TREND CONSUMI

Cibo locale e più salutare, così cambia il carrello della spesa dei consumatori italiani

Uno studio internazionale Sial fotografa il diverso approccio alll’alimentazione nei principali mercati occidentali. In Italia negli ultimi due anni 62 italiani su 100 hanno cambiato le loro abitudini d’acquisto privilegiando prodotti naturali, healthy e vegetali

di Manuela Soressi

(Michael Traitov - stock.adobe.com)

4' di lettura

Naturali, medicali e vegetali: è la triade di valori che ha caratterizzato i nuovi prodotti lanciati in Italia l'anno scorso. Queste tre caratteristiche hanno guidato l'innovazione nel nostro Paese molto più che nel resto del mondo, delineando il gap tra le preferenze dei consumatori italiani e quelli degli altri paesi europei. A dirlo è Sial Insights, uno studio internazionale commissionato dal salone francese Sial e che racconta come sta cambiando l'approccio al cibo nei principali mercati occidentali.

Questo rapporto individua tendenze internazionali comuni ma, soprattutto, individua le peculiarità di ogni Paese, partendo proprio da preferenze, esigenze e scelte prese dai consumatori. Per l'Italia esce uno scenario in forte evoluzione, a partire dal primo dato di fondo: negli ultimi due anni 62 italiani su 100 hanno cambiato le loro abitudini di consumo. Una percentuale elevata ma comunque inferiore a quella degli altri principali paesi europei, tra cui spicca la Francia con il 75% di abitanti che dichiarano di aver approccio al cibo nel corso dell'ultimo biennio.

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Ma com'è cambiato il rapporto tra italiani e cibo?

In tre casi su quattro i nostri connazionali hanno adottato un'alimentazione più sana (ad esempio riducendo i consumi di carne) e su questo fronte ci battono solo gli spagnoli (83%) mentre per tedeschi, inglesi e francesi questo tema è meno rilevante. L'Italia si mostra, invece, il paese che dà più valore al territorio: il 65% dei consumatori ha dichiarato di aver acquistato più cibo locale/regionale, quasi in linea con quanto accaduto in Francia (64%) e Spagna (63%) ma ben distanti dal 29% della Gran Bretagna. Il terzo grande asse di cambiamento in Italia è stato l'attenzione alla composizione degli alimenti : il 45% dei consumatori ammette di aver prestato più attenzione alla lista degli ingredienti, preferendo comprare quelli privi di coloranti o conservanti o scegliendo il biologico. Un comportamento che ci accomuna ai francesi, che è massimo tra gli spagnoli (56%) e che risulta, invece, meno diffuso tra tedeschi (36%) e inglesi (33%).

Quanto all'attenzione all'impatto ambientale dei prodotti alimentari (in particolare per quanto riguarda i pack leggeri o riciclabili) negli ultimi due è cresciuta per il 40% degli italiani, secondi dietro gli storici ecologistici tedeschi (44%) e a ben dieci punti di distanza dagli inglesi.Dunque, molti più alimenti salutisti, più prodotti locali/regionali e più tempo dedicato all'analisi della lista degli ingredienti e alla valutazione della sostenibilità di quel che si compra e si porta in tavola. Così è evoluta la lista della spesa negli ultimi 24 mesi. Quel che spicca è che quasi metà degli italiani che hanno cambiato il loro approccio al cibo lo ha fatto in modo radicale sulla spinta di temi “alti”, come l'etica lungo la filiera (con il 47% degli italiani che dichiara di preferire i prodotti del commercio equo), l'attenzione alla sostenibilità e alla naturalità (ad esempio, boicottando alcuni ingredienti o brand). Morale: per il 73% degli italiani scegliere cosa comprare e mangiare è a tutti gli effetti un atto civile, che impatta sulle caratteristiche del mondo in cui si vuole vivere.

Come vedono i consumatori le azioni intraprese
dagli attori della filiera del food?

Nel 79% dei casi le ritengono positive perché improntate a migliorare la qualità alimentare, in particolare sui fronti della tracciabilità e della sicurezza alimentare. Ma molto resta ancora da fare, secondo i consumatori. Dove gli italiani si aspettano di più è sul fronte dell'equo compenso per agricoltori: il 92% ritiene che dovrebbero essere pagati meglio e, tra questi, il 44% crede che non sia stato fatto nessun sforzo per arrivare a quest'obiettivo. Secondo grande tema è la riduzione dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua: 91 italiani su 100 la ritengono prioritaria, e di essi il 39% pensa che quanto fatto sia molto insufficiente. Anche sul terzo fronte caldo, la tutela della biodiversità, indicato dal 90% dei consumatori, oltre un intervistato su tre è deluso dalla mancanza di azioni concrete da parte degli operatori della filiera alimentare. E per quanto riguarda l'innovazione proposta dalle aziende del food, hanno saputo intercettare i nuovi valori che guidano i consumatori di oggi?

L'analisi di Sial rivela che la maggior parte dei nuovi prodotti arrivati a scaffale nell'ultimo anno ha puntato sul piacere, proponendo sapori nuovi e abbinamenti insoliti, e assecondando il trend dominante a livello mondiale, anche se in Italia si esprime in modo più debole (43,8%, cinque punti in meno del valore globale). Un altro 42,7% dei nuovi lanci è stato rappresentato da alimenti salutistici: un dato decisamente più alto rispetto alla media mondiale (32,4%), grazie all'alto numero di nuovi prodotti vegani o ricchi di nutrienti ritenuti benefici, in particolare fibre e proteine. Nel paniere della spesa healthy in Italia l'innovazione è stata particolarmente sostenuta per i prodotti presentati come naturali (16,3% delle innovazioni contro il 15,0% mondiale), medicali (14,4% versus 8,7%) e vegetali (12,0% contro l'8,0% globale).

Quanto alle categorie più innovative in Italia dominano l'area del primo piatto (10,6%), seguita dagli snack, dalle bevande analcoliche, dai piatti pronti e da salse/condimenti. In Francia al primo posto per tasso d'innovazione ci sono le carni, in Germania e Gran Bretagna le bevande analcoliche, in Spagna i surgelati gourmet e in Russia i formaggi.

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