Startup

Chivado, ecco l'app (gratuita) che fa crescere il business dei ristoratori

L'offerta a costo zero della piattaforna permette non solo di gestire in totale autonomia gli ordini per asporto e consegna ma anche l'opportunità di digitalizzare il proprio menu

di Gianni Rusconi

3' di lettura

Gli scongiuri circa eventuali possibili nuove chiusure, stando alle ultime evoluzioni della spirale pandemica, sono dovuti. Ristoratori e operatori del food sono al momento focalizzati sul presente e sul come riempire i tavoli dei propri locali e servire al meglio i propri commensali. La necessità di digitalizzare alcuni processi imposta dai precedenti lockdown, a cominciare dalla relazione con i propri clienti, ha però aperto la porta a un nuovo modello del “fare ristorazione”, più flessibile e on demand. Ed è in questo solco che nasce Chivado, app creata in risposta alle restrizioni imposte dall'emergenza Covid-19 e con l'intento di ricreare un contatto diretto fra ristoratore e cliente, riducendo il rischio che molti esercizi diventino cucine nascoste, valorizzando l'identità del locale rispetto alla propria community di clienti ed eliminando costose intermediazioni. Il tutto attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie.

L'idea alla base della piattaforma, come spiegano i fondatori di Chivado, Patrizia Guarino e Federico Bernardi, entrambi trapiantati per lavoro a Londra (dove ha anche sede la startup), è quindi quella di aiutare i ristoratori che ancora non sono saliti sul treno della rivoluzione digitale a gestire la propria “community” e a massimizzare le potenzialità del food delivery senza dover ricorrere a piattaforme di aggregazione che richiedono commissioni particolarmente onerose. Il valore aggiunto dell'app sta per l'appunto nell'essere una vetrina digitale completamente gratuita per ristoranti, trattorie e bar, che possono operare sulla piattaforma senza alcun costo di attivazione e senza fee legati agli ordini.

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Agli esercenti, insomma, va il 100% degli incassi, all'insegna di una digitalizzazione che i diretti interessati definiscono “sostenibile” e che rompe i vecchi equilibri legati all'applicazione delle tecnologie nel mondo del food. Un social commerce per la ristorazione, in estrema sintesi.L'offerta a costo zero di Chivado prevede infatti non solo la possibilità di gestire in totale autonomia gli ordini per asporto e consegna ma anche l'opportunità di digitalizzare il proprio menu con Qr code interattivo, organizzare sempre attraverso l'app la prenotazione dei tavoli, caricare foto e immagini del locale e mantenere il rapporto diretto con i propri clienti. Zero costi, ovviamente, anche per i “food lover” ormai avvezzi all'uso dello smartphone per scegliere i locali dove pranzare o cenare, consultare i menu e ordinare il cibo a domicilio.

La sostenibilità economica di Chivado riflette un modello di business molto semplice: a pagamento sono infatti tutti i servizi a valore aggiunto che si aggiungono a quelli base forniti gratuitamente, e nello specifico parliamo di reportistica e indicatori di posizionamento per monitorare la fedeltà dei clienti e imparare dai loro comportamenti. “Siamo una data company - spiegano i due fondatori - e basiamo i nostri ricavi sui dati che elaboriamo sulla base del traffico generato dagli utenti del marketplace, sulle soluzioni premium che proponiamo ai clienti per migliorare la loro attività e la customer journey dei loro clienti e sull'advertising dei grandi marchi che veicoliamo all'interno della community”.

Il servizio, confermano ancora Guarino e Bernardi, è attivo in Italia e nel Regno Unito e questo significa che, in qualunque momento, qualsiasi ristorante può presentare domanda di affiliazione: una volta registrata la candidatura sul portale, il team di Chivado verifica la presenza delle credenziali necessarie (licenza di esercizio in testa) e “carica” il ristorante online. Ad oggi in Italia ne sono già operativi 250, mentre in Inghilterra sono una cinquantina quelli pronti a salire a bordo della piattaforma.

Il viaggio di Chivado è iniziato lo scorso ottobre dalla Sicilia, con Catania e Palermo, è arrivato a Roma a gennaio (circa 100 i locali affiliati oggi nella Capitale) e altri due cluster sono in rampa di lancio a Cagliari e Pesaro/Urbino. Il prossimo step è quello di capitalizzare al meglio l'esperienza italiana e nel Regno Unito per muoversi verso altri mercati europei, Spagna e Paesi del Nord Europa in testa. Nel frattempo, scatterà una campagna di crowdfunding nella City, “dove trovare finanziamenti per una startup come la nostra è decisamente più facile che non in Italia”.

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