guerra finanziaria

Cina pronta a lanciare la prima criptovaluta di Stato. E fa tremare gli Usa

I recenti riferimenti del presidente Xi Jinping alla blockchain, le parole del del responsabile della Banca centrale cinese e alcuni analisti lasciano presupporre un prossimo lancio della criptovaluta: un progetto cui Pechino starebbe lavorando dal 2014 e che allargherebbe il fronte con gli Usa per la supremazia mondiale

di Biagio Simonetta


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3' di lettura

Mentre Zuckerberg prova a risollevare il destino di Libra, cercando di incutere in Trump il timore del dominio cinese, proprio la Cina pare pronta a rompere gli indugi e a rilasciare quella che di fatto sarebbe la prima criptovaluta di Stato al mondo.

Gli ultimi spifferi che arrivano dal paese del Dragone, soffiano tutti in questa direzione.

In questi giorni, il presidente Xi Jinping ha parlato in più circostanze di sviluppo della tecnologia blockchain (che è quella alla base delle criptovalute). E le sue parole sono state seguite dai commenti di Li Wei, responsabile tecnologico della Banca popolare cinese (che è la banca centrale del Paese asiatico), che ha invitato le banche commerciali ad aumentare il loro uso della stessa blockchain.

Diversi analisti, come Li Chen dell'Università di Hong Kong, sono convinti che la Cina sia ormai pronta al rilascio di una criptovaluta statale: «Penso che ci sia un'alta probabilità che possa essere fra i primi paesi a lanciare una valuta digitale» ha detto il ricercatore alla rivista americana Fortune.

Non proprio come Libra
Ma se veramente la Cina lancerà una sua moneta digitale, cosa dobbiamo aspettarci? Di certo, le basi sono totalmente diverse da quelle su cui è nata Libra . In entrambi i casi, la spina dorsale tecnologica è la blockchain. Per il resto, però, punti in comune non se ne intravedono.

Il progetto di Facebook ha una matrice privata, ha fatto quadrato su molti altri attori privati, anche se alcuni dei più importanti si sono defilati prima di sedersi a un tavolo. Il progetto cinese sembra un'altra cosa. Una criptovaluta regolata dalla banca centrale, con lo scopo di contrastare potenziale erosione della sovranità monetaria dello Stato. Qualcosa direttamente controllato da Pechino, insomma.

La banca centrale cinese, secondo indiscrezioni, starebbe lavorando a una criptovaluta già dal 2014. Negli ultimi mesi, però, pare sia arrivato l'ordine di accelerare. E probabilmente il motivo è da ricercare proprio nelle mosse di Zuckerberg. Il progetto Libra non è mai piaciuto alla Cina. Di recente, il tabloid cinese Global Times (molto vicino al governo) ha descritto Libra come una «potenziale minaccia» per la sovranità finanziaria cinese. Minaccia contro la quale potrebbe essere utile una moneta digitale regolata dalla banca centrale di Pechino.

La mossa di Zuckerberg
Sul fronte opposto, intanto, Mark Zuckerberg sembra pronto a giocarsi nuove carte per rilanciare Libra. Dopo che alcuni partner di primo livello come Mastercard , eBay e Visa si sono defilati dal progetto, il Ceo di Facebook ha parlato della “sua” criptovaluta davanti al Congresso degli Stati Uniti.

E in quel frangente ha tirato fuori dal cilindro l'incubo cinese. «Se l'America non guiderà le nuove tecnologie, come la possibilità di inviare soldi attraverso i sistemi di messaggistica, qualcuno lo farà al posto nostro e perderemo la leadership del settore» ha detto Zuckerberg, lasciando intendere chiaramente che quel “qualcuno” possa essere proprio la Cina.

Il vero obiettivo delle parole del Ceo di Facebook è senza alcun dubbio Donald Trump. Il presidente Usa non ha mai fatto mistero di voler contrastare la Cina su più fronti. E un’eventuale leadership sullo sviluppo di monete digitali non lo farebbe contento.

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