RISALE LA TENSIONE

Cina, un nuovo giro di vite sull’autonomia di Hong Kong

Il Congresso nazionale del Popolo inizia oggi prepara la legge sulla sicurezza. Le sfide di Xi: gestione del Covid-19 e rilancio dell’economia.

di Luca Veronese

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(AFP)

Il Congresso nazionale del Popolo inizia oggi prepara la legge sulla sicurezza. Le sfide di Xi: gestione del Covid-19 e rilancio dell’economia.


3' di lettura

La Cina sta preparando una nuova stretta per tenere sotto controllo Hong Kong. La nuova legge sulla sicurezza nazionale per l’ex colonia britannica è una risposta alle proteste pro-democrazia (e contro Pechino) che l’anno scorso hanno portato allo scontro violento con le autorità e la polizia filocinesi, facendo precipitare la città nella crisi sociale più turbolenta da quando, nel 1997, è tornata a far parte della Cina. Ed è anche un segnale agli Stati Uniti, accusati dai leader cinesi di volere destabilizzare il Paese. Immediata la risposta di Donald Trump: «Non so di cosa si tratti perché nessuno ancora lo sa, ma se accade, reagiremo con molta forza», ha detto il presidente Usa da Washington. Mentre l’Unione europea ha richiamato la Cina al «rispetto del principio un Paese, due sistemi».

Il post Covid-19

Le nuove misure restrittive saranno presentate durante il Congresso nazionale del popolo, che si apre oggi nella Grande sala del popolo di Pechino. E che, dopo essere stato posticipato di tre mesi per la pandemia, avrebbe dovuto concentrarsi sulla strategia per risollevare l’economia che a causa del Covid-19 (e del successivo lockdown quasi globale) è crollata del 7% nel primo trimestre.

«Alla luce delle nuove circostanze e necessità, il Congresso nazionale del popolo - ha confermato lo stesso portavoce del Congresso, Zhang Yesui - sta esercitando il suo potere costituzionale» per salvaguardare la sicurezza nazionale a Hong Kong.

I cittadini di Hong Kong si sono sempre opposti, anche con grandi manifestazioni di piazza e il sostegno internazionale, a una legge sulla sicurezza nazionale o a leggi che possano limitare la democrazia e togliere autonomia all’ex colonia: la formula un Paese, due sistemi pur sottolineando l’autorità di Pechino ha infatti garantito a Hong Kong (ai suoi cittadini oltre che alla sua economia) uno status del tutto speciale all’interno della Cina. Gli stessi disordini del 2019 (nei quali morirono tre persone, ci furono più di 2mila feriti e oltre 7mila arresti) vennero innescati da una controversa proposta di legge sull’estradizione (poi ritirata) che avrebbe permesso di processare in Cina, per alcuni reati, anche i residenti di Hong Kong.

Il dissenso con Pechino

Con il lento ritorno alla normalità dopo il coronavirus i manifestanti pro-democrazia hanno ripreso a riunirsi regolarmente, a partire dai centri commerciali, sfidando gli agenti di polizia in tenuta antisommossa. Le autorità cinesi temono che le forze a favore di Pechino possano perdere la maggioranza nelle elezioni di settembre per rinnovare il Consiglio cittadino, dopo che il fronte del dissenso ha stravinto le elezioni dello scorso novembre nei distretti locali, in una sorta di referendum sui legami con Pechino.

Non sono stati forniti dettagli sulla nuova legge che sarà invece discussa nei lavori dell’Assemblea che inizieranno oggi. I media di Hong Kong hanno tuttavia fatto sapere che - aggirando la legislazione locale - le nuove regole sulla sicurezza nazionale oltre a ribadire il divieto di una secessione della città dalla Cina, hanno l’obiettivo di soffocare sul nascere ogni protesta, ancor più se alimentata o appoggiata dall’esterno. Sarebbero infatti pensate per impedire «le interferenze dall’estero», «il terrorismo e tutte le attività sediziose volte a rovesciare il governo centrale» e «qualsiasi ingerenza esterna nel centro finanziario cinese».

«Se questa legge sarà approvata, la regola un Paese, due sistemi verrà ufficialmente cancellata. Sarebbe la fine di Hong Kong», ha dichiarato il parlamentare dell’opposizione democratica Dennis Kwok. «Fino a che punto la società civile resisterà alle leggi repressive? Quale sarà - ha detto Ming Sing, politologo dell’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong - l’impatto su Hong Kong come centro finanziario internazionale?».

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