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Cina, così Omicron sta mettendo a dura prova la strategia Covid-zero

Dai tempi di Wuhan la Repubblica popolare si era distinta per rigide misure anti contagio impraticabili in Occidente. Poco efficaci con la nuova variante

di Biagio Simonetta

Cina, gogna pubblica per 4 trasgressori delle norme anti-Covid

3' di lettura

Negli ultimi 22 mesi, la Cina è stata probabilmente l’esempio più calzante di come certe misure – seppur inapplicabili a certe latitudini – fossero le più adeguate a contenere l’esplosione dei contagi. Lo dicono i numeri, che non sono casuali. La strategia Covid-zero perseguita da Pechino ha funzionato e ha fatto dei disastri occidentali un esempio che i cinesi hanno guardato, per tutti questi mesi, quasi con supponenza. Certo, i lockdown duri imposti dal Partito comunista cinese a milioni di persone, al primo caso di positività, sono operazioni tipicamente cinesi che risulterebbero impraticabili in Occidente.

L’incognita Olimpiadi

Ma hanno funzionato. È un fatto. Ora, però, il piano di Xi Jinping scricchiola. Perché la pandemia ha voltato pagina e la variante Omicron sta rimescolando ogni carta. L’altissimo tasso di trasmissibilità di Omicron, che nei Paesi occidentali sta facendo registrare numeri di contagio impetuosi, sta mettendo a dura prova anche le strategie cinesi. E con le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 ormai alle porte (sono in programma a febbraio 2022), i dubbi si sono addensati rapidamente.

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A oggi la Cina offre un quadro particolare. La capacità del Paese di tenere a bada il virus ha comportato bassi livelli di immunità naturale. E nonostante i tassi di vaccinazione siano alti, l’efficacia dei vaccini cinesi contro Omicron rimane un grande punto interrogativo. Per questo è opinione ormai diffusa che il dilagare di Omicron sarà di difficile gestione, anche per l’oleato sistema cinese, portando – se la linea governativa rimane intatta – a nuove e importanti restrizioni.

I casi di Tianjin e Henan

Domenica scorsa, le autorità di Tianjin, città portuale collegata a Pechino da un treno veloce che impiega mezz’ora a percorrere la tratta, hanno dichiarato di aver riscontrato due infezioni da Omicron trasmesse localmente (i casi totali ora sono 41). Il giorno dopo, due persone a circa 500 chilometri di distanza, nella provincia di Henan, sono risultate positive e collegate alla stessa catena di trasmissione. Sono bastati questi pochi casi a dare il via al solito schema: lockdown e test di massa.

Tianjin ha sospeso il servizio di treni e autobus per Pechino e mercoledì ha dato vita a un secondo round di test per tutti i 14 milioni di abitanti. Nell’Henan, invece, hanno chiuso la maggior parte delle scuole e vietato gli incontri pubblici, comprese le fiere del tempio e altre celebrazioni prima del capodanno lunare. Diversi governi locali nella provincia – che conta 99 milioni di abitanti - hanno emesso ordinanze con restrizioni più o meno gravi.

Ma che la strategia Covid-zero iniziasse a traballare lo si era intuito già a fine dicembre, quando è finita in lockdown la città di Xi’an, capoluogo della provincia di Shaanxi, nella Cina centrale. Una chiusura da molti ritenuta brutale, criticata dagli stessi cittadini che hanno lamentato trattamenti poco umani. Il lockdown più duro, dopo quello storico di Wuhan nel gennaio 2020.

Quei vaccini cinesi di dubbia efficacia

Ora Omicron fa paura. Perché i nuovi casi stanno provocando la chiusura delle fabbriche e l’intasamento dei porti, aumentando i timori di interruzioni dell’approvvigionamento globale. Il terzo porto per container più trafficato del mondo – quello di Ningbo-Zhoushan, vicino a Shanghai - rischia il blackout a causa di una ventina di casi riscontrati nella zona. È già successo ad agosto, quando fu riscontrato un singolo caso di positività.

La Cina, insomma, non si trova di fronte a scelte facili. E il mondo intero la guarda con estremo interesse. A oggi, circa l’86% della popolazione cinese è stata completamente vaccinata, ma i vaccini più utilizzati, sviluppati da Sinopharm e Sinovac, utilizzano virus inattivati. Ed è opinione diffusa che questi siano meno efficaci contro le infezioni da Omicron rispetto ai vaccini mRNA sviluppati da Moderna e Pfizer.

La strategia, però, per ora non cambia. Un modello predittivo dell’Università di Pechino pubblicato a fine dicembre scorso, prevedeva che i nuovi casi giornalieri potrebbero superare i 600mila nel Paese, se la Cina abbandonasse la sua strategia Covid-zero. Ma la velocità di Omicron è un fattore nuovo. E dopo Xi’an, altri lockdown estremi potrebbero abbattersi sulla popolazione cinese. I giorni della Cina «bolla pulita» del pianeta sembrano lontani. I livelli di allerta, a Pechino, sono stati innalzati.


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