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Cina, morto Li Peng: primo ministro all’epoca della strage di Tienanmen

È morto l’ex premier cinese Li Peng. Il suo nome è legato soprattutto alla legge marziale annunciata nel corso delle proteste popolari in piazza Tienanmen nel 1989 che culminarono con l’intervento militare e il massacro di almeno 3mila manifestanti e il ferimento di 30mila

Pechino, fermare protesta Tienanmen fu 'scelta giusta'

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È morto l’ex premier cinese Li Peng. Il suo nome è legato soprattutto alla legge marziale annunciata nel corso delle proteste popolari in piazza Tienanmen nel 1989 che culminarono con l’intervento militare e il massacro di almeno 3mila manifestanti e il ferimento di 30mila. Per questo fu soprannominato il “macellaio di Pechino”. Li Peng aveva 91 anni e la notizia è stata data dall’agenzia ufficiale Xinhua, che ha precisato che l’ex primo ministro è morto lunedì a causa di una malattia non meglio specificata.

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Li era una figura politica cauta, ma al tempo stesso acuta, un “combattente” che ha trascorso due decenni all’apice
del potere, prima di ritirarsi nel 2002. Non amato dal popolo, dopo la repressione, Li Peng ha però saputo accompagnare la progressiva uscita della Cina dall’isolamento internazionale dovuto proprio all’intervento in piazza Tienanmen, contribuendo alla crescente influenza economica e politica di Pechino in Asia e a livello mondiale.

Nel 1995, in occasione delle celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione cinese del 1949, Li sottolineò: «Liberandosi dal bullismo imperialista, dalle umiliazioni e dall’oppressione, da allora i cinesi si sono risollevati».

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Porta la “firma” dell’ex premier anche il gigantesco e controverso progetto della diga delle Tre gole, sul fiume Yang Tze: un piano da 22 miliardi di dollari che ha costretto 1,3 milioni di persone ad abbandonare le proprie abitazioni per trasferirsi altrove, visto che case e interi paesi sarebbero stati sommersi dall’acqua dell’enorme invaso.

Negli ultimi anni della sua carriera – ha lasciato la carica di premieri nel 1998 – ha preparato il terreno per il passaggio del potere alla nuova generazione di leader comunisti guidata da Hu Jintao.

Nel 2010, dopo anni nell’ombra – salvo qualche sporadica apparizione in occasioni ufficiali – Li Peng è tornato alla ribalta quando un editore di Hong Kong ha annunciato di essere in possesso di un memoriale sulla repressione di piazza Tienanmen: il volume non è poi stato pubblicato, ufficialmente per problemi di copyright, ma alcuni estratti sono trapelati e sarebbero stati pubblicati online.

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Li Peng era nato nel 1028 a Chengdu, città del sudovest della Cina e tre anni dopo, quando il padre, rivoluzionario comunista, era stato ucciso in uno scontro, era stato adottato da un altro dei leader storici della Repubblica popolare: Zhou Enlai.

Iscritto al Partito comunista cinese dal 1945, Li Peng ha partecipato alla guerriglia contro i nazionalisti al fianco di Zhou e Mao. Dopo la presa del potere da parte di Mao, l’ex premier ha studiato ingegneria per sei anni a Mosca e, rientrato in Cina ha lavorato per una decina d’anni nel nordest del Paese prima di diventare direttore dell’amministrazione per la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica di Pechino. Con la moglie ex dipendente nell’industria dell’energia elettrica e delle risorse idriche, e i tre figli impiegati nello stesso ministero, quella di Li si guadagnò l’appellativo di “famiglia dell’industria energetica”. A dimostrazione della sua abilità nella gestione del potere, Li Peng scalò rapidamente le posizioni di potere all’interno del Partito comunista e del Politburo, diventando prima ministro dell’educazione e poi primo ministro nel 1987. Agli studenti che chiedevano maggiori libertà, sia civili che politiche ed economiche, rispose che la «Cina» non sarebbe mai diventata «capitalista» perché «cedere alle “libertà borghesi”» avrebbe significato «creare il caos negli affari del Paese». Di fronte alla crescente richiesta di democrazia da parte delle nuove generazioni, a partire dal 1986, Li Peng assunse una posizione dura, che sfociò poi nella repressione di piazza Tienanmen.

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