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Cina, nel primo trimestre il Pil sale del +4,8% malgrado il Covid

L’economia è salita più rapidamente del previsto nel primo trimestre, ma i dati macro più recenti hanno rivelato una contrazione delle vendite al dettaglio scontando il lockdown per il Covid-19

Covid, a Shanghai ospedali improvvisati per ospitare i positivi

2' di lettura

La Cina ha registrato un Pil nel primo trimestre del 2022 in aumento del 4,8% annuo, ben oltre il +4,4% atteso dagli analisti, mentre su base congiunturale la crescita è stata dell’1,3% (+0,6%), secondo i dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica. Si tratta di risultati ben oltre le aspettative, a dispetto dei numerosi lockdown anti-Covid che hanno interessato nelle ultime settimane varie parti del Paese, dal Jilin fino a Shenzhen e soprattutto a Shanghai, la cui economia da sola contribuisce a quasi il 5% del Pil cinese.

Il prodotto interno lordo cinese è aumentato del 4,8% annuo dopo la crescita in frenata a +4% di fine 2021, mentre su base trimestrale, il Pil è cresciuto dell’1,3%, meno dell’1,5% rivisto di ottobre-dicembre. L’economia è salita più rapidamente del previsto nel primo trimestre, ma i dati macro più recenti hanno rivelato una contrazione delle vendite al dettaglio (-3,5% a marzo contro -1,6% atteso e primo calo da luglio 2020, per un magro +3,3% nei primi tre mesi) scontando le pesanti misure di blocco contro la diffusione del Covid-19.

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La produzione industriale di marzo, inoltre, ha avuto un rialzo del 5% (a fronte di attese a +4,5%), scontando il calo delle attività di manifatturiero e Omicron, chiudendo i primi tre mesi del 2022 a +6,5%. I dati aumenteranno la pressione sul governo centrale e sullo stesso presidente Xi Jiping che ha riaffermato il suo impegno per la politica zero-Covid malgrado i costi crescenti e i lockdown nelle città più grandi del Paese.

I contagi in tutta la Cina sono aumentati ad aprile e Shanghai, il principale hub finanziario, è ancora in parte bloccata. L’ondata Omicron è scoppiata in una fase delicata per l’economia cinese a seguito di una crisi del debito nel settore immobiliare e di una più ampia perdita di slancio con la stretta sul settore hi-tech e Internet. A inizio marzo, malgrado le prevedibili ricadute internazionali dell’aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina, il premier Li Keqiang ha annunciato un target 2022 di crescita del 5,5%, il più basso in 30 anni.

I dati dei primi tre mesi dell’anno non includono del tutto gli eventi di Shanghai, che a fine di marzo è entrata nel lockdown più grave della Cina dall’emergenza del coronavirus di Wuhan di inizio 2020. La scorsa settimana, Nomura ha stimato che 45 città, responsabili del 40% del Pil cinese, erano in blocco completo o parziale, limitando la circolazione a 370 milioni di persone circa, e ha aggiunto che il Paese era “a rischio di recessione”.

Gli investimenti in immobilizzazioni, inoltre, sono saliti del 9,3% nei primi tre mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dello scorso annuo, battendo le stime di +8,5%, ma rallentando sul +12,2% di gennaio-febbraio. Un allarme, infine, è legato alla disoccupazione urbana, salita al 5,8% a marzo dal 5,5% del mese precedente, ai livelli più alti da maggio 2020 e oltre il 5,5% stimato dal governo per l’intero anno: il picco è del 6% (dal 5,4%) nelle 31 principali città. Saliti al 16%, dal 15,3%, anche i senza lavoro nella fascia giovanile di 16-24 anni.

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