la prova in linea

Ciclismo, Italia in seconda fascia al mondiale britannico

Quella italiana, rimane una scuola che sforna ancora ottimi meccanici, direttori sportivi e corridori di seconda fascia che finiscono a nelle potenti squadre del ciclismo globalizzato

di Dario Ceccarelli


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4' di lettura

Non tutto il mal vien per nuocere. L’unico aspetto positivo, di questa vigilia dei mondiali dei professionisti su strada, che si corre domenica 29 settembre ad Harrogate nello Yorkshire (285 km con arrivo in leggera salita), è che non siamo favoriti. E che quindi non saremo marcati stretti.

Tra gli azzurri di Davide Cassani (al suo sesto mondiale, miglior risultato un quarto posto nel 2017 con Trentin) nessuno parte con l’aureola del predestinato. Lo stesso Matteo Trentin, capitano della spedizione, è poco accreditato dagli scommettitori che lo danno a 20 in caso di vittoria. Per Sonny Colbrelli, eventuale alternativa a Trentin, soprattutto in caso di maltempo, si va addirittura a 50. Ma non bisogna stupirsi di tutto questo scetticismo nei nostri confronti: l’ultimo mondiale vinto dagli azzurri risale a 11 anni fa (Alessandro Ballan a Varese), quando il nostro ciclismo sembrava ancora una stella di riferimento per tutto il mondo a due ruote.

In realtà, quello fu il canto del cigno di un movimento che già perdeva colpi. Sia per motivi economici (la fuga degli sponsor, squadre sempre meno competitive rispetto a quelle delle multinazionali straniere) sia per la qualità media dei nostri corridori, spesso costretti a cercar fortune all’estero in ruoli di secondo piano o come gregari di lusso. Distratti dagli exploit di Vincenzo Nibali (assente al mondiale) e dalle promesse non mantenute di Fabio Aru, non ci siamo accorti che, anno dopo anno, siamo scesi sempre più in basso.

Quella italiana, rimane una buona scuola, certo. Una scuola che sforna ancora ottimi meccanici, direttori sportivi e corridori di seconda fascia che finiscono a nelle potenti squadre del ciclismo globalizzato. Gambe in fuga, ironizza qualcuno, per trovare meno gloria ma ingaggi migliori.

Per fare un confronto basta guardare proprio la Gran Bretagna, dove il ciclismo è diventato un boom di massa sia nella crescita delle strutture (velodromi e piste ciclabili) sia nel numero di tesserati, aumentati di dieci volte. Sviluppo che ha portato medaglie a pioggia alle Olimpiadi e ai successi del Team Sky nel ciclismo su strada e in particolare al Tour de France.

In Italia invece siamo andati indietro. Certo, abbiamo dei giovani interessanti che proprio a questi mondiali si sono messi in evidenza: il valtellinese Alessio Martinelli, 18 anni, ha conquistato giovedì un bell’argento nella prova in linea juniores. Anche Antonio Tiberi, vincitore della crono juniores, fa ben sperare. Per non parlare di Filippo Ganna, classe '96, bronzo nella cronometro di mercoledì e campione mondiale dell’inseguimento su pista, e Samuele Battistella, fresco vincitore della medaglia d’oro nella gara in linea Under 23 maschile. Tutti talenti che poi, però, in Italia non trovano sbocchi adeguati.

Davide Cassani si è trovato a fare il cittì in uno dei periodi peggiori della nostra storia. E da squadra da battere, faro degli appuntamenti iridati, siamo diventati dei comprimari. Sempre organizzati, sempre disciplinati, ma privi della punta di diamante che dà la stoccata quando bisogna arrivare al dunque. Talenti come Paolo Bettini, trionfatore nel 2006 e 2007, per intenderci. Gente che quando le cose si mettono male, ti inventa qualcosa e salva la spedizione. Erano i tempi di Franco Ballerini, l’indimenticabile citti che aveva raccolto l’eredità del mitico Alfredo Martini. Una scuola straordinaria che purtroppo, per l’evoluzione del ciclismo, non ha più potuto dare i risultati di un tempo.

La realtà è questa. Per questo non essere favoriti, come lo è ad esempio l’olandese Mathieu Van der Poel, 24 anni, può essere un vantaggio. Ti permette di giocare di sorpresa, di colpire in contropiede. Però bisogna essere umili, consapevoli dei propri limiti. Un po' come faceva l’indimenticabile Felice Gimondi, cui Cassani per ricordarlo si è ispirato. «Voglio una squadra d’assalto» dice il citti. «Una squadra umile, ma tosta. Consapevole dei propri limiti e della propria forza. Non abbiamo il bomber riconosciuto, ma tanti buoni mediani capaci di interdire e creare. I favoriti? Penso a Van der Poel per l’Olanda, Alaphilippe per la Francia. Anche il Belgio ha diverse carte da giocare come Evenepoel, Gilbert e Van Avermaet. Matthews è temibilissimo. Fuglsang va forte. Ma poi ci sono quei corridori che non ti aspetti e che si preparano perfettamente al mondiale».

Non abbiamo il bomber riconosciuto, ma tanti buoni mediani capaci di interdire e creare

Da non sottovalutare, dice ancora Cassani, le condizioni climatiche. «Pioverà. E sarà un aspetto determinante. I corridori non sono più abituati a queste distanze. Il percorso è tortuoso, ti consuma anche dal lato nervoso. Io chiedo ai miei ragazzi di essere intelligenti. Non si possono usare le radioline, ma loro non sono abituati a correre senza. Devono sapersi adattare, e farlo rapidamente».

Alberto Bettiol, vincitore a sorpresa dell'ultimo Giro delle Fiandre, sarà uno degli otto titolari. Non è al massimo della condizione, ma Cassani gli vuole dare una chance per qualche fuga da lontano o un attacco nel finale. «Gli altri big lo temono e questo ci può aiutare», spiega Cassani che punta anche su Diego Ulissi e Giovanni Moscon.

Dicevamo di Van der Poel. È l’uomo da battere, almeno alla carta. I bookmaker lo danno a 3.50. Un successo gli farebbe arricchire una bacheca già scintillante avendo già conquistato 4 medaglie, tra cui due ori, nella mountain-bike. Ultimamente ha dato spettacolo al Tour of Britain e al Primus Classic dove ha staccato campioni come Peter Sagan e Van Avermaet.

Certo, vincere il mondiale è un'altra cosa. Devi essere bravo, ma anche intelligente e fortunato. È un po' una lotteria come la Sanremo, che infatti ha una lunghezza simile. Devi essere bravo, ma anche lucido e spregiudicato. Per questo molti temono Peter Sagan, vincitore di tre mondiali consecutivi. Molto considerato, è anche il francese Julian Alaphilippe, grande protagonista al Giro di Francia. Meno gettonato è proprio l’attuale campione del mondo, Alejandro Valverde, terzo alla ultima Vuelta, vinta dallo sloveno Roglic. Ma bisogna stare attenti. Valverde è un vecchio marpione. Non ha nulla da perdere e ha una grandissima esperienza. Meglio non dimenticarlo.

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