano gli articoli a pagina 22), condividendo l’obiettivo di rivitalizzare e spingere un settore che in questo avvio d’anno non appare, nel complesso, particolarmente brillante.

Mai come in questa edizione Pitti Uomo è stata lo specchio fedele del mercato: stabili i compratori esteri, in calo (dell’8%) quelli italiani. Nei quattro giorni del salone di Firenze, che ha presentato le collezioni per l’autunno-inverno 2019-2020 di 1.230 marchi (per il 46% stranieri), i buyer sono stati 23mila, in calo del rispetto a un anno fa, per il …..dall’estero.

I grandi assenti sono stati i cinesi e i francesi. «Di cinesi se ne sono visti davvero pochi – spiega Marco Landi, produttore di abbigliamento di Empoli (Firenze) al Pitti Uomo con i marchi di famiglia “070 Studio”, “Giancarlo Rossi” e “L’impermeabile” – ma del resto i gruppi di cinesi che si presentavano negli stand qualche anno fa sono ormai scomparsi. In compenso c’erano coreani e giapponesi, anche se con più o meno voglia di comprare». Anche perché, aggiunge Landi, ormai il processo d’acquisto si è fatto più lungo e selettivo: prima si guarda la collezione al Pitti Uomo, poi si ritorna a visionarla in showroom, poi si chiede al distributore o all’agente.

Gli altri grandi assenti in fiera sono stati i francesi, assenza tanto più significativa visto il peso che quel mercato ha per i produttori italiani (è tra i primi Paesi di sbocco): la protesta dei gilet gialli e l’impatto che questa sta avendo sui consumi del Paese sono stati uno dei motivi di discussione più ricorrenti tra gli stand del Pitti. «I compratori francesi non si sono proprio visti – conferma Giuseppe Rossi di Pineider, storico marchio fiorentino di pelletteria e articoli per la scrittura di fascia alta – e anche quelli tedeschi sono stati pochi. I buyer importanti di Giappone e Corea invece c’erano tutti, così come c’è stata una grande presenza di onliner». «I compratori importanti c’erano», aggiunge Franco Loro Piana, al Pitti col nuovo marchio dallo stile contemporaneo-sofisticato Sease, per il quale sta costruendo la rete distributiva.

Nell’altalena di mercati che salgono e scendono, il Pitti Uomo ha segnato rosso anche per i russi e per gli inglesi («anche se il calo è stato meno forte di quanto la Brexit lasciasse immaginare», affermano da Pitti Immagine). In forte contrazione gli italiani: «Anche perché i negozianti italiani in questi giorni sono impegnati con i saldi – afferma Landi - dopo il caldo dei mesi scorsi, è l’unico periodo in cui i negozi stanno vedendo i clienti. Bisognerebbe ripensare le date dei saldi spostandole in avanti».

Per gli organizzatori di Pitti Immagine la fiera è stata «una straordinaria rappresentazione del grande lavoro che le aziende di moda stanno facendo per migliorarsi, dall’ideazione alla progettazione, dalla produzione alla presentazione delle collezioni», afferma Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. E aggiunge:«Se penso a questo e al valore che Pitti Uomo rappresenta, qualche punto percentuale di compratori in meno è davvero l’ultima cosa che mi preoccupa».

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