la successione di draghi

Christine Lagarde, l’avvocato d’affari dal Fmi alla Bce

Il direttore dell’Fmi non è un’esperta di politica monetaria, ma ha saputo gestire crisi economiche importanti, da quella greca a quella Argentina, e vanta un’importante rete di conoscenze e rapporti internazionali


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3' di lettura

Sarebbe stato bello entrare nei pensieri di Christine Lagarde, quando al G20 di Osaka la figlia di Donald Trump, Ivanka, ha fatto irruzione nel colloquio che il direttore dell’Fmi stava avendo con il presidente francese Emmanuel Macron e altri. Il video ha fatto il giro del mondo, in particolare l’espressione di sufficienza (e fastidio) che la francese appena nominata dal Consiglio europeo presidente della Bce in sostituzione di Mario Draghi ha riservato alla giovane americana. In quello sguardo si misura la distanza tra due culture e due competenze. Eppure Christine Lagarde gli Stati Uniti li conosce bene avendoci vissuto e lavorato per anni come avvocato d’affari, dal 1999 addirittura come presidente del consiglio d’Amministrazione della law firm di Chicago Backer & McKenzie.

Nata nel 1956 a Parigi, laureata in legge, è stata la prima donna ad essere nominata, nel 2011, direttore del Fondo monetario internazionale in sostituzione di Dominique Strauss Kahn, travolto da un clamoroso scandalo sessuale. Del resto la poltrona Fmi, dalla nascita dell’istituzione internazionale, è stata spesso una prerogativa francese, da Jacques de Larosière a Michel Camdsessus fino, appunto, a Strauss-Kahn e Lagarde.
Il suo nome alla guida della Bce è sorprendente fino a un certo punto.

Non avrà certo competenze di politica monetaria, ma negli anni al Fondo ha sviluppato una notevole capacità nella gestione delle crisi: il salvataggio della Grecia, almeno nei due primi piani di bailout in particolare, e più recentemente con il più consistente pacchetto d’aiuti mai offerto a un Paese, quello all’Argentina, da 57 miliardi di dollari. Elegante, ex campionessa nazionale di nuoto sincronizzato, fa parte della famiglia politica dei neogollisti ed è stata ministro con il presidente Jacques Chirac (Commercio Estero) e con il presidente Nicolas Sarkozy (prima, brevemente, all’Agricoltura, poi all’Economia). Alla guida di Bercy, grande sede dei ministeri economici di Francia, è stata una dei ministri più longevi e già lì si è mostrata capace di tessere una serie di rapporti con i colleghi degli altri Paesi europei, del G7 e del G20.

È un personaggio di indubbio calibro internazionale e chi difende la sua candidatura alla guida della Banca centrale europea non è particolarmente preoccupato dalla dimensione politica delle sua eventuale nomina: in Bce ci sono già grandi tecnici in grado di impostare programmi come il Qe o le aste di liquidità straordinaria alle banche, come le TLTRO, e in proposito si fanno i nomi del nuovo capoeconomista, Philip Lane, e di Massimo Rostagno, direttore generale della politica monetaria. Compito di Christine Lagarde sarebbe quello di costruire il consenso attorno alle misure della Bce, ordinarie e straordinarie. Fare in modo che la cassetta degli attrezzi ereditata da Mario Draghi, ampliata e potenziata rispetto a quella di Jean-Claude Trichet, possa essere utilizzata pienamente e rapidamente in caso di peggioramento delle condizioni macroeconomiche o del rischio di crisi sistemica in uno o più Paesi dell’Eurozona.
Unica ombra nel suo curriculum il processo che l’ha vista coinvolta non per responsabilità diretta, ma per “negligenza” nell’affare Tapie. Una vicenda complicatissima dove l’uomo d’affari ed ex ministro Bernard Tapie ricevette dallo Stato francese un indennizzo di 404 milioni di euro in seguito a una decisione arbitrale. Fu la stessa Lagarde, allora ministro dell’Economia, a riferire a una corte arbitrale il caso che vedeva opposto Tapie al governo per la vendita forzata di Adidas al Credit Lyonnais, ai tempi controllato dal Tesoro.

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