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Chiudono anche le manifatture svizzere: effetto coronavirus sull’alta orologeria

Alcuni gruppi indicano una data di riapertura, altre maison attendono l’evolversi della situazione e delle misure governative

di Paco Guarnaccia

2' di lettura

I più importanti brand dell’orologeria fermano provvisoriamente i reparti produttivi e quelli direttamente a loro collegati per preservare la salute di tutti i loro dipendenti e delle loro famiglie in seguito alla pandemia causata dal Covid-19. Lunedì 16 marzo il Consiglio Federale Svizzero ha deciso di rinforzare le misure per proteggere la popolazione e, in seguito a questi provvedimenti, nella giornata di ieri, martedì 17 marzo è stata Rolex la prima maison a decidere di chiudere almeno fino al 27 marzo, gli stabilimenti di Ginevra, Bienne e Crissier.

Le mosse di Lvmh e Kering
In serata, con un post su Instagram, Hublot (brand di punta del Gruppo LVMH) ha annunciato le stesse iniziative anche per la sua manifattura di Nyon, senza però specificare una data di riapertura, seguito oggi dalle altre maison del gruppo: Bulgari, Tag Heuer e Zenith. Stessa linea anche per i brand storici orologieri di Kering Group (Girard-Perregaux e Ulysse Nardin).

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In attesa di altri annunci
Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte del gigante del Richemont Group (Cartier, Iwc, Montblanc, Jaeger-LeCoultre, A.Lange & Sohne, Panerai, Baume & Mercier, Piaget, Roger Dubuis e Vacheron Constantin) mentre la posizione di Swatch Group (Swatch, Omega, Breguet, Longines, Hamilton, Blancpain, Tissot, Jaquet Droz e Rado tra gli altri) è stata annunciata in mattinata durante la conferenza stampa in streaming dei dati di bilancio 2019 da Nick Hayek, ceo e presidente del colosso svizzero: «Limitiamo la produzione senza fermare completamente le fabbriche e rivalutando la situazione quotidianamente. È giusto chiudere in parte, ma non del tutto. Bisogna trovare un equilibrio giorno dopo giorno in accordo con i sindacati svizzeri».
Per quanto riguarda altre maison indipendenti del settore, Patek Philippe ha comunicato la chiusura fino al 27 marzo di tutti i suoi siti produttivi, riservandosi di spostare la data della riapertura anche più avanti a seconda dell’evoluzione della pandemia.

La decisione di Audemars Piguet
Discorso analogo anche per Audemars Piguet, ma fino al 31 marzo. «In questo periodo di incertezza, la sicurezza delle persone rimane al centro delle priorità di Audemars Piguet – si legge in una nota ufficiale –. Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di chiudere i nostri siti produttivi e alcuni dei nostri uffici e boutique presenti in vari Paesi, dal 18 marzo fino alla fine del mese. Queste decisioni sono state prese nel rispetto delle legislazioni locali al fine di fermare la diffusione del coronavirus.
Nel 1875 la nostra azienda, ancora nelle mani delle famiglie fondatrici, è stata costituita su valori umani e, in tempi di crisi, come una famiglia deve rimanere forte e unita per superare le sfide.»

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