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Cassa integrazione Covid, dote da 5-7 miliardi per la proroga al 31 gennaio

Nel Dl ancora 10 settimane di cassa Covid, altre otto con la manovra. Per autonomi e partite Iva entro 5 milioni di ricavi l’ipotesi di un nuovo fondo perduto

di Marco Mobili e Claudio Tucci

Catalfo: blocco licenziamenti ha senso solo in caso di Cig Covid

Nel Dl ancora 10 settimane di cassa Covid, altre otto con la manovra. Per autonomi e partite Iva entro 5 milioni di ricavi l’ipotesi di un nuovo fondo perduto


3' di lettura

Nel decreto “Novembre” o “Risparmio” a cui stanno lavorando i tecnici in questi giorni, la dote per la nuova proroga fino al 31 gennaio della cassa integrazione d’emergenza e per gli indennizzi a fondo perduto oscilla, al momento, tra i 5 e i 7 miliardi. La ripartizione delle risorse tra i due capitoli “core” del provvedimento allo studio del governo non è ancora stata definita; molto dipenderà dal perimetro dei settori da “tutelare” in vista dell’acuirsi della crisi sanitaria e delle restrizioni imposte alle attività produttive che entreranno in vigore da oggi (si vedano pagina 2 e 3) per garantire il distanziamento sociale e contrastare così il diffondersi del Coronavirus.

Il pacchetto lavoro, secondo le ultimissime bozze del provvedimento, prevede un ulteriore finanziamento di 10 settimane della Cig Covid-19, che potranno essere utilizzate dalla imprese in forte difficoltà che stanno per esaurire le precedenti 18 settimane previste dal decreto agosto. Molte aziende, infatti, che hanno iniziato a fruire dell’ammortizzatore sociale a luglio vedranno scadere il sussidio tra la metà e la fine di novembre. Le nuove 10 settimane consentiranno quindi di arrivare al 31 gennaio. Con la manovra 2021 poi si aggiungeranno almeno altre 8 settimane, per arrivare così complessivamente a 18.

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Il governo è intenzionato a indicare un termine “ampio” per fruire delle nuove 10+8 settimane di cassa, fino cioè a giugno, ipotizzando un tiraggio, vale a dire un uso effettivo del sussidio, non consecutivo, ma all’occorrenza, in base alle specifiche difficoltà. Le nuove 10 settimane di cassa andranno a vantaggio dei settori e delle aziende maggiormente colpite dalla crisi sanitaria, in primis turismo, albergo, commercio, sulla base del calo di fatturato registrato, ricalcando insomma la procedura attualmente prevista dai precedenti provvedimenti del governo.

Il tema del nuovo allungamento della cassa integrazione d’emergenza è strettamente legato alla sorte del blocco dei licenziamenti, visto che le due misure dall’inizio della pandemia stanno viaggiando sostanzialmente allineate. Le bozze del decreto novembre ipotizzano un allungamento del divieto di recessi datoriali individuali e collettivi per motivi economici fino al 31 gennaio (legandolo alle nuove 10 settimane di Cig Covid-19). I sindacati però premono per spostare l’asticella più avanti, e per questo, da giorni, stanno sollecitando un faccia a faccia chiarificatore con il premier, Giuseppe Conte.

Le imprese sono contrarie a nuovi blocchi dei licenziamenti, perché frenano ristrutturazioni e nuove assunzioni; e sulla misura, sostengono diversi esperti, veleggiano seri rilievi di incostituzionalità. «I licenziamenti individuali non dovrebbero essere preclusi dalla Cig visto che hanno una motivazione che prescinde dagli ammortizzatori, ha sottolineato Arturo Maresca, ordinario di diritto del Lavoro all’università la Sapienza di Roma. Resta da capire se la cassa presa in una unità produttiva precluda licenziamenti in altre unità del tutto autonome e indipendenti anche territorialmente. È importante poi che si continuino a consentire le uscite di personale gestite con accordi aziendali».

Per i lavoratori autonomi e le partite Iva con volumi d’affari fino a 5 milioni di euro il Governo, invece, starebbe valutando l’ipotesi di assicurare un nuovo ristoro a fondo perduto. E fin da subito potendo contare sui 4 miliardi accantonati nella legge di bilancio per assicurare ulteriori interventi di sostegno nel 2021 per quelle attività in difficoltà che non potranno più accedere alla cassa integrazione in deroga. Intanto per questi ultimi mesi del 2020 si lavora a un fondo perduto sulla falsa riga di quello già utilizzato con il decreto Rilancio e che, come ha sottolineato il primo ministro Conte, ha garantito un ristoro in tempo immediato a 2,381 milioni di partite Iva. Per contenere la platea questa volta il parametro per ”misurare” i danni della crisi sarà calcolato sulle perdite maturate nell’intero semestre 2020 e non solo su quelle del mese di aprile 2020 rispetto al mese di aprile 2019. Sulla percentuale del “rosso” - nella prima edizione del fondo perduto era stata fissata in due terzi del fatturato o dei corrispettivi - la decisione resta vincolata alle risorse effettivamente disponibili.

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