Mercato e Industria

“Ci sono 400 milioni di pneumatici di troppo. Il futuro? La ruota connessa”

di Alberto Magnani


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(Marka)

2' di lettura

Montreal (Canada) - «Ogni anno ci sono almeno 400 milioni di pneumatici rimossi inutilmente. Il futuro è nelle ruote connesse anche per questo». Jean-Dominique Senard, l'amministratore delegato di Michelin, ha le idee abbastanza chiare su quale debba essere l'evoluzione strategica del settore: gomme “intelligenti”, capaci di dialogare con il sistema dell'auto e il suo conducente. Al Movin'on, l'evento sulla mobilità green in corso fino a oggi a Montreal, uno fra i temi che hanno dominato la scena è quello caro ai padroni di casa: la sostenibilità delle gomme, intesa come maggiore resistenza del prodotto, impiego di materiali ecologici e connessione della gomma, per estrarre dati e verificarne in tempo reale le condizioni. In pratica la scheda tecnica di Vision, il concept di una ruota senza aria e collegata al cloud presentata proprio a Montreal da Michelin lo scorso anno. L'azienda ha ribadito nel giorno di esordio dell'evento che il suo obiettivo è arrivare entro il 2048 a pneumatici riciclabili al 100%. Buona parte della sfida converge con quella di un potenziamento tecnologico delle ruote: più monitoraggio della gomma si traduce in meno sprechi, almeno secondo gli obiettivi di fondo della tecnologia.

Cosa vuol dire pneumatico connesso e perché ridurrebbe gli sprechi
Gli pneumatici connessi non sono un prodotto avveniristico. Il brevetto di Vision è proiettato sul futuro, ma Michelin ha già lanciato da tempo le sue “gomme intelligenti” in buona compagnia di Bridgestone (Tirematics), Pirelli (è arrivato l'anno scorso Pirelli Connesso, un sistema che monitora via app le condizioni della ruota) e altri concorrenti. A grandi linee si parla di gomme che montano al proprio interno un sensore, a sua volta collegato a un dispositivo sulla vettura. Come una qualsiasi soluzione di internet of things, l'internet che entra negli oggetti per estrarne informazioni utili. Ora, però, la connettività si sposa con le ambizioni di un uso più consapevole del prodotto, anche per evitare il surplus di (milioni) di gomme e ridimensionarne l'impatto ambientale. L'aspetto presenta qualche vantaggio per i consumatori, oltre a offrire un'opportunità di riconversione dell'industria in uno scenario dominato dalle auto connesse e da un interesse sempre più spostato sull'equipaggiamento tecnologico delle vetture.

Del resto il problema esiste anche sul versante del “solo” impatto ambientale. Secondo il World Business Council for Sustainable Development, un organismo che si occupa di sviluppo sostenibile, ogni anno vengono generati un miliardo di pneumatici a fine vita. Un cumulo di 25 tonnellate riciclato, per ora, solo al suo 50%. Le ruote smart consentono di evitare cambi prematuri, oltre a fornire una visuale interna su quali sono gli eventuali elementi da correggere. Resta da capire quanto si debba aspettare per vedere un pneumatico come Vision sotto ai nostri piedi. «Stiamo lavorando su tecnologie che conosciamo – ha detto Senard – Non sono fantasie. E finora i risultati che abbiamo visto sono buoni».

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