ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFino al 9 gennaio

Chopard: una casa in Montenapoleone e un focus sugli under 30

Visto il successo del temporary cafè al Grand Hotel et de Milan, l’apertura è stata prorogata per tutto il periodo delle feste natalizie

di Alexis Paparo

3' di lettura

Il diamante danzante, simbolo di Chopard, è più di una scelta di riconoscibilità. La mobilità indica la direzione, quella vocazione alla trasversalità perseguita con convinzione che, secondo Simona Zito, amministratore delegato di Chopard Italia, è uno dei punti di forza della maison. «È ciò che ci ha consentito di mantenere nel tempo i nostri volumi d’affari: non veniamo mai completamente influenzati da criticità o difficoltà legate a un singolo mercato, perché ne abbiamo altri che funzionano bene».

Una trasversalità che, per funzionare appieno, va ancorata ad alcuni punti fermi. In primis, un cambio d’indirizzo importante, al 25 di via Montenapoleone. «Un posizionamento di prestigio in una delle vie del lusso del mondo, che, a pochi mesi dall’apertura, ha generato una crescita esponenziale del traffico e della qualità del cliente. Straniero, ma anche italiano e milanese che ha riscoperto lo shopping di prossimità», spiega Zito.

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A questo si aggiunge l’autonomia operativa e creativa, data dall’essere di proprietà di una famiglia e non di un gruppo. «Il nostro temporary cafè (uno spazio che fonde gli elementi iconici del brand con le suggestioni da bistrot parigino rivisitate in chiave meneghina, ndr) è l’ultimo esempio: una collaborazione nata da una condivisione di valori e di idee con un’altra famiglia, i proprietari del Grand Hotel et de Milan. Il progetto è piaciuto così tanto da essere esteso fino al 9 gennaio, ed è un’ottima opportunità per dare un’esperienza diversa ai nostri clienti. È stata una prima mondiale, e anche qui abbiamo lanciato una tendenza».

L’“anche” si ricollega al ruolo dell’Italia come creatore di trend e come fattore di stimolo di altri mercati. L’amministratore delegato spiega che, al di là del volume d’affari – l’Italia è seconda in Europa, dopo la Francia – quando la famiglia Scheufele e il team di sviluppo mettono a punto nuove strategie o nuove collezioni, sono sempre molto attenti a ciò che può piacere nel nostro Paese.

Anche la gioia di vivere, declinata in tutte le proposte della maison, ha un’accezione multilivello. «Siamo molto attenti al mondo dei giovani, cerchiamo di comunicare nel loro linguaggio e ci stiamo riuscendo. L’età media del nostro cliente si è abbassata molto – adesso è fra i 35 e i 40 anni – ma stiamo lavorando anche sugli under 30. Per questo, l’alta gioielleria convive felicemente con linee maggiormente accessibili, indossabili dal giorno alla sera e abbinabili al look, come Ice Cube e la nuova My Happy Hearts. Attualmente, la gioielleria rappresenta il 50% delle vendite, con le collezioni entry level o medio-alte a catalizzare il 70% del settore. Pochi anni fa era l’orologeria a concentrare il 70% del volume d'affari».

My Happy Hearts reinterpreta tutti i codici della maison – il cuore, il diamante in movimento e le pietre ornamentali – in formato ridotto, più intimo e personale, e permette di mixare modelli e colori superando il concetto di simmetria. È nata per una clientela giovane, ma sono tante le madri e le figlie che scelgono lo stesso pezzo da indossare. Ecco il concetto di trasversalità esteso al target, che permette di parlare a tutti, al di là delle età e delle tipologie di cliente.

La strategia 2023 della maison, che in Italia ha tre boutique ed è presente in 50 punti vendita multibrand (nel mondo sono rispettivamente 150 e 800) è tutta volta al consolidamento, con l’obiettivo di rafforzare e aumentare presenza e visibilità dove si è già presenti.

E potrebbe rientrare nella stessa definizione anche il capitolo sostenibilità sociale e ambientale, da sempre caro al brand che è stato un pioniere nell’impiego dell’oro etico, utilizzato dal 2018 in tutte le collezioni. Su questo tema Zito spiega che si sta lavorando molto «sull’estrazione da piccola scala, che ci permette di avere una catena di approvvigionamento tracciabile e responsabile. Adesso rappresenta il 40% dell’oro che utilizziamo, ma la nostra ambizione è di crescere (arrivando al 60% nel 2023, ndr). In Italia invece, per l’anno prossimo, abbiamo in cantiere un bellissimo progetto con la Fondazione Andrea Bocelli». Una collaborazione nel segno della continuità visto che ABF e Chopard hanno già realizzato insieme la costruzione di una scuola e una biblioteca digitale a Muccia, il borgo marchigiano duramente colpito dal terremoto del 2016.

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