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Cina, a maggio industria in calo ma per i servizi è boom

Continua la frenata degli ordini, indice PMI a quota 51, mentre il non manifatturiero è a 55,2 - Il peso dello yuan a top da cinque anni

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Calano gli ordini, e l’attività industriale in Cina ne risente. A maggio la frenata a causa del rallentamento della domanda e dell’aumento dei prezzi delle materie prime, mentre il settore dei servizi è esploso durante le vacanze della Festa del Lavoro.
L'’ndice dei responsabili degli acquisti (PMI), un indicatore chiave dell’attività manifatturiera cinese, è stato a maggio di 51,0, in leggero calo rispetto al 51,1 di aprile, ma comunque superiore alla linea che separa la crescita dalla contrazione, come ha sottolineato l’Istituto nazionale di statistica.

La domanda inizia a segnare il passo

Sebbene la produzione in fabbrica sia stata “in costante aumento”, con l'attività complessiva che ha superato gli stessi periodi negli ultimi due anni, la crescita della domanda è rallentata.

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In aprile c’era stato un primo segnale con il freno degli indicatori che segnalavano il sentiment economico della Cina nel primo mese del secondo trimestre. L’indice PMI non manifatturiero (servizi e costruzioni) era sceso più del previsto ad aprile, a 54,9 da 56,3 di marzo. L’indagine sull’andamento nel manifatturiero della seconda economia mondiale era calato a 51,1 in aprile dal 51,9 di marzo.

A causa anche dell’inflazione, entrambi gli indicatori sono stati inferiori alle aspettative in aprile, indicando quindi un raffreddamento dell’attività economica.

A maggio il manifatturiero ha continuato la discesa, il nuovo indice degli ordini di esportazione è calato, riflettendo il calo degli ordini esteri. Nel frattempo, i prezzi di acquisto delle principali materie prime rimangono alti, mentre i tassi di nolo ancora in aumento.

Ma il PMI non manifatturiero cinese è salito a 55,2 a maggio, grazie al boom innescato dai consumatori durante le vacanze della Festa del lavoro con la ripresa dei viaggi e del turismo di massa. Il mercato dei consumi sta comunque mostrando una ripresa positiva grazie anche alla ripresa dell’attività di costruzioni.

Il peso dello yuan forte nella ripresa

La crescita costante dello yuan non è però sostenibile in questo contesto. Lo yuan ha guadagnato l’1,7% rompendo la soglia psicologica di 6.4 yuan per dollaro. Non solo.

Si profilano nuovi problemi, tra cui la volatilità e l’hot money che secondo Liang Tao, vicepresidente della China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC) fanno profilare una politica monetaria più restrittiva.

Il watchdog finanziario chiede una supervisione internazionale più severa per fermare grandi flussi di hot money che si sono intensificati all’indomani della pandemia di coronavirus. Rivolgendosi al Forum finanziario internazionale a Pechino nel week end Liang Tao ha anche promesso di avere tolleranza zero per i manipolatori del mercato.

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