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Cida, sale Cuzzilla al vertice: priorità alla governance

I punti chiave dell’agenda del nuovo presidente sono: pensioni, fisco, sanità, territori, politiche inclusive

di Claudio Tucci

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

«Le tre crisi, bellica, energetica e pandemica, che oggi frenano la ripresa e impattano su lavoro e consumi, che ci auguriamo di superare presto, offrono una grande opportunità a dirigenti e alte professionalità, spina dorsale del Paese, quella di essere architetti di una ricostruzione etica, morale, civile e culturale dell’Italia». Sono le prime parole di Stefano Cuzzilla, eletto ieri all’unanimità presidente di Cida, la rappresentanza sindacale per la dirigenza e le alte professionalità di tutti i settori socio produttivi, pubblici e privati, che vanta un network di 10 federazioni che rappresentano circa 1 milione di dirigenti (attraverso i Ccnl sottoscritti).

L’era Cuzzilla, già a capo di Federmanager e 4.Manager, l’associazione costituita da Federmanager e Confindustria, si apre con un impegno preciso: “spingere” la confederazione verso un nuovo modello di governance più funzionale e incisivo, per farla diventare «protagonista» del dibattito pubblico sulle decisioni che il governo intende assumere in campo economico e sociale. «Fisco, pensioni, sanità, rapporti con i territori, politiche inclusive e rappresentatività in ambito europeo: sono questi i punti cardine su cui lavoreremo - ha spiegato al Sole24Ore il neo presidente Cuzzilla -. Vogliamo che la nostra dirigenza, pubblica e privata, sia rappresentata nei tavoli su cui si determina il futuro dell’Italia, a partire dall’attuazione del Pnrr, alla cui realizzazione vogliamo fortemente contribuire. Siamo pronti a concretizzare, con le migliori competenze manageriali, il piano più ambizioso di riforme e investimenti per il rilancio del Paese».

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C’è poi un altro tema che deve essere rimesso al centro dell’azione di Cida e riguarda “la pressione fiscale” che, secondo il neo presidente, la classe dirigente è costretta a sopportare. «I nostri dirigenti - ha detto Cuzzilla - sono tra i pochi a pagare sempre le tasse e a pagarne troppe. Secondo i dati del Mef, solo il 4% dei contribuenti dichiara più di 70mila euro, versando il 29% del totale Irpef. Uno scenario surreale che evidenzia il dilagare dell’evasione fiscale e contributiva nel Paese. È inaccettabile che, di anno in anno, la pressione fiscale aumenti proprio nei confronti delle categorie già tartassate».

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