Al Macfrut

Cia Agricoltori Italiani: più investimenti per prevenire i danni del maltempo

Serve ridurre i danni di almeno il 40% attraverso azioni specifiche: dalle reti antigrandine alla cosiddetta meccanica del clima. Assicurazioni e risarcimenti non bastano

di Silvia Marzialetti

(AdobeStock)

2' di lettura

Ridurre l'effetto delle calamità naturali di almeno il 40 per cento: solo così - a fronte di una natura che impazza, di una crisi economica che morde e di pressioni commerciali che stritolano il settore – si può pensare di sostenere la ripresa dell’ortofrutta. Lo chiede Cia (la Confederazione italiana agricoltori) dal palco di Macfrut – la fiera della filiera ortofrutticola, in corso a Rimini fino al 9 settembre – rivolgendosi a Governo, Università e “strizzando l’occhio” ai 500 milioni offerti dal Pnrr per l’innovazione.

Come rivelato dagli ultimi dati del Cso, le gelate tardive del 2021 hanno messo in ginocchio il settore, procurando più di un miliardo di euro di danni al solo comparto della frutta estiva e primaverile. Le perdite calcolate su pere, kiwi e frutta in guscio (in particolare nocciole), ammontano invece al 70%.

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«Gestire l'emergenza è di fatto ormai anacronistico – sostiene Cia – come lo è pensare che le aziende possano contare solo sul sistema assicurativo con costi di accesso crescenti, o confidare nel Fondo di Solidarietà nazionale, che va assolutamente ripensato». E prosegue: «Un sistema di indennizzi snello e una buona copertura assicurativa, sono indiscutibilmente necessari per far fronte, a posteriori, ai danni che l'ortofrutta italiana subisce per effetto delle calamità, ma l'incidenza dilagante dei cambiamenti climatici impone un nuovo obbligo: la messa in sicurezza preventiva».

Il presidente nazionale di Cia, Dino Scanavino, sintetizza tutto in un concetto chiave: «I produttori ortofrutticoli non possono lavorare per essere risarciti».L’appello per atenei e centri di ricerca è accorato: l’attenzione – ribadisce la confederazione – deve essere spostata su tecnologie specifiche, siano esse tradizionali o innovative: dalle reti antigrandine, a una mitigazione indotta, cosiddetta “meccanica” del clima sui campi, che sia il più possibile automatizzata.

Al momento la Regione capofila degli investimenti in questo campo è l'Emilia-Romagna, con oltre 20 milioni stanziati e una forbice importante rispetto al resto della Penisola. «Quello che manca – ribadisce Cia – è un cambio d'approccio a livello di sistema. Dobbiamo attrarre meccanica e automazione agricola, settori già avanti anche nella sensoristica e nella consulenza abbinata e rendere le tecnologie economicamente accessibili alle imprese».

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