CYBERSICUREZZA

Cina, computer e software nazionali negli uffici pubblici: 30 milioni di pc esteri da cambiare

Le nuove regole saranno applicate a partire dal 2020, ma non mancano difficoltà nell’interpretazione delle norme: si parla di 20-30 milioni di pc da sostituire

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(Afp)

Le nuove regole saranno applicate a partire dal 2020, ma non mancano difficoltà nell’interpretazione delle norme: si parla di 20-30 milioni di pc da sostituire


2' di lettura

Tecnologia solo cinese per l’amministrazione pubblica. Il Comitato centrale del Partito comunista ha varato un piano per la progressiva sostituzione di computer e software negli uffici governativi. La misura, varata nei mesi scorsi ma rivelata solo ora dal Financial Times, è molto ambiziosa e sarà realizzata in tre anni, a partire dal 2020.

I numeri sono elevati: si tratta, secondo la China Securities, di 20-30 milioni di computer da sostituire. L’amministrazione cinese già fa ampio ricorso alla Lenovo, l’impresa domestica che ha acquistato il ramo d’azienda pc della Ibm, ma il piano ha comunque dimensioni importanti. Non è chiaro, inoltre, se gli stessi desktop Lenovo, che usano microprocessori Intel e hard disk Samsung rispondano ai nuovi criteri .

Numeri e difficoltà di applicazione hanno consigliato una certa gradualità nel processo di sostituzione dei pc. Lo schema imposto dal Pcc è stato chiamato 3-5-2: il 30% dei computer sarà sostituito l’anno prossimo, il 50% nel 2021, e il restante 20% nel 2022.

Più delicata sarà però la sostituzione del software: quasi tutti i computer cinesi usano ancora Windows e macOS. La Microsoft, nella sua joint venture cinese, vende una «Chinese Government Edition» di Windows 10, che non rispetta i nuovi requisiti. Kylin Os, il sistema operativo nazionale, non può contare su sufficiente software sviluppato sulla sua piattaforma.

La decisione è stata presa in applicazione della nuova legge sulla Cybersicurezza lanciata nel 2017, ma sembra probabile che le tensioni che si sono venute a creare, sul mercato tecnologico, con gli Stati Uniti abbiano accelerato i tempi. L’Amministrazione Trump ha vietato ai fornitori Usa di vendere prodotti ad alcune imprese cinesi come Huawei, ha proposto di bloccare l’importazione di tecnologia cinese per ragioni di sicurezza e ha chiesto agli alleati di escludere Huawei nei loro progetti sulle infrastrutture 5G.

Non è chiaro se o quando le imprese private saranno investite da questo tipo di politica, che potrebbe avere un forte impatto sui produttori Usa, che generano in Cina, nel complesso, ricavi per 150 miliardi di dollari l’anno.

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