Asia e Oceania

Cina, l’88% delle aziende europee conferma gli investimenti

Dal Position Paper 2020 della Camera di Commercio europea emerge un “sentiment” positivo a dispetto delle difficoltà che attraversa Shanghai.

di Rita Fatiguso

(AFP)

3' di lettura

L'economia cinese vola al ritmo più spedito registrato nell'ultimo decennio, riparte la domanda interna e la stragrande maggioranza delle aziende europee già presenti sul mercato – pur alle prese con i colpi di coda della pandemìa e le ben note e generalizzate barriere all'ingresso per gli investitori stranieri - conferma la fiducia nella Cina.

Il Position Paper 2020

L'88% delle realtà già attive, infatti, non ha piani alternativi di investimento né pensa di delocalizzare gli asset. Rimarrà e continuerà a investire, tanto più che le difficoltà di chi ha già un piede in Cina sono minori rispetto a chi in questo momento dovesse decidere per un investimento greenfield.Il dato emerge dal 4° Position Paper della Camera di commercio europea, Shanghai Chapter, che ha sottoposto a un monitoraggio 600 aziende dell'area di punta dell'economia e della finanza cinesi. Shanghai, da sola, a fine 2019 aveva registrato un Pil di 473 miliardi di euro, pari al 160% di quello danese. Un Pil pro capite di 19,302 euro e una crescita del 6 per cento. La situazione nel 2020 è certamente diversa, ma anche Shanghai ha mostrato di poter reagire al Covid-19, come il resto del Paese.

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La situazione delle Pmi

Il Governo cinese è stato particolarmente attento alle Pmi, le ha difese aprendo a tutta una serie di agevolazioni per l'accesso al credito e, anche, allo slittamento delle tasse. Anche le Pmi europee di Shanghai sono state particolarmente colpite dalla pandemìa, non hanno certamente le stesse risorse di cui dispongono quelle più grandi per far fronte a sconvolgimenti di così grande portata. Di conseguenza – si legge nel Paper - , le attività e la fiducia degli investitori hanno subìto un impatto significativo. Secondo l'ultimo sondaggio dello Shanghai Chapter, solo il 17% delle Pmi intervistate sta pianificando ulteriori investimenti a Shanghai nel prossimo anno, rispetto al 38% delle società più grandi. Non solo. Per gli imprenditori di taglio medio, la difficoltà principale è stata quella di riuscire a rientrare in Cina.Le aziende europee hanno una lunga storia di contributi significativi allo sviluppo di Shanghai e continuano a svolgere un ruolo chiave nell'internazionalizzazione della città. Al pari delle società cinesi, hanno subito una flessione del fatturato e una persistente incertezza economica perchè il Covid-19 si è diffuso oltre i confini della Cina. Tuttavia, le restrizioni ai viaggi - solo di recente allentate, ma sempre incombenti - impediscono ai residenti stranieri di tornare in Cina con un impatto negativo acuto sulle aziende europee, che ha danneggiato la fiducia delle imprese. Anche per questa ragione l'impatto su di loro è stato ancora più forte.

Il futuro di Shanghai

Oltre alla pandemìa, problemi di vecchia data e una varietà di sfide emergenti stanno penalizzando il sentiment delle imprese, impedendo a Shanghai di diventare anche in futuro il più importante centro finanziario, commerciale, economico, logistico e innovativo a livello internazionale. Tra i problemi rientrano l'attrazione dei talenti, gli oneri fiscali, le barriere all'ingresso nel mercato e l'imprevedibilità legislativa. I regolamenti locali della nuova legge sugli investimenti esteri, recentemente pubblicati, rappresentano un'opportunità per compensare alcune di queste sfide, ma le misure concrete per migliorare il campo di gioco per le imprese straniere sono ancora insufficienti.Il Position Paper segnala 38 raccomandazioni dettagliate su come il Governo locale può affrontare le sfide dell' ambiente imprenditoriale locale e sbloccare un ulteriore potenziale di sviluppo.

ll ruolo della Fiera dell'import

L'analisi arriva a ridosso della terza China International Import Expo (CIIE) che apre i battenti il 5 novembre.Un evento che catalizza le critiche di Carlo D'Andrea, vice presidente della Camera di commercio dell'Unione europea in Cina e presidente di quella di Shanghai. «Le promesse e le grandi manifestazioni come la CIIE non sono più sufficienti – dice D'Andrea - , soprattutto perché hub internazionali concorrenti come Shenzhen portano avanti le proprie riforme pionieristiche». E aggiunge: «Presentato come un simbolo della liberalizzazione del mercato cinese e della costante fiducia negli investimenti internazionali, agli occhi della comunità imprenditoriale europea questo evento è stato finora poco più che una fiera ambiziosa. Le aziende europee sono disposte a portare qui nuovi investimenti per contribuire all'espansione dell'economia della città, ma devono prima vedere cambiamenti concreti, non piani solo ambigui anche se di alto livello. Gli arrivi dell'ultima ora, le politiche di quarantena eccessive hanno impedito alla maggior parte delle aziende straniere di inviare rappresentanze adeguate, e anche per i partecipanti locali i requisiti rimangono poco chiari».Morale: senza un cambiamento reale, Shanghai rischia di restare indietro, ha bisogno di riforme vere per rafforzare la fiducia degli investitori.


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