startup crescono

Cibi sani personalizzati a domicilio, NutriBees raddoppia il fatturato

Attenzione al mercato business con l’obiettivo di crescere all’estero

di Gianni Rusconi

Nutribees punta anche su chi vuole mangiare sano in smartworking

3' di lettura

È nata con capitali privati tre anni fa, quando la parabola ascendente delle startup del foodtech era ancora agli inizi. A metà dell'anno passato una grande azienda del settore della ristorazione collettiva ha deciso di investirvi, entrando in società come azionista di minoranza. Oggi spedisce circa 7mila piatti a settimana in tutta Italia (principalmente al Centro-Nord e a Roma): numeri importanti, che confermano come i servizi di delivery dei pasti a domicilio siano un fenomeno consolidato e non una moda passeggera legata al periodo di restrizioni contingente.

Il modello di NutriBees, come spiega al Sole24ore uno dei co-founder della società, Giovanni Menozzi, è simile a quello della newyorchese Freshly (acquisita circa un mese fa da Nestlè per oltre un miliardo di dollari) ed è per l’appunto quello della preparazione e della consegna di pasti pronti e sani.«La nostra missione – dice convinto – è rendere più facile un modo di mangiare equilibrato, bilanciato e basato su ingredienti freschi e di qualità».

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Per raggiungere questo obiettivo, la startup milanese ha lanciato nel 2017 un servizio di “healthy food delivery” per portare in modo capillare in tutta la Penisola piatti unici e gourmet personalizzati. La peculiarità di questo servizio, infatti, è il test nutrizionale online gratuito che attraverso poche e semplici domande suggerisce il menu in funzione dei gusti, delle intolleranze e delle abitudini alimentari di ogni singolo cliente. La scelta del numero di piatti da ordinare, fra i 40 piatti mediamente disponibili ogni settimana, è ovviamente libera mentre le consegne sono organizzate, sempre su base settimanale, con appositi box refrigerati in atmosfera modificata che permettono di conservare i cibi in frigorifero come appena cucinati fino a 15/20 giorni.

Affibbiare a NutriBees l’etichetta di dark kitchen o digital canteen rischia però di essere improprio, anche per una questione di tatto. «Non ci piace molto abusare di questi termini a sproposito come spesso avviene, a livello mediatico, da parte di altre realtà – precisa in modo netto Menozzi – siamo semplicemente una piattaforma che vuole offrire alle persone, e nello specifico a un target composto da lavoratori single o coppie tra i 30 e i 50 anni, la possibilità di mangiare bene e sano pur avendo poco tempo per prendersi cura della propria alimentazione e del proprio benessere».

Da qui l'idea di puntare su un modello scalabile e flessibile che, per la preparazione dei pasti e la garanzia di un elevato livello di personalizzazione del servizio, si appoggia a diversi partner, fra laboratori e cucine, distribuiti sul territorio. Non sono infatti esclusi nuovi inserimenti in futuro, anche in vista della prevista espansione di NutriBees in alcuni mercati esteri nei prossimi anni, ed è invece già una realtà il servizio di delivery per la clientela professionale.

«Il segmento business/uffici è per noi molto rilevante, specialmente in questo periodo di smart working», assicura ancora Menozzi, confermando come in questo solco vanno le collaborazioni in essere da tempo con Edenred e Gruppo Pellegrini e quella stretta di recente con Up Day, azienda che opera nel campo dei servizi di welfare aziendale, per la consegna di piatti pronti a domicilio ordinati online, direttamente dai dipendenti, utilizzando buoni pasto elettronici.

Quanto al giro d'affari, le prospettive per l'anno che sta per finire sono, a detta dei diretti interessati, molto positive. «Nel 2020 andremo più che a raddoppiare il giro di affari dell'anno passato superando i 2 milioni di euro di fatturato e per il 2021, considerando gli ulteriori sviluppi dell'attività già pianificati, contiamo di proseguire il trend arrivando ad oltrepassare i 4 milioni».

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