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Cina, le materie prime innescano l’inflazione più alta da 13 anni

L’ottima bilancia commerciale di agosto non compensa la crescita dei prezzi alla produzione +9.5 mentre l’indice dei prezzi al consumo sale dello 0,8%

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Il costo delle materie prime non ha frenato l’interscambio commerciale cinese, che in agosto ha retto ai contagi e alla chiusura dei porti, ma spinge l’aumento dei prezzi alla produzione ai massimi da 13 anni a questa parte facendo registrare in agosto un dato da record: +9,5 in agosto. Anche i prezzi al consumo salgono dello 0,8% rispetto all’1% di luglio. Come è evidente, i problemi più seri restano quelli collegati alla funzionalità della catena produttiva e della logistica. I prezzi dei prodotti alimentari, per il momento, sono in declino, ma in un contesto di sofferenza per le aziende nell’accesso al credito, calano le prospettive sul Pil atteso.

La “forchetta” tra produzione e consumo

L’inflazione sostenuta dalle imprese cinesi in agosto resta elevata, al livello più alto in 13 anni. L’indice dei prezzi alla produzione (PPI), che riflette i prezzi che le fabbriche applicati ai grossisti, è aumentato del 9,5 per cento in agosto sullo stesso mese dell’anno precedente. Carbone, acciaio, prodotti chimici hanno contribuito alla performance negativa.

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Secondo l’Istituto nazionale di statistica si è trattato del più alto balzo dal 10,1% registrato nel mese di agosto del 2008, ben al di sopra delle previsioni che davano un dato sostanzialmente stabile. È anche la terza lettura più alta dall’inizio dell’avvio del database nell’ottobre 1996.

L’indice ufficiale dei prezzi al consumo (CPI) cinese, nel frattempo, è aumentato dello 0,8% ad agosto rispetto all’anno precedente, in lieve calo dall’1% di luglio, e anche in questo caso si attendeva un dato invariato. Su questo fronte la Cina ha fissato un incremento annuo del 3%, sotto il 3,5 dell’anno scorso. Ma le dinamiche dei dati su fabbriche e consumo divergono.

La variabile dei prezzi degli alimentari

Se in agosto i costi delle materie prime hanno raggiunto il livello più alto dall’agosto del 2008, epicentro della crisi finanziaria globale, nel frattempo si allenta la pressione sui generi alimentari, l’inflazione dei prezzi al consumo scende al di sotto dell’1 per cento.

I prezzi dei prodotti alimentari sono diminuiti del 4,1 per cento su base annua, in calo rispetto a un calo del 3,7 per cento a luglio. I prezzi dei prodotti non alimentari sono però aumentati dell’1,9 per cento ad agosto, anno su anno, rispetto al 2,1 per cento a luglio.

Fa eccezione il prezzo della carne di maiale - cruciale per la dieta cinese, ma con offerta in aumento - diminuito del 44,9% rispetto all’agosto 2020. Invece, a causa dell’impatto di sporadici focolai di coronavirus, combinato ai temporali e al caldo estivo, il prezzo delle verdure fresche e delle uova è aumentato.

Yi Gang, Governatore della Banca centrale cinese

Il ruolo della politica monetaria

L’economia cinese ha dato prova di una forte ripresa, crescendo del 7,9% nel secondo trimestre del 2021 rispetto all’anno precedente, e del 12,7% nella prima metà dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2020.

La speranza di Pechino è che l’inflazione dei prezzi alla produzione non aumenti ancora, riducendo le prospettive di crescita del Pil dell’ultimo scorcio d’anno.

La variante Delta continua a minacciare l’economia cinese, insieme alla politica di attacco alle Big Tech del Paese e agli effetti dei costi per la riduzione delle emissioni di carbonio che contribuiscono al rallentamento.

L’inflazione innescata dai prezzi al consumo dovrebbe rimanere al di sotto del 2% nei prossimi trimestri: è importante che questo fattore - in un contesto difficile per le aziende alle prese con di liquidità - non limiti le capacità di manovra della Banca centrale, che per il momento resta fedele alla sua politica monetaria prudente.

Prezzi del carbone e dei metalli in discesa e restrizioni sul real estate a regime potrebbero allentare anche la pressione sul credito.


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