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Cina, la grande fuga delle big tech Usa è già iniziata

di Biagio Simonetta


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(AdobeStock)

3' di lettura

Non c'è solo il caso Huawei a tenere col fiato sospeso l'industria tecnologica globale. La guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina sta ridisegnando scenari ben più ampi e complessi. E mentre Washington e Pechino alternano screzi a finte convergenze, i colossi californiani legati – per processi produttivi – alla Cina, stanno studiando da tempo il piano B.

Una soluzione rapida e quanto più indolore per evitare di trovarsi nel mezzo di un complesso giro di vite (e di dazi) che potrebbe far malissimo a qualunque azienda coinvolta. Proprio per questo la fuga dalla Cina, in qualche modo, pare essere già iniziata. Almeno a decifrare le ultime mosse.

Apple è pronta a fare a meno delle fabbriche cinesi per l'iPhone.

Google verso il Vietnam
La prima a far le valige potrebbe essere Google. Secondo quanto filtrato nelle ultime ore, Big G starebbe pianificando di spostare la produzione dei suoi smartphone Pixel in Vietnam. Il quotidiano giapponese, che cita fonti vicine alla vicenda, ha scritto che Google già da qualche settimana ha iniziato a lavorare per convertire una vecchia fabbrica Nokia nella provincia vietnamita di Bac Ninh.

All’interno di questo stabilimento, il colosso di Mountain View vorrebbe spostare la produzione dei suoi telefonini. Difficile, oggi, ipotizzare i tempi di questa operazione. Ma la sensazione è che Big G abbia fretta di chiudere. Del resto, con il nuovo Pixel 4 ormai in arrivo (il lancio è previsto per ottobre), Google pare sia orientata a spingere sull'acceleratore di questo mercato e punta a spedire da 8 a 10 milioni di smartphone quest'anno, il doppio rispetto a un anno fa. E i dazi incombenti potrebbero pesare notevolmente su questo business. Giova ricordare che sempre Google ha già spostato al di fuori della Cina la produzione dei device Nest destinati al mercato statunitense. E un destino simile toccherà, molto preso, agli smart speaker Google Home.

L’India strizza l’occhio a Apple
L'altra grande big del mondo tecnologico ad essere spaventata dalla guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina è senza dubbio Apple. Il gigante di Cupertino, alle prese con il lancio imminente dei nuovi iPhone, è strettamente legata al Paese del Dragone.

La produzione degli iPhone avviene negli stabilimenti Foxconn di Shenzhen. E molta componentistica hardware dei melafonini è made in Cina. Per questo i dazi sono una preoccupazione costante. Le ultime mosse di Trump riguardano da vicino Apple: dal 1 settembre, sugli Apple Watch fabbricati in Cina ci saranno prelievi pari al 15%, mentre sugli iPhone incombono nuovi dazi dal prossimo 15 dicembre.

Da qui la mossa dell’India. Secondo quanto riporta Cnbc, il governo indiano ha in programma in questi giorni un incontro con alcune aziende come Apple e Foxconn per illustrare loro un piano di investimento nel Paese e le aree migliori per le catene di produzione. Un piano che vedrebbe coinvolto il governo in prima fila, con agevolazioni fiscali e incentivi importanti. Sempre secondo Cnbc, alcuni funzionari indiani questa settimana hanno incontrato separatamente delegati locali di case automobilistiche tra le quali Volkswagen, Hyundai e Honda per sondare il terreno circa il trasferimento di alcune attività dalla Cina all’India. L’idea dell’India, insomma, è quella di sfruttare questa fase di incertezza e portare via alla Cina il florido business degli smartphone.

Huawei non si ferma
Intanto Huawei non si ferma. Dopo l’indiscrezione dei giorni scorsi, relativa alla possibilità molto concreta di non avere Android a bordo del nuovo Mate 30 in uscita, la società di Shenzhen ha fatto filtrare tutta la sua ostinazione. Huawei Mate 30 sarà presentato a Monaco di Baviera il prossimo 19 settembre, a prescindere dalle licenze su Android. A quanto pare, infatti, il colosso cinese è pronto a dotare lo smartphone della versione open source di Android (quella che non prevede le app di Google), lanciando un guanto di sfida agli Stati Uniti. Difficile dire quanto questa scelta possa essere vincente, in termini di vendite. Ma la sensazione è che il tempo sia scaduto.

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