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Cina, nuova offensiva: verso lo stop all’Ipo in Usa dei suoi gioielli tecnologici

Il Governo di Pechino dà una stretta al meccanismo a tenaglia che rischia di stritolare, forse per sempre, le ambizioni delle aziende innovative

di Rita Fatiguso

(AdobeStock)

2' di lettura

Non si era mai vista una simile offensiva nei confronti del Go global finanziario cinese, un mercato da 2mila miliardi di dollari dal futuro quanto mai incerto. Il Governo di Pechino dà una stretta al meccanismo a tenaglia che rischia di stritolare, forse per sempre, le ambizioni delle aziende cinesi, specie le più innovative, che vogliono quotarsi all’estero. La revisione della legge sulla sicurezza informatica del mese scorso ha spianato la strada al blocco della raccolta fondi su mercati esteri per le aziende che gestiscono dati sensibili: l’autorità di controllo, la Cybersecurity Authority of China (CAC) d’ora in poi dovrà effettuare controlli preventivi sulla documentazione richiesta.

L’ultima parola toccherà, ovviamente, alla China securities regulatory commission (CSRC), competente per materia, che potrà vietare addirittura la quotazione tout court di aziende attive in determinati settori considerati ultrasensibili per la sicurezza cinese.

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Una manovra si affianca a quella della SAMR, l’autorità antitrust che ha mandato in crisi le società parallele costituite nei paradisi fiscali e utilizzate dalle Big Tech come Alibaba, Tencent, JD.com & co. per quotarsi all’estero e sulle quali d’ora in poi potrà indagare. Pechino ne negava l’esistenza, ora vorrebbe che un team della CSRC se ne occupasse stabilmente.

Anche il presidente della SEC, Gary Gensler, ha ribadito che i cinesi non potranno più utilizzare queste società schermo, chiudendo, di fatto, ogni opportunità di aggirare la legge cinese.

I vari pezzi del mosaico non sono ancora a posto, le stesse autorità cinesi dovranno, superata la fase della “distruzione creativa”, rimettere in quadro l’intero meccanismo, anche rispetto alle ultime decisioni prese in tema di tutela della privacy dei dati dei consumatori e della gestione dei dati sensibili.

Intanto le voci di una accelerazione dell’offensiva anti-IPO hanno colpito duramente le quotazioni di Alibaba (-5,2%), Tencent (-2%), Meituan (-1,2%) che pure aveva in prima battuta guadagnato il 3,4 per cento. In chiusura i listini a Shanghai hanno chiuso con valori lievemente positivi, +0,5 per cento, ma grazie ai titoli del comparto industriale.

Da mesi, ormai, e soprattutto da quando, a giugno, l’app dei trasporti urbani Didi è sbarcata a Wall Street, la Cybersecurity ha iniziato a contestare una lunga serie di inadempimenti, tra cui il fatto di non aver conservato i dati sensibili della clientela nella maniera richiesta già tre anni fa.

Da allora in poi, la situazione è andata sempre più deteriorandosi, con il fronte delle aziende tecnologiche sotto scacco che si ampliava, al pari della raffica delle prescrizioni alle quali allinearsi. Il che, inevitabilmente, ha portato a una perdita considerevole del valore di borsa del meglio delle aziende tecnologiche cinesi, alle quali non resta che arrendersi alla trafila di prescrizioni, talvolta in contrasto tra di loro.

Capofila di questa strategia è stato il colosso dell’e-commerce Alibaba: ai primi di novembre la CRSC ha bloccato la doppia quotazione da record pari a 35 miliardi di dollari, a Shanghai e Hong Kong, della piattaforma dei pagamenti Ant Financial. Tutte le piattaforme non bancarie entro l’anno dovranno cambiare pelle, l’e-commerce non potrà più utilizzare banche di comodo per effettuare operazioni bancarie. Pochi mesi fa, in definitiva, finiva la stagione d’oro delle imprese private ad alto valore tecnologico aggiunto.

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