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Cina: riforme meno drastiche per centrare l’obiettivo della crescita

Chiude i battenti la Plenaria del Parlamento cinese, il premier Li Keqiang, ormai a fine mandato, si congeda e ammette: “ Il 5,5% del Pil è fattibile, ma ricorrendo a misure macro”

di Rita Fatiguso

3' di lettura

Riforme meno drastiche per favorire la crescita attraverso misure di stimolo. La Sessione annuale del Parlamento cinese in seduta comune chiude con la tradizionale conferenza stampa del premier Li Keqiang, l’ultima, visto che è alla fine del mandato. Il premier ha dichiarato “difficile” l’obiettivo di raggiungere il +5,5% del Pil nel 2022. Serviranno una politica fiscale mirata e misure di stimolo, soprattutto facendo ripartire i progetti infrastrutturali.

Il nodo degli investimenti

Nel 2021 gli investimenti in infrastrutture sono stati pari a zero. Quest’anno, invece, dovrebbero aumentare di circa il 5% anche se la pianificazione dovrà fare i conti con l’aumento dei prezzi a causa delle sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.

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La crescita cinese deve affrontare il doppio shock legato al picco di petrolio e alla diffusione del coronavirus. Gli economisti di Goldman Sachs sostengono che la Cina mancherà il suo obiettivo di Pil di ben 1 punto percentuale. “Ci deve essere il sostegno delle politiche macro”.

Li Keqiang ha fatto il mea culpa. Una delle ragioni principali del rallentamento dell’economia dello scorso anno - ha ammesso - sono stati i tentativi di Pechino di attuare difficili riforme strutturali, considerate cruciali per la crescita a lungo termine.

Com’è noto, oltre ai limiti alla proprietà, la spinta alla “prosperità comune” ha portato a una rigida regolamentazione di Internet e delle società educative, mentre controlli più severi dell’inquinamento hanno colpito la produzione industriale.

L’incognita energetica

Pechino ha anche annunciato prove per una tassa nazionale sulla proprietà per mettere le finanze del governo locale su una base più sostenibile. Eppure queste riforme non sono state menzionate nel Work Report di Li. C’è solo un riferimento alla “prosperità per tutti” nella versione inglese del discorso di Li e nessuna menzione a una tassa sulla proprietà.

A differenza degli anni precedenti, Pechino non ha fissato un obiettivo per l’intensità energetica”, una mossa che dovrebbe rendere più flessibili le priorità della crescita rispetto al controllo dell’inquinamento. Xi ha anche detto ai funzionari locali che dovrebbero essere cauti sulla riduzione delle emissioni.

La Cina evita quindi l’obiettivo di utilizzo dell’energia per concentrarsi sulla sicurezza dell’approvvigionamento di carburante.

Debito sotto controllo

L’unico più grande ostacolo all’economia lo scorso anno è stato il crollo delle vendite del settore immobiliare, in gran parte risultato degli sforzi ufficiali per limitare i finanziamenti ai real estate developers e alle famiglie e per ridurre la dipendenza dell’economia dal mattone. Guo Shuqing, a capo della China Banking and Insurance Regulatory Commission, che ha parlato dell’immobiliare come del rinoceronte grigio per l’economia cinese ha detto che quei rischi erano ora sotto controllo, segnalando che l’inasprimento delle politiche è finito . Ma un grande stimolo al settore - come è avvenuto dopo i precedenti crolli del 2015 e del 2020 - sembra essere stato escluso.

Tenere il debito sotto controllo è il messaggio di Pechino che vuole stimolare l’economia senza causare un’impennata del debito pubblico o aziendale. Per raggiungere questo obiettivo, lo stimolo fiscale si baserà sui fondi risparmiati lo scorso anno e su alcune misure insolite, come l’utilizzo di 1 trilione di yuan (158 miliardi di dollari) di profitto dai guadagni in valuta estera della banca centrale.

Quest’anno, d’altronde, la stabilità è la priorità in Cina, con il presidente Xi Jinping pronto a garantire un terzo mandato che ha infranto il precedente durante un congresso del Partito Comunista che si terrà una volta ogni cinque anni in autunno.


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