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Cina, come funziona il fondo anti rischi finanziari di Xi Jinping per scongiurare l’incubo Covid

Non solo più risorse per le infrastrutture, per placare i mercati e la popolazione, Pechino tenta la strada dello scudo per stabilizzare il Paese e la leadership al potere

di Rita Fatiguso

Un lavoratore con dispositivo protettivi anti-Covid a Shanghai (Reuters)

3' di lettura

Davanti all’incubo degli indicatori economici in calo nel secondo trimestre 2022, Pechino corre ai ripari per difendersi dai temutissimi rischi finanziari che sono, purtroppo, già arrivati seminando panico e danni ingenti. Non solo nuovi, faraonici, progetti infrastrutturali -annunciati peraltro dal presidente Xi Jinping in persona - bensì un fondo contro i rischi sistemici istituito per legge su impulso della Banca centrale e operativo da maggio. Per l’Occidente il Financial stability fund è uno strumento ormai acquisito, per l’economia cinese, in forte difficoltà, è una novità assoluta.

In piena tempesta perfetta

Il Paese vive sulla propria pelle una tempesta perfetta, quasi del tutto made in Cina, in cui il conflitto in Ucraina ha effetti limitati. Lo scoppio della bolla immobiliare nel 2021 dopo decenni di speculazioni selvagge si combina oggi all’interruzione della catena della logistica innescata alla politica Zero Covid con i suoi feroci lockdown e i test di massa per combattere le varianti Omicron. Shanghai viaggia al ritmo di 1.292 nuovi casi confermati e di 9.330 asintomatici e nel suo porto, il primo al mondo, oltre 2mila navi attendono in rada di essere sdoganate o di salpare.

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La corsa disperata a trovare soluzioni immediate utili a placare il morale dei mercati e della popolazione spiega la mossa di riattivare un piano di maxistimolo agli investimenti e, in particolare, nelle infrastrutture che, tuttavia, pur essendo più controllabili dallo Stato devono poi essere spesi a livello locale.

Nel 2008, in piena tempesta dei mercati finanziari, il maxi-stimolo da 5 trilioni di dollari salvò la Cina nell’immediato, lasciando in seguito profonde cicatrici nell’economia diffusa del Paese. Il presidente Xi Jinping ha promesso un incremento delle costruzioni per sostenere la domanda interna e la crescita, facendo riferimento anche alle infrastrutture telematiche, come il supercomputing, cloud computing e l’artificial intelligence.

Questa mossa aiuta nel breve, ma nel medio-lungo è un disastro. I profitti delle aziende, anche se a marzo sono balzati al 12,2% sull’anno precedente, al massimo in cinque mesi, sono destinati comunque a declinare.

Basta liquidità e tagli alle tasse

La Banca centrale vuol andare oltre le continue iniezioni di liquidità e i tagli delle tasse a tappeto finanziati dai suoi stessi utili per sostenere l’economia, una strategia che mette però a rischio le casse dello Stato.

La mossa più profonda e difficile che punta a salvare l’attuale leadership è legata proprio al disegno di legge ora all’esame del National people congress. Un testo provvisorio (non c’è una traduzione autorizzata in inglese) che presenta molti punti critici: qual è il vero scopo della legge, chi è responsabile di cosa e le principali preoccupazioni sulla proposta di legge non emergono direttamente dal testo.

Il fondo anti-shock è un dispositivo che le economie occidentali più sviluppate hanno adottato da tempo per affrontare difficoltà sistemiche, ma la Cina ne è attualmente sprovvista. Con questa novità si cerca di unificare le regole sparse sulla gestione dei rischi e di basarsi sulle lezioni apprese dai ripetuti naufragi finanziari negli ultimi anni.

La stessa Banca centrale ammette che il quadro giuridico esistente «manca di una progettazione generale e di accordi intersettoriali e interdipartimentali» aggiungendo che la nuova legge sarà «credit positive» per le istituzioni finanziarie cinesi perché fornirà un quadro giuridico preciso per ridurre i rischi.

Un riordino in piena regola

La legislazione è l’ultimo tentativo di Pechino di costruire un meccanismo a lungo termine orientato al mercato per risolvere i rischi più gravi delle istituzioni finanziarie, piuttosto che affrontare gli incidenti caso per caso. Sebbene l’approccio più ad hoc finora sia apparentemente riuscito a contenere i rischi sistematici, le sue carenze sono diventate evidenti.

La Banca centrale sostiene che le disposizioni in vigore sono «sparpagliate» e «troppo incentrate sui principi» con forti lacune nelle norme sulla stabilità finanziaria. L’esigenza di coordinarsi con altre istituzioni che hanno contribuito al progetto è un altro aspetto molto particolare. Accanto alla mancanza di coordinamento e responsabilità, nonché la difficoltà nel controllare i costi e la durata del processo di risoluzione dei rischi.

«Verrà istituito un fondo per garantire la stabilità finanziaria e verranno utilizzati metodi basati sul mercato e sulla legge per disinnescare rischi e potenziali pericoli»,aveva promesso il premier Li Keqiang nel suo Work Report a marzo quando, però, i focolai di Shanghai covavano sotto la cenere.

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