ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa saga di Mercatone Uno

Chiusa l’inchiesta sull’acquirente Shernon: l’ipotesi dei pm è bancarotta fraudolenta

La procura di Milano chiude le indagini sulla società che acquisì gli asset di Mercatone Uno per fallire poco dopo. Cinque gli indagati

di Ilaria Vesentini

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La procura di Milano chiude le indagini sulla società che acquisì gli asset di Mercatone Uno per fallire poco dopo. Cinque gli indagati


3' di lettura

Nuova puntata nella saga Mercatone Uno: la Procura di Milano ha chiuso le indagini per il fallimento di Shernon Holding Srl – la newco che nell’agosto 2018 rilevò il grosso degli asset e dei dipendenti dello storico marchio dell’arredocasa – e notificato l’avviso di conclusione indagini a cinque persone, tra cui il titolare e amministratore delegato Valdero Rigoni, sua figlia Valentina Rigoni, il suo socio in affari Michael Charles Thalmann e altri due amministratori. A tutti e cinque gli indagati viene contestata l’ipotesi di bancarotta fraudolenta, con distrazioni e dissipazioni di somme di denaro per oltre 2,5 milioni di euro.

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Cifre, quelle che gli amministratori di Shernon avrebbero sottratto o pagato indebitamente a singoli fornitori a danno degli altri, che non spiegano il buco di 90 milioni di euro fatto in soli nove mesi di attività e che non spostano l’entità complessiva del disastro accumulato dall’ex colosso distributivo di Imola in cinque anni, da quando nel 2015 entrò in amministrazione straordinaria schiacciato da mezzo miliardo di passivo (ma allora c’erano anche asset per oltre 300 milioni).

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A parte una ventina di negozi più profittevoli salvati in questi cinque anni dalle catene distributive italiane Cosmo e Risparmio casa (altri cinque punti vendita sono in attesa del via libera ministeriale per la cessione) oggi di Mercatone restano in giro per l’Italia una cinquantina di negozi abbandonati, senza insegne, più di 1.500 dipendenti sotto ammortizzatori e oltre 10mila creditori, tra ditte fornitrici e clienti che avevano già pagato anticipi su merci mai ricevute.

Il rischio è che il prossimo 23 novembre, quando scadrà il programma dell’attuale triade commissariale Cattaneo-Farchione-Gratteri si passi alla liquidazione definitiva. Difficile immaginare un esito diverso, se non un’ulteriore agonia, considerando che i primi tre commissari straordinari (Coen, Sgaravato, Tassinari) hanno raddoppiato in tre anni il deficit iniziale del gruppo, che la parentesi Shernon ha creato un ulteriore buco di un centinaio di milioni e che nell’ultimo anno e mezzo le manifestazioni di interesse per quel che resta di Mercatone si sono rivelate poca cosa rispetto alla montagna di debiti accumulati.

Con la fine dell’amministrazione straordinaria scadranno anche gli attuali ammortizzatori sociali. «È pertanto necessario addivenire quanto prima alla cessione dei rami aziendali oggetto di interesse (cinque negozi per 4,3 milioni di euro di ricavi e 108 posti di lavoro salvati, ndr)», si legge nella relazione trimestrale al 30 giugno scorso dei commissari governativi, che fanno fretta al Governo in diversi punti del documento, tanto da lasciar intuire che non ci saranno ulteriori proroghe.

Tornando ai capi di imputazione mossi a carico degli amministratori di Shernon dal pm milanese Roberto Fontana, sarà interessante leggerli alla luce dei rilievi fatti dal curatore fallimentare della stessa Shernon, Angelo Russo, e dal giudice delegato Sergio Rossetti, che nel verbale di esame del passivo avevano evidenziato addirittura la nullità dell’atto di cessione di Mercatone Uno dell’agosto 2018 per difetto di autorizzazione del Mise e per insolvenza dell’acquirente Shernon (di fatto già in default già all’atto di acquisto).

Fosse annullata la cessione, fornitori e clienti Shernon potrebbero almeno avere il beneficio di passare da creditori chirografari a privilegiati (i crediti vantati verso l’amministrazione straordinaria vanno in prededuzione). Nei prossimi capitoli della saga imolese si incroceranno pure le decisioni del Tribunale di Genova, dove pende la causa civile di responsabilità contro la gestione Cenni-Valentini per l’operazione immobiliare di scorporo degli asset del gruppo a Cve e il ricorso contro la decisione del foro di Bologna che lo scorso febbraio ha assolto dall’accusa di bancarotta tutto l’entourage del fondatore Romano Cenni.

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    Ilaria Vesentinicorrispondente Emilia-Romagna

    Luogo: Bologna

    Lingue parlate: italiano, inglese e tedesco

    Argomenti: economia industriale, distretti, filiere

    Premi: L'Attendibile - Assolatte - 2013

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