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Cibo mal conservato perchè troppo al caldo o al freddo? Lo svela l’etichetta smart

Non ha bisogno di batterie o sensori ed è in grado di segnalare il superamento di una soglia di temperatura e di memorizzare il dato

di Davide Madeddu

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(Alejandro Bascuas - stock.adobe.com)

Non ha bisogno di batterie o sensori ed è in grado di segnalare il superamento di una soglia di temperatura e di memorizzare il dato


2' di lettura

Un’etichetta intelligente per controllare la conservazione dei prodotti deperibili nel settore agroalimentare, medico e farmaceutico. Il tutto attraverso un indicatore della temperatura wireless (inserito proprio nell’etichetta) che non ha bisogno di batterie o sensori ed è in grado di segnalare con un semplice “si-no” il superamento di una soglia prestabilita di temperatura e di memorizzare il dato per visualizzarlo in un momento successivo.

A brevettarlo i ricercatori del Centro Enea di Portici nell’ambito del progetto più ampio (Smartags), «Il sistema da noi brevettato – spiega Riccardo Miscioscia, ricercatore del Laboratorio di Nanomateriali e Dispositivi – è caratterizzato da un basso costo di produzione e, diversamente da altri dispositivi tag passivi, cioè senza batteria, può rilevare l’evento termico anche quando non è in prossimità di un lettore, memorizzando le informazioni relative ad un picco di temperatura indesiderato nell'istante in cui si verifica».

Le etichetta diventeranno quindi quindi sempre più smart e preziosi indicatori - attraverso diversi sistemi - dello stato di conservazione del cibo: solo un mese fa, ad esempio, il centro ricerche Enea di Brindisi ha presentato “biopellicole intelligenti” che cambiano colore in caso di deterioramento del cibo e, insieme, ne prolungano la durata. Il tutto grazie agli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole, e grazie agli additivi naturali.

Tornando al brevetto del Centro Enea di Portici, l'indicatore, una sorta di termometro hi-tech, funziona con tecnologia RFID ad alta frequenza (Radio-Frequency Identification). L'impiego poi può variare dalla gestione della catena del freddo alla movimentazione di campioni biologici, oltre che nel campo della logistica di merci deperibili e in tutte le situazioni in cui diventa necessario monitorare e rilevare il superamento di una determinata temperatura.

«La sfida – prosegue ancora il ricercatore – ora è quella di integrare nelle etichette RFID uno o più sensori per garantire che le proprietà dell'oggetto tracciato non siano state alterate volontariamente o involontariamente da cause esterne».

Diversi gli impieghi futuri possibili: «Potremmo prevedere applicazioni nel settore del packaging alimentare ad esempio nei casi di “mancato freddo” in cui è necessario escludere l’avvenimento di un evento termico deleterio per i prodotti trasportati che per propria natura esibiscono criticità nella loro conservazione– argomenta ancora Miscioscia –. Gli effetti saranno principalmente due. In primo luogo, implementare un sistema di monitoraggio integrato nella catena di distribuzione dei prodotti che possa operare con un livello di dettaglio che può arrivare fino alla singola confezione alimentare rilevandone in maniera “automatizzabile” le condizioni di normale funzionamento e le probabili anomalie. In secondo luogo, rendere i consumatori e gli utenti finali sempre più partecipi e consapevoli riguardo la qualità e la sicurezza dei prodotti che acquistano».

Quanto ai costi: «Per i produttori di etichette saranno principalmente quelli per allestire una linea di produzione opportunamente modificata al fine di consentire la deposizione in condizioni controllate degli strati sensibili, l'applicazione degli strati di supporto e, infine, dei film di protezione».

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