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Cina, il Pil da record +18,3% del primo trimestre consolida la ripresa

Si rivelano trainanti la domanda interna ed esterna, ma rispetto al +6,5% di fine 2020 il guadagno si riduce a un modesto 0,6%

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Il Pil cinese del primo trimestre balza alla cifra record del 18,3% rispetto all’anno precedente. A fine 2020 la crescita era stata del 6,5%. Il boom si spiega anche con la comparazione con il primo quadrimestre dell’anno scorso, quando la Cina era in piena pandemìa e l’attività del Paese ridotta alla paralisi. Ma la sostanza è che Pechino ha rimesso l’economia sui giusti binari sostenuta dalla ripresa della domanda interna ma anche esterna e dal supporto statale alla ripartenza delle piccole e medie imprese.

La ripresa dell’attività

Agli inizi del 2020 l’economia aveva subito una contrazione del 6,8%, la peggiore performance della storia cinese dalla metà degli anni Sessanta. Nel trimestre successivo aveva riguadagnato il 3,2%.

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Anche i consumi interni, adesso, nel primo scorcio del 2021 hanno ripreso a marciare. Ristoranti e shopping malls (+75,8%) hanno riaperto i battenti dopo il Capodanno cinese e in genere tutta l’attività aperta al pubblico ha ripreso a funzionare normalmente.

L’anno scorso il Pil su base annua era stato, a consuntivo, del 2,3 per cento. Quest’anno dovrebbe superare il 6%, mentre le previsioni del Fondo monetario sono ancora più ottimistiche, oltre l’8%. I dati sulla produzione sono cresciuti del 24,5% gli investimenti nel real estate sono cresciuti del 25,6 per cento.

L’effetto sui mercati finanziari

I dati sul Pil dell’Ufficio nazionale di statistica hanno avuto un impatto diretto sui mercati, considerando anche gli utili societari contabilizzati nel 2020, quelli del primo trimestre del 2021 potrebbero essere in ulteriore crescita. Le borse hanno reagito bene, anche a Hong Kong l’indice Hang Seng è rimasto in positivo.

I guadagni piuttosto stati limitati a causa delle continue tensioni tra Pechino e Washington.

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il primo ministro giapponese Yoshihide Suga dovrebberoe mettere a punto una comune posizione su Taiwan, la questione più scottante Cina, mentre i falchi del Congresso degli Stati Uniti stanno sollecitando l'amministrazione Biden a limitare le vendite di strumenti per la produzione di chip alle aziende cinesi, seguendo la falsariga della strategia adottata per Huawei.


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