analisiil discorso del premier Li Keqiang

Cina, l’economia che rallenta impone un’accelerazione delle riforme

di Rita Fatiguso

(REUTERS)

2' di lettura


La Cina si esercita nell’arte della cautela. Quello letto oggi all’Assemblea in seduta comune è un Work Report che, da solo, rivela un’insolita pazienza di fondo e non solo perché a leggerlo al Parlamento in Plenaria è il premier Li Keqiang, non certo un leader carismatico per modi e toni.
Anche per il presidente Xi Jinping in questo momento di grande incertezza globale, con il negoziato commerciale Usa-Cina (pare) alle battute finali sarebbe difficile premere l’acceleratore sull’ottimismo senza limiti praticato negli ultimi anni.
Quel range di crescita programmata (da 6 a 6,5%) parla da solo, nessuno può dire che succederà a partire dalla seconda metà dell’anno: se, come sostengono gli economisti, si arriverà a toccare il fondo a metà del 2019, che ne sarà della seconda metà?
Una prima lettura dei tre documenti diffusi oggi, all’apertura della Plenaria del Parlamento cinese, testimonia le difficoltà della Cina di mantenere insieme il fronte interno e quello esterno. Sostenibilità del sistema e rapporti equilibrati con l’esterno, a cominciare dall’America di Trump, i cui “danni” sono già visibili sull’economia cinese, abituata ai piani quinquennali più che ai twitter di un Presidente.
Davanti ai 3mila delegati provenienti da tutte le parti della Cina è impossibile negare la frenata dell’economia in atto. Il Report dell’NDRC, inoltre, è zeppo di riferimenti a riforme da accelerare e non è un caso. Senza un’accelerazione della tempistica Pechino sarà spiazzata dalle mosse altrui. E non basteranno certo a far ripartire l’economia i tagli fiscali, prevalentemente Iva, per una cifra equivalente a 280 miliardi di dollari.
Questo Parlamento, inoltre, dovrà varare proprio nei prossimi giorni una riforma degli investimenti perché non può più dilazionare le riforme di cui parla diffusamente il rapporto della National Development and Reform commission, ovvero il braccio armato del partito per le riforme.
Guo Shuqing, grande alleato del presidente Xi e numero uno della nuova CBIRC, la China Banking and Insurance Regulatory Commission, ha detto che non si torna indietro e che le assicurazioni straniere potranno entrare in Cina. Un vero e proprio cambio di passo. Le “supply side reforms”, saranno ormai la priorità. E non è solo per un problema di borse e di attrazione di capitali finanziari. La Cina ha bisogno di cambiare passo e di tornare a investire sull’economia reale interna, tenendo sotto controllo anche l’espansione esterna.
I tre Report lo fanno intuire: il Go Global così come inteso finora non è più sostenibile. Dovremo aspettarci un rallentamento anche nei disegni faraonici ai quali Pechino ci ha abituati negli ultimi tempi.

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