aste e covid

Christie’s, multata per evasione fiscale, versa 16,7 milioni a New York

Con l’accordo col procuratore sulla mancata imposta su beni venduti per 189 milioni denaro fresco nelle casse della città prostrata dal contagio

di Marilena Pirrelli

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(AFP)

Con l’accordo col procuratore sulla mancata imposta su beni venduti per 189 milioni denaro fresco nelle casse della città prostrata dal contagio


3' di lettura

Christie’s ha accettato di pagare una somma di 16,7 milioni di dollari allo Stato di New York onde evitare azioni penali, per non aver correttamente riscosso le imposte sulle vendite a New York tra il 2013 e il 2017. La sanzione fa seguito a una lunga indagine condotta dal procuratore distrettuale di Manhattan conclusasi ieri. Come parte dell'accordo, la casa d’asta di F rançois Pinault pagherà forfettariamente 10 milioni di dollari subito, seguita da altri 6,7 di imposte sulle vendite, sanzioni e interessi all'ufficio del District Attorney di Manhattan a pagare in circa due anni. La somma a a compensare l’imponibile sulle vendite effettuate nei cinque anni su beni per un valore totale di 189 milioni di dollari. Dall'ufficio del procuratore distrettuale si dichiara che Christie’s: “ha ammesso di non essersi registrata per riscuotere a New York l'imposta locale sulle vendite” su determinati acquisti effettuati o consegnati a New York “nonostante abbia l'obbligo legale di farlo”.

Caccia al colpevole
Le violazioni sono avvenute in due divisioni della casa d’asta, secondo i documenti diffusi dal procuratore distrettuale: negli uffici di Christie’s all'estero – nelle società affiliate comprese quelle di Amsterdam, Dubai e Hong Kong – e nella divisione private sale. La società Christie's Private Sales, con sede a Londra, avrebbe centralizzato gli acquisti privati e un tax adviser suggerì che non avrebbero dovuto registrarsi per riscuotere l'imposta sulle vendite statali e locali a New York. Così nel quinquennio la casa d’asta non ha riscosso l'imposta sulle vendite per le opere tassabili vendute dagli uffici stranieri ma consegnate ai clienti a New York tra luglio 2013 e gennaio 2017. In secondo luogo, nel 2013.

La consapevolezza
Secondo il procuratore distrettuale, anche gli stessi specialisti di Christie’s alla fine hanno iniziato a chiedersi perché non fossero tenuti a riscuotere le tasse di New York sulle vendite private, specialmente quando anche le gallerie di New York lo facevano per le vendite private. Ma il team legale della casa d'aste non si è reso conto dell’errore fino al 2015, quando ha chiesto una consulenza su un'altra nuova iniziativa. A peggiorare le cose, secondo i documenti interni, è stato il tentativo degli esperti fiscali di allora Christie’s di coprire le tracce quando hanno compreso l’errore. Infatti il tax manager e il supervisor non lavorano più per la casa d’asta già dal 2017, quando è iniziata l'indagine della DA.

La difesa
Un portavoce di Christie ha dichiarato che il problema è stato l frutto di consigli sbagliati. “Negli ultimi anni, Christie's ha collaborato con l'Ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan per risolvere i problemi specifici sorti da una consulenza fiscale errata che Christie's ha ricevuto in merito all'applicazione degli obblighi fiscali sulle vendite a clienti non statunitensi” ha detto il portavoce . “Da allora la società ha rivisto i suoi processi interni per garantire il rispetto della normativa fiscale. Questo accordo transattivo porta la questione alla piena risoluzione. Gli accantonamenti finanziari per il pagamento della transazione iniziale sono stati accumulati negli anni precedenti” ha detto ad Artnet News il portavoce di Christie’s. E i leader della casa d'aste hanno “collaborato volontariamente con l'ufficio del procuratore distrettuale per diversi anni per risolvere completamente la questione”.
In una dichiarazione, il portavoce della casa d’asta ha ringraziato i pubblici ministeri per: “aver completato questa meticolosa indagine nelle circostanze straordinarie dell'emergenza Covid-19” e “consegnando milioni di dollari di entrate estremamente necessarie alla città di New York”. Ha aggiunto: “Indagini condivise e proattive come questa ... hanno fatto notare alle multinazionali di tutto il mondo che il privilegio di fare affari a Manhattan comporta l'obbligo di rispettare le nostre leggi fiscali, commerciali e penali”. Secondo la DA, l'accordo prende in considerazione la cooperazione di Christie’s con le indagini e la sua adozione di nuove misure per conformarsi più attentamente alla normativa fiscale di New York in futuro.

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