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Cina, il lockdown di Shanghai accende l’inflazione: a marzo +1,5% . Guangzhou, test su 18 milioni di persone

Rimasto invariato dello 0,9% per due mesi di fila, l’indice dei prezzi al consumo cinese (Cpi) a marzo è salito dell’1,5% su base annua, soprattutto a causa dei focolai di coronavirus

di Rita Fatiguso

Stesso prezzo, meno prodotto, l'inflazione e' nascosta

3' di lettura

Com’era prevedibile, a marzo l’inflazione cinese - rimasta stabile a gennaio e febbraio - è salita oltre le attese dell’1,5% su base annua. Il National Bureau of Statistics (Nbs) punta il dito sul costo delle materie prime e sull’aumento dei focolai che hanno portato finora a due settimane di lockdown a Shanghai, mentre sul finire del weekend anche il porto di Guanghzhou ha chiuso agli arrivi per evitare nuovi contagi. L’indice, dopo essere rimasto invariato dello 0,9% per due mesi di fila, ha superato le stime degli economisti a +1,4%.

Gli effetti della quarantena

Mentre cerca di far fronte ai nuovi focolai, la Cina è praticamente isolata, impreparata a convivere con il virus. L’aumento del costo della vita è un prevedibile effetto anche se l’inflazione ha pesato meno sui generi alimentari, diminuiti dell’1,5% su base annua a marzo, rispetto a un calo del 3,9% a febbraio, contribuendo a un calo di 0,28 punti percentuali del Cpi.

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La situazione è critica. Il nuovo picco di casi di Covid cinesi si combina al rialzo del rendimento dei bond del Tesoro a 10 anni negli Usa, ai massimi dal 2019, oltre il tasso equivalente sul debito cinese, pesando sulle Borse asiatiche, che fanno registrare un calo. L’indice Msci ha perso più dell’1,5%.

Il fatto che i prezzi al consumo e quelli di fabbrica di marzo in Cina siano aumentati oltre le attese riflette anche le incertezze globali per la guerra in Ucraina e i timori per la politica più aggressiva della Fed, insieme all’inflazione elevata importata dall’Occidente.

Chiude anche Guangzhou: test su 18 milioni di persone

Le criticità si diffondono nel Paese. Guangzhou, metropoli da 18 milioni di abitanti, chiude alla maggior parte degli arrivi, avvia i test di massa per 18 milioni di persone, chiude le scuole in presenza fino al 17 aprile, autorizza i viaggi solo con un test fatto nell’arco delle 48 ore e sospende gli eventi pubblici.

La mossa, a poche settimane dal lockdown dei 17 milioni di residenti della vicina Shenzhen, è stata presa dopo che domenica il dipartimento locale della salute ha accertato 18 casi di Covid-19 e 9 asintomatici.

Solo i cittadini con una “necessità precisa” di lasciare la città possono farlo, e solo se risultano negativi al virus entro 48 ore dalla partenza, ha detto il portavoce della città Chen Bin in un annuncio sui social media.

A Shanghai, intanto, le misure restrittive restano in vigore, quando la città da 26 milioni di abitanti ha segnato un nuovo record combinato di quasi 26.100 casi, di cui 914 con sintomi.

La Cina si è attenuta finora alla strategia “zero-Covid” per gestire i focolai con un rigoroso isolamento e test di massa, nonostante i reclami a Shanghai per la carenza di cibo e servizi medici.

Misure “non perfette”

Il presidente Xi Jinpoing ha chiesto soprattutto stabilità sociale in vista del 20esimo Congresso del partito entro la fine dell’anno, durante il quale dovrebbe ottenere un terzo mandato senza precedenti come leader del partito.

China Daily organo di Stato in lingua inglese ha intanto riconosciuto che le misure di Shanghai sono “lontane dall’essere perfette” e ha sottolineato il licenziamento la scorsa settimana di tre funzionari locali per non aver svolto i loro doveri.

Ma ha aggiunto che non dovrebbe diventare una «scusa per politicizzare l’evento e incolpare la Cina». Nonostante il gran numero di casi, non sono stati segnalati nuovi decessi a Shanghai, anche perché la variante Omicron è meno mortale delle varianti precedenti.

Le autorità cittadine dicono di aver assicurato forniture giornaliere per i residenti, a seguito di lamentele sulle consegne di cibo e altre necessità. Ma gli abitanti di Shanghai hanno fatto ricorso all’acquisto di generi alimentari di gruppo perché non sono autorizzati a lasciare casa.

La capitale Pechino al momento ha visto relativamente poche restrizioni, anche se il quartiere di Erjiefang, incluso il famoso distretto artistico 798, è stato transennato e classificato come ad alto rischio dopo che nelle ultime due settimane sono state segnalate otto infezioni.

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