Le regole di Pechino

Cina, guerra dei dazi e limiti ai movimenti complicano il business

Dalla Camera di commercio europea e quella americana appello al dialogo con gli Usa anche per una ripresa del servizio visti bloccato dalla pandemìa

di Rita Fatiguso

(AP)

3' di lettura

La Cina è racchiusa in un’immensa bolla dalla quale è più facile uscire che entrare, il sistema dei visti è saltato, il nemico numero uno è il contagio, da affrontare con misure draconiane tarate sull’obiettivo zero COVID-19. È un mercato sul quale gravano, per le imprese straniere, costi aggiuntivi, a partire dalle vecchie tariffe in vigore introdotte da Donald Trump che Gina Raimondo, il segretario al commercio di Joe Biden, vorrebbe appesantire ulteriormente sul fronte della lotta agli aiuti di Stato.

Il terremoto delle leggi sulla sicurezza dei dati

Il quadro non sarebbe completo se non si considerasse anche il terremoto di nuove regole introdotte da Pechino sulla sicurezza dati e le infrastrutture informatiche critiche che per le imprese straniere si stanno rivelando una trappola senza fine per costi e adempimenti necessari.

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La Camera di commercio americana in Cina il 10 settembre ha diffuso un report nel quale auspicava un incontro tra Biden e con il presidente cinese Xi Jinping che, a sua volta, non ha lasciato per prudenza la Cina da quasi otto mesi, colloquio che poi in giornata c’è stato, dopo sette mesi di silenzio. E senza dialogo, quello che tocca a Katherine Tai, la Trade commissioner, portare avanti, la situazione non potrà che peggiorare.

Ne è convinto Greg Gilligan, il presidente di Amcham China, che si è fatto portavoce di quel 60% del campione di aziende americane intervistato che reclama a viva voce la ripresa dei visti, soprattutto per gli executives e le loro famiglie. «Bisogna trovare, subito, un accordo», dice Gilligan.

Joerg Wuttke, presidente dellaCamera di commercio europea in Cina

Il mercato resta cruciale per le imprese europee

Anche la Camera europea si prepara al Position paper 2021, consapevole del fatto che la resilienza del 2020 ha pagato, l’anno della pandemìa, e anche la capacità di riorganizzarsi nel mercato interno ha avuto il suo ruolo positivo.

«Abbiamo navigato nel buio - anticipa al Sole 24 Ore Joerg Wuttke - e ci siamo ritrovati in un mercato che, a sorpresa, ripartiva e in cui il 42% delle aziende ha registrato un aumento nel segmento B2C, business-to-consumer, come il retail e l’autonomotive. Diventa sempre più difficile, tuttavia, progettare sul medio termine».

La Cina resta per le multinazionali americane ed europee un elemento imprescindibile con margini operativi, nella metà dei casi, superiori del 13% rispetto all’anno scorso. Ma sulla forza lavoro straniera in Cina pesano le restrizioni agli spostamenti, pesanti per il 73% delle aziende consultate dalle Camere, molti, troppi, stranieri restano ancora fuori dal Paese e chi è dentro pianifica di andar via.

I voli charter straordinari della Camera italiana

Giulia Gallarati, segretario generale della Camera italiana in Cina conferma che «per attenuare le difficoltà della comunità di affari abbiamo sempre considerato prioritaria la predisposizione di voli charter in grado di rispondere alle esigenze straordinarie di imprenditori sia cinesi sia italiani. Nel 2020 insieme all’Ambasciata italiana abbiamo organizzato tre voli che hanno riportato molti connazionali in Cina, e a luglio, da Nanchino, mentre un secondo volo del 2021 è partito il 16 settembre da Milano Malpensa».

Nonostante questi problemi, il 27% delle società europee in joint venture ha aumentato le posizioni, il 18% ha preso il controllo diretto e il 2% si è resa autonoma, con una società straniera interamente cinese.

Sanzioni politiche europee, attacchi mediatici cinesi ai brand stranieri, i costi aggiuntivi nella fase dell’export, i miglioramenti marginali nel market access e nel pari trattamento, la riforma della società statali che arranca, restano i più importanti handicap reali.

Inoltre, i trasferimenti forzati di tecnologia sono pari a quelli dell’anno precedente, nonostante la nuova legge sugli investimenti esteri vieti la pratica.

Non è una sorpresa per le aziende europee, è proprio il regime di accesso al mercato cinese che le costringe a formare joint venture a rischio trasferimento di tecnologia.

Unico punto positivo, a quanto pare, le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, inferiori alle medie storiche. L’applicazione dei diritti di proprietà intellettuale continua a progredire e il 2021 ha segnato per la prima volta un punto di svolta.

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