aziende al tempo del covid

Cimmino (Carpisa-Yamamay): «Serve un piano di rilancio dell’industria e del retail»

Prosegue la serie di articoli-interviste su come manager e imprenditori stanno affrontando l'emergenza sanitaria ed economica e su quali scenari intravedono per il futuro a breve e medio termine

default onloading pic

Prosegue la serie di articoli-interviste su come manager e imprenditori stanno affrontando l'emergenza sanitaria ed economica e su quali scenari intravedono per il futuro a breve e medio termine


2' di lettura

La visione di Gianluigi Cimmino, ceo di Pianoforte Holding, che controlla i marchi Carpisa (valigeria e accessori da viaggio) e Yamamay (abbigliamento intimo e costumi da bagno).

Iniziamo dalla parte produttiva: avete chiesto una deroga – come previsto dai provvedimenti del Governo - o siete completamente fermi?
Purtroppo, a seguito del decreto di chiusura totale delle attività siamo completamente fermi, sia nella sede di Yamamay di Gallarate che in quella di Carpisa a Nola.

Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?
Inizialmente, abbiamo attivato lo smart working per tutti gli impiegati delle sedi di Gallarate e Nola, a seguito del Dpcm del 22 marzo che sanciva l’obbligo di chiusura totale delle attività abbiamo avviato, in data 24 marzo, la procedura della cassa integrazione per tutti i nostri 2.500 dipendenti.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Avete chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti?
Come da disposizioni ministeriali, i nostri 1.200 negozi in Italia e all’estero, sono chiusi dall’11 marzo. Sì, abbiamo chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti, in modo da evitare il pagamento dei mesi di fermo forzato, ma questo non basterà a tamponare la perdita, che ormai ammonta a decine di milioni di euro.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?
Ci prepariamo ad un anno a -20%, forse -30%: ogni mese stiamo perdendo 30-40 milioni di euro. Serve un comitato straordinario della moda e del retail, la moda è un settore portante del Pil made in Italy, serve un piano concertato, un’iniezione di liquidità poderosa, soldi a fondo perduto che consentano di riavviare le produzioni, solo così alla fine di questa emergenza si potranno riaprire i negozi.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?
È stata un’occasione per fermarsi, per ripensare a quanto è stato fatto finora, per studiare, per riflettere, per cercare delle alternative e anche per capire in che direzione vogliamo andare. Dobbiamo continuare il nostro percorso verso un futuro più sostenibile, che rispetti il pianeta. Il mondo intero, grazie alle numerose fotografie dei satelliti, ha potuto osservare quanto la Cina e, nel nostro piccolo la Lombardia, siano finalmente pulite. Non bisogna tornare indietro, dovremo continuare ad essere attenti, a prenderci cura della natura e, per riflesso, dell’essere umano.

Avete qualche iniziativa di solidarietà per questa emergenza?
Da quando è iniziata l’emergenza coronavirus, ancora prima del lockdown, le aziende del gruppo Pianoforte, Yamamay e Carpisa, hanno attivato delle iniziative in store e online volte a sostenere concretamente gli ospedali che si sono poi concretizzate con delle donazioni. Siamo stati tra i primi a donare e quando abbiamo lanciato la prima delle due iniziative alla fine di febbraio, speravamo che diventasse virale e contagiosa, e così è stato: altri dopo di noi si sono mossi per donare ai vari ospedali sul territorio nazionale, aiutando la ricerca, sono molto contento di aver dato il la a questo “contagio positivo”. Abbiamo anche realizzato una piccola produzione interna di mascherine igieniche di tipo generico (traspiranti-idrorepellenti-antibatteriche-lavabili) con la collaborazione di alcune industrie tessili italiane, da regalare ai nostri dipendenti.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti