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Cimolai, un aumento di capitale per chiudere il buco dei derivati

Dato che i prezzi sono andati molto in rosso per il gruppo di Pordenone a causa del rally del dollaro, le banche controparti hanno iniziato a chiedere di reintegrare le garanzie in maniera sempre maggiore

di Morya Longo

: “Pnrr grande opportunità da sfruttare al meglio”

3' di lettura

È uno dei colossi simbolo dell’industria del Nord Est. Ha un portafoglio ordini da 800 milioni di euro, senza neppure conteggiare le opere legate al Pnrr. Eppure, nel mondo impazzito dell’inflazione e del super-dollaro, il gruppo Cimolai si trova in grave difficoltà. Nei bilanci dell’azienda di Pordenone specializzata in grandi opere in acciaio si è infatti aperto un buco causato da vari contratti derivati, realizzati con più di una ventina di banche diverse, che attualmente hanno un valore negativo che potrebbe aggirarsi intorno ai 150 milioni di euro.

Si tratta di derivati stipulati dall’ex direttore finanziario (appena allontanato con il capo della tesoreria) per coprire le attività estere del gruppo dal rischio che l’euro salisse troppo ed erodesse i margini. Dato che l’euro non è rincarato, ma anzi è crollato ai minimi da 20 anni, i derivati sono diventati un boomerang. Tanto che il gruppo Cimolai ha avviato le procedure per realizzare un aumento di capitale, il cui ammontare sarà definito dopo che la banca d’affari Lazard avrà scattato una fotografia aggiornata. Perché - a quanto si apprende - sulla reale entità di questi contratti c’è ancora grande confusione.

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La polizza diventa boomerang

I derivati servono per coprire i rischi. Nel caso di Cimolai, come detto, i rischi valutari: dato che una cospicua percentuale degli 800 milioni del portafoglio ordini è in dollari, il gruppo negli anni passati aveva la necessità di assicurarsi contro il pericolo che l’euro rincarasse troppo. Per questo ha stipulato i contratti derivati. Fin qui nulla di strano. Il problema è che di derivati ne ha fatti davvero tanti, con tante banche (più di venti), alcuni particolarmente aggressivi e tarati su un valore dell’euro - a quanto si apprende da ambienti finanziari - decisamente elevato rispetto al dollaro. Alcuni sono stati fatti anche nel 2022. Così negli ultimi mesi, quando il dollaro ha iniziato a correre, quei derivati sono andati in perdita.

Il problema non è tanto legato al valore negativo attuale, che dovrebbe (ma non ci sono certezze né conferme) aggirarsi intorno ai 150 milioni di euro: questo è un valore teorico, che diventa reale solo quando e se i derivati vengono chiusi. Il problema è un altro: i cosiddetti «margin call».

I derivati funzionano infatti con delle garanzie (cash o titoli di Stato) che le due controparti (cioè la società o la banca) devono versare a seconda di come si muove il prezzo del derivato. Ogni giorno. Funzionano un po’ come le caparre che si versano quando si affitta un appartamento: servono per garantire la controparte in caso di mancato pagamento. Dato che i prezzi dei derivati sono andati molto in rosso per Cimolai (a causa del rally del dollaro), le banche controparti hanno iniziato a chiedere al gruppo di Pordenone di reintegrare le garanzie in maniera sempre maggiore. Cioè di rimpolpare le “caparre”. Insomma: il gruppo doveva versare cash.

Tra indiscrezioni e comunicato

A questo punto bisogna capire cosa sia successo davvero. I rumors sul mercato sembrano indicare che il gruppo Cimolai non sia riuscito a reintegrare tutte le garanzie e che una delle tante banche abbia minacciato il «failure to pay». Cioè il mancato pagamento. Questo potrebbe in linea teorica anche far scattare le altre banche, che avrebbero il diritto di chiudere i contratti e chiedere a Cimolai tutti i soldi. Tanto che in questi giorni si era anche vociferato di possibili procedure a tutela del gruppo. Dal gruppo Cimolai fanno solo sapere che nessuna banca ha chiesto, per ora, il «failure to pay». Sul resto non arrivano conferme. I vertici si sono chiusi in un totale riserbo. Loro stessi stanno aspettando che Lazard finisca il lavoro e dia un quadro reale della situazione.

È stato diramato un comunicato in cui si annuncia l’aumento di capitale (a cui parteciperà la famiglia, ma verranno anche cercati gruppi industriali internazionali per raggiungere l'ammontare necessario). Il Gruppo - si legge - intende in questo modo «rassicurare i propri dipendenti e il mercato circa il suo presente e il suo futuro». «L’unica problematicità» - ammette la nota - è rappresentata da «alcuni contratti derivati, emessi all'insaputa del Presidente e degli organi sociali». È questa la ragione per cui è stato dato mandato a Lazard di esaminare il portafoglio finanziario ed «eventualmente rinegoziare o impugnare tali contratti». Un lavoro «ancora in corso». Che preannuncia possibili contenziosi.

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  • Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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