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Ci sono le imprese, non i terreni: scoppia l’area industriale di Bari

Annunciato a ottobre il varo di Invest Bari-One stop shop per facilitare i processi di attrazione degli investimenti e nel capoluogo pugliese ma mancano i siti liberi dove far insediare le imprese

di Vincenzo Rutigliano

Sviluppo. L'area industriale di Bari

3' di lettura

A fine ottobre l’annuncio con il varo di “Invest Bari - One stop shop” per facilitare i processi di attrazione degli investimenti e di insediamento nel capoluogo regionale. Ma c’è un ma: la zona industriale nella quale insediare le imprese che si rivolgeranno a Invest Bari e che vorranno insediarsi (e ce ne sono già) “scoppia”. Non ci sono aree libere nella zona industriale di Bari-Modugno tra le più grandi d’Italia: estesa 1.650 ettari, 150 dei quali tra strade, rotatorie , aree di scambio, due parchi urbani. Il rischio, come ammette lo stesso vice sindaco di Bari, Eugenio Di Sciascio, «è di alimentare con lo sportello Invest una aspettativa che non puoi soddisfare. Serve allora allargare subito le superfici per nuovi insediamenti». Dal consorzio Asi la conferma sulla carenza di spazi. «Sono rimasti 2.000 metri quadrati disponibili e qualche pezzettino», dicono al consorzio e anche gli 80 ettari della vicina cittadina di Bitritto, cui si guarda per soddisfare questa fame di spazi, non saranno disponibili prima di alcuni mesi, se va bene non prima di giugno 2023, e solo per la parte infrastrutturata.

Ogni modifica della perimetrazione originaria dei consorzi richiede infatti, secondo la legge regionale in materia, la conformità al piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). Poi la legge Del Rio ha richiesto linee guida della Regione per varare il piano generale del territorio metropolitano, modificativo del Ptcp. Che la Puglia non ha. E allora per superare l’impasse la soluzione è in una norma, valevole per tutti i comuni della provincia, dunque non solo per Bitritto, grazie alla quale l’Asi possa modificare il suo piano di sviluppo. Il provvedimento consortile dovrebbe andare al Consiglio Metropolitano entro fine anno e nei primi mesi del 2023 la Città metropolitana dovrebbe dare il suo parere all’allargamento del perimetro. Bitritto non aspetta altro. Ha deliberato nel 2021 il ritorno nel consorzio, i suoli – per il 90% privati – sono tipizzati, ma l’area è infrastrutturata per il 20% del totale. «Noi abbiamo fatto la nostra parte – spiega il sindaco,Giuseppe Giulitto –. Ora tocca alla Città metropolitana. Fatta la modifica le aree verrebbero espropriate dall’Asi o i privati investirebbero nelle loro. Alcuni grossi investimenti sono già in lista di attesa, anche nel terziario avanzato». Ma quando arriveranno, avverte Mariani, « anche le nuove superfici, al ritmo attuale di richieste, andranno esaurite in 12-18 mesi». Il consorzio, negli ultimi mesi, ha deliberato oltre 40 assegnazioni di spazi per nuovi insediamenti che verranno realizzati entro il 2024, un dinamismo che fa dire a Mariani che «a Bari non c’è crisi, c’è anzi fermento con richieste italiane ed estere». Come quello annunciato dalla Cromwell Property Group che realizzerà capannoni per 50.000 metri quadrati destinati a logistica altamente tecnologizzata, robot, magazzini just in time, nell’area ex-Ilca estesa quasi 10 ettari.

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Altre aree come la ex Manifattura Tabacchi (quasi 20 ettari di proprietà di un fondo che potrebbe cederlo ad una cordata di imprenditori pugliesi), la ex Alco Palmera, le Officine Calabresi, vecchi insediamenti e stabilimenti per quasi 100 ettari che avranno nuova vita dopo essere stati, in gran parte, compresi nei 141 che, nell’Asi, sono area Zes. Dei 40 ettari di questi di sua proprietà, l’Asi ne ha assegnati 31 ma con gli ultimi 9 ettari ogni disponibilità andrà esaurita. Le istruttorie sui 31 ettari sono in corso e in un caso è arrivata già anche l’autorizzazione rilasciata dallo sportello unico digitale a firma del commissario Zes, Manlio Guadagnolo.La riqualificazione di ex-aree a suo tempo concesse e le nuove di Bitritto potrebbero non bastare, tanto che si guarda pure a Bitonto, ma non basta allargarsi. Da qui l’idea di un fondo di rotazione sia per Bari che eventualmente per altre Asi: «Quando si rendono disponibili aree o superfici, l’Asi –dice Di Sciascio – acquista e rivende a eventuali potenziali imprenditori interessati a prezzi calmierati».

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