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Cina, contro il credito facile requisiti più severi per i top manager

Il Fondo monetario bacchetta Pechino sul debito corporate galoppante, dal 1° maggio scattano nuove regole per chi gestisce i rischi finanziari

di Rita Fatiguso

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2' di lettura

Troppo facile l’accesso al credito, in Cina. La bacchettata è appena arrivata dal Fondo monetario che punta il dito sulle responsabilità del debito corporate nell’incremento del debito totale rispetto al Pil. La Banca Centrale cinese corre ai ripari e chiama in causa i top manager delle istituzioni finanziarie, responsabili in prima linea della sostenibilità delle aziende amministrate. Dal prossimo 1° maggio, i requisiti per l’assunzione di responsabilità ai massimi livelli cambiano radicalmente e diventano estremamente selettivi.

Il debito corporate galoppante

Il rapporto tra debito e Pil si è deteriorato, In Cina è troppo facile l’accesso al credito, con enormi conseguenze per la stabilità dell’intero sistema.

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La denuncia del Fondo monetario è precisa: nell’ultimo quarto del 2020 il rapporto debito/Pil era al 266.4% , al 245.5% dell’anno precedente. I dati sono stati forniti dalla CASS, l’Accademia delle scienze sociali cinesi, e per tutto l’anno 2020 si stima che il rapporto debito/Pil si assesterà sul 275 per cento.

Colpa del Covid-19 che ha messo in ginocchio l’economia, spingendo Pechino ad allentare i cordoni della borsa per facilitare la ripresa soprattutto delle piccole e medie imprese. Ma c’è una evidente responsabilità anche da parte di chi amministra le singole istituzioni. Tra cattiva gestione e trucchi contabili si aprono immensi spiragli al denaro facile.

La Banca centrale ha messo sotto pressione il sistema bancario con una serie di previsioni stringenti sui ratio, e ora passa al coinvolgimento di tutte le figure in prima linea sul fronte creditizio.

Cambio di marcia per i top manager

Dal 1° maggio per i top manager delle istituzioni finanziarie cinesi la musica cambia. Pechino ha già messo in cantiere una riforma dettagliata dei requisiti e degli standard per i vertici delle società di partecipazione finanziaria e, a cascata, per coloro che devono scegliere la prima linea interna alle aziende.

La mossa rientra nel piano più generale di mettere le briglia allo sviluppo della finanza abbinata all’e-commerce, ma la revisione dei requisiti in questo caso è molto più radicale.

La Banca centrale cinese ha emanato infatti un regolamento che prevede regole molto severe sia nel curriculum di studi sia nell’esperienza che i top manager dovranno vantare.

Nel mirino amministratori e supervisori, manager addetti all’audit interno, nonché dirigenti senior che hanno un grande impatto sulla gestione operativa, sul controllo del rischio e sul processo decisionale specie in società di partecipazione finanziaria, come il direttore generale.

Il regolamento - che porta la firma del Governatore Yi Gang - imprime un cambio di marcia radicale nella scelta della dirigenza dagli amministratori, supervisori e senior manager delle società di partecipazione finanziaria, con l’obiettivo di regolare il funzionamento delle società di partecipazione finanziaria e prevenire i rischi operativi.

La figura del risk manager risulta centrale, non a caso, e lo è tanto più con il sistema delle holding che caratterizza il panorama cinese. Nella partecipazione finanziaria si includono anche le banche commerciali (escluse le banche rurali), e vengono coinvolte anche le società di intermediazione mobiliare e le assicurazioni.

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