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Cina, nelle politiche strutturali della Banca centrale entra il climate change

L’obiettivo è quello di superare la meta di 1,8 trilioni di dollari di prestiti e 125 miliardi di dollari di green bond totalizzati a fine 2020

di Rita Fatiguso

Sui Green Bond 800 miliardi di dollari

2' di lettura

Il secondo mercato al mondo per la finanza sostenibile punta al primato globale e per farlo si affiderà d’ora in poi alle politiche di pianificazione della Banca centrale che coordinerà strumenti e istituzioni per ottenere il risultato a beneficio della crescita dell’economia reale, grazie anche al taglio delle emissioni di CO2. Il mercato cinese è caratterizzato da una molteplicità di interventi a vari livelli che, però, dovranno essere coordinati per fare della Cina il leader della green finance.

Il Governatore e la politica green

Yi Gang era intervenuto a metà aprile in occasione di un importante Forum organizzato con il Fondo monetario dedicato al tema della finanza verde. Il concetto di introdurre la valutazione dei rischi climatici nelle politiche strutturali dell’Istituto centrale è ormai un dato di fatto. La Banca si era mossa già a fine 2020 emanando linee guida per la finanza green. Alla base, le linee guida emesse dal ministero dell’Ambiente sui criteri per il taglio delle emissioni in alcuni settori a più alto rischio. Gli obiettivi dell’Istituto centrale sono anche legati ai risultati raggiunti a fine 2020: 1,8 trilioni di dollari di prestiti e 125 miliardi di dollari di green bond totalizzati a fine 2020.

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Più di 40 bond carbon neutral

Oltre 40 bond a neutralità per il carbonio sono stati finora emessi sul mercato per un valore totale di oltre 10 miliardi di dollari. La conferma della nuova politica decisa a livello centrale viene da Sun Guofeng, capo dipartimento della politica monetaria della Banca centrale che ha confermato l’introduzione di un meccanismo in grado di inserire il rischio climatico nell’ambito delle politiche monetarie macroprudenziali della Banca. Sempre nell’ottica di una crescita reale, ovviamente, come ha evidenziato il premier Li Keqiang nel suo Work report.

Una serie di interventi troppo ampia

Attualmente in Cina si stanno susseguendo interventi a pioggia e poco coordinati che vanno dal sostegno da parte della China securities regulatory commission (CSRC) alle fusioni e acquisizioni che abbiano un contenuto verde, alla disclosure delle informazioni green (nel 2019 a farlo sono state ben 1.452 società quotate) alla costruzione di un vero e proprio mercato e funzionale dei futures sul mercato globale. Un circolo virtuoso parallelo all’adeguamento o al superamento delle aziende inquinanti che non è affatto semplice da realizzare per onorare l’impegno della neutralità della Cina entro il 2060. In aprile la borsa di Shanghai ha lanciato il primo equity carbon neutrality equity index e persino il wealth management si è lanciato sul mercato green. Tutto ciò mentre Pechino sta cercando di creare un mercato dei futures che possa servire da pungolo alle aziende a diventare più verdi per offrire nuove risorse finanziarie che a loro volta possano premiare le aziende in cerca di finanziamenti.

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