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Cina, proteste anche a Guangzhou. Da giovedì riprende la produzione di iPhone alla Foxconn

Filmati sui social media mostrano violenti scontri di piazza avvenuti della megalopoli del sud del Paese. Il governo: «reprimeremo le proteste in modo risoluto»

Cina, ancora arresti per le proteste anti-restrizioni Covid

4' di lettura

Continuano le proteste in Cina contro la politica “zero Covid”, mentre il governo cinese minaccia il pugno di ferro. A Guangzhou, meglio conosciuta in occidente come Canton, città di circa 15 milioni di abitanti e importante centro manifatturiero, nella serata di martedì una manifestazione si è scontrata con la polizia antisommossa in tuta ignifuga bianca. La città è in lockdown dalla fine del mese scorso, e alcune proteste erano scoppiate già due settimane fa.
Gli scontri nella città della Cina meridionale si vanno ad aggiungere alle proteste avvenute lo scorso fine settimana a Shanghai, Pechino e in altre città nella più grande ondata di disobbedienza civile della Repubblica Popolare Cinese da quando il presidente Xi Jinping ha preso il potere un decennio fa.

Cina, proteste e scontri di piazza a Guangzhou

In un video pubblicato su Twitter, dozzine di poliziotti antisommossa in tenuta da pandemia completamente bianca, con scudi sopra la testa, avanzavano in formazione oltre quelle che sembra essere dei blocchi stradali abbattuti mentre oggetti volano contro di loro.
La polizia è stata successivamente vista scortare una fila di persone in manette in un luogo sconosciuto. Un altro video mostra persone che lanciano oggetti contro la polizia, mentre un terzo mostra un lacrimogeno che cade in mezzo a una piccola folla in una strada stretta, con persone che corrono per sfuggire ai fumi.
I video sono stati girati nel distretto Haizhu di Guangzhou, già teatro di disordini legati al Covid due settimane fa, ma non è stato possibile potuto determinare quando sono stati girati né l’esatta sequenza degli eventi. Post sui social media affermano che gli scontri sono avvenuti martedì notte. Haiszu conta 1,8 milioni di residenti e molti lavoratori migranti.

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Allentate alcune restrizioni. Giovedì riparte la Foxconn

L’organizzazione China Dissent Monitor, gestita dalla Freedom House finanziata dal governo degli Stati Uniti, ha stimato che almeno 27 manifestazioni si sono svolte in tutta la Cina da sabato a lunedì. Il think tank australiano Aspi ha stimato 43 proteste in 22 città.

Anche Zhengzhou, dove la Foxconn produce gli iPhone, è stata teatro di disordini a causa del Covid. Ora però la Zhengzhou Airport Economy Zone, la grande area della provincia di Henan dove si trova anche la fabbrica Foxconn «entrerà nella fase di regolare prevenzione e controllo della pandemia del Covid-19» a partire da domani, primo dicembre, in base ai risultati ottenuti nella lotta al virus. L’area, secondo le autorità locali, «riprenderà la normale produzione e la vita in modo ordinato poiché le dinamiche della situazione epidemica in tutta la regione sono tornate sotto controllo».

Nella giornata di martedì, i funzionari della sanità nazionale hanno affermato che la Cina avrebbe risposto alle «preoccupazioni urgenti» sollevate dalla popolazione e che le regole anti-Covid saranno messe in atto in modo più flessibile, regolandosi in base alle condizioni di ciascuna regione.

Polizia a caccia dei manifestanti

Ma mentre l’allentamento di alcune misure, che arriva mentre la Cina registra numeri record giornalieri di casi Covid, sembra essere un tentativo di placare il pubblico, le autorità hanno anche iniziato a ricercare coloro che hanno partecipato alle recenti proteste. «La polizia è venuta alla mia porta di casa per chiedermi di tutto e farmi completare un verbale”, ha detto mercoledì a Reuters un residente di Pechino che ha rifiutato di essere identificato. Un altro residente ha detto che alcuni amici che hanno pubblicato video di proteste sui social media sono stati portati in una stazione di polizia e gli è stato chiesto di firmare una promessa che «non l’avrebbero fatto più». Non era chiaro come le autorità abbiano identificato le persone da interrogare, né quante di queste persone siano state contattate.

Governo cinese: «reprimeremo le proteste in modo risoluto»

Proprio nella giornata di mercoledì 30 il governo cinese ha minacciato di «reprimere in modo risoluto» qualsiasi nuova protesta, a seguito dell’ondata di manifestazioni contro la sua politica di contenimento del coronavirus. «È necessario risolvere i conflitti e le controversie in modo tempestivo e aiutare a risolvere le difficoltà pratiche della gente», ha affermato il comitato centrale per gli affari politici e legali del Partito comunista in una dichiarazione trasmessa dall’agenzia di stampa statale Xinhua in cui si accusano «forze ostili» di aver stravolto «l’ordine sociale». «Dobbiamo reprimere risolutamente le attività di infiltrazione e sabotaggio da parte di forze ostili, in conformità con la legge, reprimere risolutamente gli atti illegali e criminali che stravolgono l’ordine sociale e mantenere la stabilità sociale complessiva», si legge nella dichiarazione.

Ambasciatore Usa in Cina: il popolo ha diritto di manifestare pacificamente

«Crediamo che il popolo cinese abbia il diritto di protestare pacificamente». Lo ha detto l’ambasciatore degli Stati Uniti in Cina, Nicholas Burns, commentando le recenti proteste. Secondo Burns, i cinesi «hanno il diritto di far conoscere le loro opinioni. Hanno il diritto di essere ascoltati. È un diritto fondamentale in tutto il mondo. Dovrebbe esserlo. E questo diritto non deve essere violato».
Burns ha anche dichiarato che le restrizioni, tra l’altro, rendono impossibile per i diplomatici statunitensi incontrare i prigionieri americani detenuti in Cina, come previsto dal trattato internazionale. A causa della mancanza di rotte aeree commerciali nel Paese, poi, l’Ambasciata è costretta a utilizzare voli charter mensili per spostare il proprio personale.

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