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Cibo e vino, traino per il turismo il Italia ma basta menù a prezzo fisso

Per il 53% dei viaggiatori nel mondo, (l’85% cinesi)  vivere una esperienza enogastronomica è il motivo che li spinge a scegliere una meta

di Luisanna Benfatto


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(AdobeStock)

4' di lettura

L’appetito dei turisti stranieri per la food experience aumenta di anno in anno sul nostro territorio con exploit crescenti: +141% nel 2018 rispetto all’anno precedente secondo i dati raccolti da Tripadvisor contenuti nel quarto Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2020 presentato a Milano.

Per il 53% dei turisti nel mondo (di un panel che comprende Francia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti d’America, Messico e Cina) vivere una esperienza enogastronomica è il motivo primario per intraprendere un viaggio e il valore aumenta considerevolmente per quelli cinesi (85%) e i messicani (71%). I millennials guidano invece questo trend tra le generazioni tallonati dai giovani della generazione Z che viaggiano spesso e mostrano un alto interesse per il cibo.

Le nostre eccellenze e il confronto con i competitor
«L’Italia può contare diversi primati nei confronti dei competitor europei anche se c’è ancora lavoro da fare per migliorare le informazioni sull’offerta di pacchetti turistici enogastronomici (online e offline soprattutto a livello nazionale)e la possibilità di prenotarli facilmente», racconta Roberta Garibaldi illustrando le 700 pagine del rapporto, uno sulla domanda e l’altro sull’offerta, che vede la collaborazione della World Food Travel Association, l’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e diversi partner (UniCredit, PromoTurismo Fvg, Enit, Federculture, Ismea, Fondazione Qualivita, Touring Club Italiano, TripAdvisor, Semrush, Travel Appeal) .

Siamo infatti ai vertici in 7 degli indicatori considerati nella ricerca: produzioni di eccellenza (825 contro le 687 francesi), aziende vitivinicole e aziende olearie (davanti alla Spagna), numero delle imprese di ristorazione (sempre davanti alla Spagna), beni e Città Creative Unesco legate all'enogastronomia (8 contro le 5 della Francia). La Francia è al primo posto per numero di ristoranti stellati (610 contro i 374 dell'Italia) e la Gran Bretagna ha il primato dei micro-birrifici, davanti alla Francia, mentre l'Italia è in questo casa quarta. La Francia negli ultimi tre anni ha registrato il maggiore incremento di prodotti agroalimentari a indicazione geografica e di micro-birrifici e la Spagna di vini a indicazione geografica e imprese di ristorazione, ma l'Italia mantiene il primato per la crescita di aziende viticole e olivicole, dimostrando quindi un buon dinamismo nonostante la crisi. Ci sono però temi emergenti che sarebbe opportuno valorizzare, aggiunge Garibaldi: «I food truck – cibo di strada – (sono tra le esperienze più vissute e più ricercate sul web), i ristoranti e i bar storici e le dimore storiche sede di aziende di produzione agroalimentare, le visite ai produttori extra vino, e infine i corsi di cucina».

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Pizza asset da sfruttare
Gorgonzola e pizza sono i prodotti italiani ad Indicazione Geografica più ricercati sul web tra il 2017 e il 2019 mentre tra i trend topic (intercettati da Semrush) negli ultimi 2 mesi per gli utenti di Usa, Cina, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito compaiono anche arancini, ossobuco, Parmigiano Reggiano e Pecorino romano. «La pizza- aggiunge Garibaldi-, è un asset tricolore che, dopo il rinoscimento Unesco, andrebbe ulteriormente potenziato ad esempio con un museo dedicato o con esperienze diversificate. Un nostro cliente, titolare di un hotel, ha deciso di inserirlo nel menù del ristorante che offriva solo piatti internazionali e ha incrementato le presenze del 30%».

Più esperienze nelle cantine
La visita alle cantine interessano sempre, ma l’offerta deve evolvere verso una segmentazione e un posizionamento diverso. Aggiungendo una partecipazione più attiva dei turisti con forme di intrattenimento più coinvolgenti rispetto al percorso sterile tra i filari accompagnato dal racconto montono dell’esperto. Alcuni esempi? Roberta Garibaldi cita la cantina Montgras in Cile che propone ai visitatori quiz e la spillatura di sidro e vino dalle botti. La cantina Marqués De Riscal in Spagna invece apre alla comunità locale proponendo la mappa dei percorsi da fare nei territori limitrofi. Veuve Cliquot, in Francia, offre un ampio ventaglio di proposte che arricchiscono l’esperienza che vanno dal la creazione di un ricordo personalizzato per ogni turista (la confezione della bottiglia di champagne con la città di provenienza e la distanza da Reims) alla gamification (un semplice calcio balilla brandizzato) ma anche cacce al tesoro, esibizioni artistiche ecc..

Meno menù a prezzo fisso e più fantasia
Per aumentare l’attrattività delle nostre risorse manca dunque quello sforzo in più per integrare l’eccellenza riconosciuta della nostra offerta enogastronomica, (l’87% dei tour operator stranieri ne dà un giudizio positivo) nei luoghi classici, ma anche nei rinnovati mercati in città, veri e propri hub del cibo molto apprezzati, con nuove e sempre diverse attività culturali e ludiche. «Per farlo – aggiunge Garibaldi – servono incentivi alla digitalizzazione, personale più preparato con una formazione adeguata da hospitality manager, bandi per il rilancio dei mercati. Una spinta comunque può venire da piccole pratiche: abbandoniamo i menù fissi che hanno un bassissimo appeal tra gli stranieri e non rendono giustizia ai nostri piatti» .

Per approfondire
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    Luisanna BenfattoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: francese, portoghese, inglese

    Argomenti: food, travel, lifestyle, startup, tecnologia, social media, digital e data jounalism

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