AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùVERSO IL LOCKDOWN DI NATALE

Chiusure con nuovi ristori, dove si attingeranno le risorse?

Già in occasione dell'ultimo “decreto ristori”, la cui messa a punto ha richiesto un nuovo scostamento di bilancio di circa 8 miliardi, il Governo ha annunciato una nuova deviazione dall'obiettivo di deficit per inizio 2021 per altri 20 miliardi, che si aggiungono agli altri 100 miliardi messi in campo da aprile ad agosto

di Dino Pesole

Lockdown di Natale in arrivo

3' di lettura

Se alla fine si andrà come sembra verso una zona rossa estesa all'intero territorio nazionale per il periodo natalizio, una sorta di mini lockdown nelle giornate più a rischio, certamente occorrerà prevedere nuovi interventi a sostegno delle categorie produttive più colpite, esercizi commerciali e ristoranti in testa.

Ma se sarà necessario ricorrere a nuovi “ristori”, dove reperire le relative risorse? Con indubbio realismo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha ricordato che dopo le ingenti risorse messe in campo finora, l'Italia resta una sorvegliata speciale in Europa a causa dell'elevato debito pubblico, «e non siamo la Germania, non abbiamo tutti i suoi soldi da mettere sul tavolo».

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Un nuovo scostamento di bilancio a inizio 2021?

Già in occasione dell'ultimo “decreto ristori”, la cui messa a punto ha richiesto un nuovo scostamento di bilancio di circa 8 miliardi, il Governo ha annunciato una nuova deviazione dall'obiettivo di deficit per inizio 2021 per altri 20 miliardi, che si aggiungono agli altri 100 miliardi messi in campo da aprile ad agosto. È probabile allora che le nuove compensazioni destinate ai settori produttivi che saranno maggiormente coinvolti dalla nuova “stretta” in arrivo finiscano per appesantire il conto del nuovo scostamento di bilancio.

Impatto sul deficit dell’anno prossimo

Non vi saranno effetti sul deficit del 2020, fissato per quest'anno al 10,8% del Pil, ma l'impatto si concentrerà sul prossimo anno, rendendo con ciò sostanzialmente irrealizzabile l'obiettivo di un deficit in riduzione attorno al 7% del Pil. Stima quest'ultima che peraltro è calibrata su una previsione di crescita del 6%, ritenuta a questo punto sostanzialmente fuori portata. La revisione delle stime macroeconomiche sarà affidata al Documento di economia e finanza di metà aprile, ma fin d'ora occorrerà tener conto del mutato scenario. In sostanza si sta per molti versi materializzando lo «scenario più avverso» già inserito a livello di ipotesi della Nadef dello scorso settembre. Il problema è che la nuova flessione del Pil attesa per il quarto trimestre dell'anno, dopo il notevole rimbalzo del terzo trimestre (16,1%) non potrà che comportare un “trascinamento” nei primi mesi del 2021, rendendo con ciò irrealizzabile l'obiettivo di un incremento del Pil del 6%. Se andrà bene, quella stima andrà dimezzata, con inevitabile effetto sul deficit e sul debito.

Visco: crescita a livelli pre Covid non prima del 2023

Come ha osservato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco difficilmente potremo tornare a crescere ai livelli pre Covid prima del 2023. Il susseguirsi di provvedimenti di emergenza e di richieste di sforamento dai tetti di deficit programmati e già autorizzati dal Parlamento non potrà però con tutta evidenza protrarsi all'infinito. L'impennata del debito, che quest'anno volerà verso il 160% del Pil (25 punti percentuali in più rispetto al livello pre-pandemia) dovrà essere arrestata. Ed è essenziale che all'uscita dall'emergenza il ritmo di crescita del Pil nominale (comprensivo di inflazione) sia superiore al costo di finanziamento del debito. In tal modo, quest'ultimo tende a decrescere nel tempo. In caso contrario si determina il cosiddetto effetto “snowball” che espone l'economia nazionale a eventuali e poco auspicabili “crisi di rigetto” da parte dei mercati.

Le alternative all'indebitamento

Al momento, alternative possibili al ricorso a nuovo deficit per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia, connesse a nuove “strette” nelle feste natalizie e forse anche oltre, non si intravvedono all'orizzonte di una politica dominata dalla gestione dell'emergenza. Tecnicamente sarebbe certo possibile finanziare le nuove spese attraverso le modalità canoniche della contabilità pubblica (contestuale aumento di entrate e/o tagli di spesa), ma questa sembra essere un'opzione scarsamente percorribile nell'immediato. Da evitare certamente aumenti di tasse (che comporterebbero effetti ulteriormente depressivi). Si potrebbe ricorrere a tagli selettivi da concentrare nei settori di spesa pubblica ritenuti meno produttivi (sulla carta se ne potrebbero individuare non pochi). A patto però che l'operazione venga condotta con la massima attenzione e il più alto grado di coesione politica. Non certo tagli lineari alla vecchia maniera, dunque, che comporterebbero anch'essi effetti recessivi quando al contrario le spese per la sanità (per citare l'urgenza numero uno) andrebbero incrementate. Ma tagli selettivi, nella constatazione che le risorse in arrivo dal Recovery Fund non potranno certo essere utilizzate per coprire nuova spesa corrente. La destinazione obbligata è diretta alle spese per investimento (anche nella sanità) e su questo punto non saranno ammesse deroghe.


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