ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL FUTURO DELL’AUDIOVISIVO

Ciak, in Italia si gira di nuovo ma i cinema sono in affanno

Dopo la frenata del 2020 i produttori internazionali tornano in Italia: 400-500 milioni gli investimenti attesi nel 2021. Pesa l’incertezza sulle sale

di Eugenio Bruno e Antonello Cherchi

Con Covid crollano consumi culturali, boom streaming

3' di lettura

Da una parte c’è Tom Cruise che sfreccia lungo i Fori imperiali in una delle sequenze italiane del settimo Mission Impossible. Dall’altra Silvano Agosti che sul web annuncia la chiusura, dopo 37 anni, della sua storica sala d’essai romana, l’Azzurro Scipioni. Queste due instantanee, proiettate in successione, racchiudono forse meglio di altre lo stato di salute della “settima arte” in Italia ai tempi del Covid-19. Una sequenza in bianco e nero dal contrasto molto forte tra il “chiaro” delle produzioni internazionali, che riprendono a scommettere sul nostro Paese e lo “scuro” dei cinema, che ancora non sanno se e quando potranno riaprire.

Produzioni internazionali in ripresa

Dopo lo stop forzato della scorsa primavera le grandi produzioni internazionali sono tornate a girare da noi. Tra agosto e dicembre 2020 ne sono state realizzate circa 20, di varie dimensioni: alle più prestigiose (e Mission Impossible n.7 è una di questa), con budget medi tra i 25 e i 35 milioni di euro, se ne sommano altre minori degne di nota perché seconde o terze stagioni di serie tv diffuse anche oltreconfine e perché realizzate da importanti broadcaster internazionali.

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GLI AIUTI MESSI IN CAMPO
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Ad aiutarci con i numeri è Gian Marco Committeri, socio dello Studio Alonzo Committeri & Partners e partner di Smart Consulting. Nel quantificare in 100 milioni gli investimenti esteri nel nostro Paese nel 2020, spiega che «per il 2021 si attende una significativa ripresa delle produzioni cinematografiche e audiovisive con investimenti che si possono stimare in 400-500 milioni di euro sul territorio nazionale a conferma del fatto che il nostro Paese è ormai una location molto attraente, anche per i grandi produttori internazionali».

«Se siamo attrattivi - aggiunge - non è solo per le capacità delle maestranze e le bellezze paesaggistiche ma anche per gli incentivi fiscali. Tanto più che si tratta di crediti d’imposta che generano investimenti incrementali creando occupazione e, quindi, redditi che sono in grado di compensare le minori entrate fiscali con un saldo netto che per l’Erario non è mai negativo». Tra gli strumenti anti-crisi dei mesi scorsi - riassunti qui accanto - spicca proprio l’aumento del tax credit dal 30 al 40% per le produzioni esecutive estere.

Sale cinematografiche: riapertura a rischio

L’altra faccia dalla medaglia è il futuro incerto delle sale cinematografiche, tra film che hanno rinviato l’uscita di oltre un anno per aspettare il ritorno del pubblico (come l’ultimo 007 No Time to die girato in parte da noi) e produttori che hanno optato per le piattaforme. In un contesto internazionale che vede lo streaming conquistare continue fette di mercato. Il punto è che i 140 milioni circa di ristori stanziati fin qui per il settore (inclusi i 25 dell’ultimo decreto di gennaio) potrebbero non bastare.

Anche perché il calo al botteghino per il 2020 è stimato tra il 70 e l’80% di biglietti venduti, con punte altissime nei periodi strategici della stagione, ad esempio il Natale. Una volta arrivato l’ok alla riapertura - con i governatori che si starebbero orientando su marzo ma la soluzione andà trovata con il ministro (confermato) alla Cultura, Dario Franceschini - bisognerà capire quante sale saranno in grado di farlo e come reagirà il pubblico.

Come evidenzia Federico Giuseppini, managing director e partner di Smart Consulting, «la pandemia ha inciso sulle abitudini dei consumatori accelerando un processo di trasformazione a favore della distribuzione delle opere sulle piattaforme digitali». Pur immaginando che i cinema, quando sarà possibile riaprirli manterranno comunque un ruolo fondamentale perché la fruizione dei film in sala mantiene un appeal e un valore socio-culturale indiscutibile», dovranno ugualmente «essere trovati i giusti equilibri tra le nuove forme di fruizione e i produttori di contenuti.

Per lui, «la presenza delle piattaforme è centrale per la valorizzazione e l’accesso ai mercati internazionali del prodotto italiano, ma comporta anche una maggiore competizione perché il fruitore finale ha accesso a una moltitudine di opere inimmaginabile solo alcuni anni fa». Insomma una sfida nella sfida.

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