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Cicloturismo, in Italia mercato da 31 milioni di presenze e 4 miliardi di euro

In crescita i cicloturisti «puri» e gli stranieri: i turisti a due ruote rappresentano il 4% del totale. Ma c’è spazio per crescere

di Marco Trabucchi

Epa

3' di lettura

Il cicloturismo si conferma un importante volano di sviluppo territoriale, un beneficio concreto per le piccole comunità rurali e dell'industria turistica in generale. Perché viaggiare in bicicletta non è soltanto un modo alternativo di concepire il turismo in maniera green e slow, ma è un meccanismo virtuoso che muove lo sviluppo territoriale con un impatto economico stimato di circa 338mila euro per km di ciclabile, grazie a nuove forme imprenditoriali e le opportunità di lavoro create dal comparto (guide cicloturistiche, noleggi e servizi dedicati).

Un incremento annuale inarrestabile confermato dal 3° Rapporto Nazionale sul Cicloturismo in Italia realizzato da Isnart per l'Osservatorio sull'Economia del Turismo delle Camere di Commercio in collaborazione con Legambiente. In base ai dati più recenti elaborati dal rapporto, per il 2022 è possibile stimare 31 milioni circa di presenze attribuibili ai cicloturisti, pari al 4% di quelle totali registrate in Italia fino a questo momento.

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Si tratta di dati parziali ma incoraggianti, perché indicano una ripresa anche di questo particolare segmento del turismo italiano, in cui non è secondario il contributo che offrono i flussi internazionali.

Un'opportunità per valorizzare il territorio che gli enti territoriali stanno sempre più prendendo in considerazione con progetti strutturati e infrastrutture dedicate. Come successo in Abruzzo, sulla costa dei Trabocchi, dove la costruzione dell'omonima ciclabile ha contribuito al rilancio delle località coinvolte, come conferma un'analisi locale condotta da Isnart durante la stagione estiva 2022: il 90% degli esercenti segnala la presenza di cicloturisti all'interno delle proprie strutture, «con il 64% delle strutture locali che si aspetta un'ulteriore crescita della clientela legata al cicloturismo», come dichiarato da Carlo Ricci, Direttore del Gal Costa dei Trabocchi.

Un impatto economico, quello generato dal fenomeno cicloturismo, tutt'altro che trascurabile: la spesa per consumi turistici nei luoghi di vacanza generata dai cicloturisti è stimata per il 2022 in quasi 4 miliardi e il 2022 ha segnato, in particolare, un progresso dei cosiddetti cicloturisti “puri”, ovvero quei turisti per i quali la bicicletta è una delle principali motivazioni di scelta della destinazione, con una stima per quest'anno di 8,5 milioni di presenze turistiche.

Inoltre, si osserva una maggiore domanda di vacanza attiva, in cui l'uso della bici ha un ruolo primario. Una tendenza su cui la pandemia ha agito da acceleratore stimolando la ricerca di destinazioni meno note e forme di turismo più sostenibili.

«Il cicloturismo è un fenomeno che va analizzato e compreso in una logica di complementarità – ha dichiarato Roberto Di Vincenzo, presidente di Isnart –. Infatti, persino il cicloturista “puro” non trascorre tutta la vacanza su due ruote ma si dedica a numerose attività per vivere il territorio a 360°.

Un turista che predilige il contatto con la natura, amante dell'enogastronomia e dell'artigianato locale, molto attento a quell'insieme di valori legati alla sostenibilità economica, sociale e ambientale che rappresentano un patrimonio del turismo italiano su cui è vincente puntare e investire».

E quello del cicloturismo è una passione che accomuna tutte le fasce di età, con i cicloturisti “puri” che appartengono per la maggioranza alla generazione dei Millennial (il 41%) e alla Generazione X (il 30%), collocandosi nella fascia che va dai 26 ai 57 anni. Percentuali inferiori si registrano tra i giovanissimi (il 10% appartiene alla Generazione Z) e, ovviamente, tra i più̀ anziani (i baby boomers sono il 16%). Una tipologia di clienti molto ricercata, che per l'industria della ricettività turistica, rileva Isnart, è oro, essendo istruita (l'84% ha almeno il diploma), occupata (il 77%) e con una buona situazione economica, quindi una buona propensione alla spesa.

Per il viaggio, un cicloturista “puro” italiano spende in media 95 euro, mentre un cicloturista straniero arriva a spenderne 215. Per l'alloggio l'italiano spende in media 48 euro al giorno contro i 59 di chi proviene dall'estero. A ciò si aggiungono le spese accessorie: 70 euro gli italiani e 68 gli stranieri.

«I dati presentati nel rapporto confermano che anche il nostro Paese è pienamente all'interno di quella rivoluzione gentile generata dalla crescita della bike economy – ha commentato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente –. L'Italia ha tutte le caratteristiche per fare tesoro di questo fenomeno, intercettare al meglio la tendenza in atto e tradurla in occasione di buona crescita soprattutto per le aree interne, luoghi che più di altri si prestano a offrire proposte di vacanze slow e di qualità».

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