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Cina, rischio inflazione sotto controllo ma si profilano tasse sulle nuove case

Per la Banca centrale il rischio sono “in generale sotto controllo”, ma Pechino si prepara a intervenire sul fisco delle nuove abitazioni

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Nel report monetario sul primo trimestre del 2021 la Banca centrale cinese smorza le preoccupazioni sull’inflazione importata legata, in particolare, alle materie prime. Ma su un fronte molto a rischio come quello del mercato immobiliare arriva la conferma: si studiano tasse sull’acquisto di nuove abitazioni per evitare manovre speculative che possono soltanto aggravare il quadro generale. C’è un altro elemento che fa paura, infatti, ed è la velocità con la quale si sta deteriorando il debito degli enti locali.

Le rassicurazioni della Banca centrale cinese

L’aumento del PPI (Produce price index) potrà sembrare preoccupante, ma gli sbarramenti all’ingresso per tenere sotto controllo l’impennata dei prezzi servirà a tenere sotto controllo anche il fenomeno dell’inflazione importata.

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Lo scrive la Banca centrale cinese nel suo report monetario, il primo del 2021, tuttavia Pechino ha intenzione di muovere le sue pedine anche su un altro fronte molto caldo: quello immobiliare, dove la speculazione trova margini per creare situazioni critiche.

Una riunione dei ministri competenti che si è svolta nella capitale fa pensare all’introduzione, più volte auspicata ma mai realizzata, di tasse più pesanti per l’acquisto di nuove abitazioni.

Il mercato non si è mai fermato, nemmeno durante la fase più acuta della pandemìa, si continua a investire nel mattone, ma la spirale danneggia le nuove famiglie e in genere il mercato in cui i prezzi salgono alle stelle.

Il deterioramento del debito degli enti locali

C’è un altro problema, inoltre, in agguato. Il debito degli enti locali si sta deteriorando al ritmo più veloce mai registrato finora, anche a causa delle riforme finanziarie che hanno incrementato il livello di trasparenza del mercato rendendo più difficile gli adempimenti.

Oltre 15,5 miliardi di dollari (pari a 99,8 miliardi di yuan ) di obbligazioni onshore sono davvero troppe se si pensa che nel 2015, quando il mercato azionario cinese è crollato, i default sono stati “solo” 8,9 miliardi di yuan.

Quest’anno i mancati pagamenti viaggiano a un ritmo record, dopo i default di fine 2020 di alcune aziende statali, le autorità cinesi sono sempre meno disposte a salvare le aziende in crisi. Un banco di prova sarà il gigante China Huarong Asset Management, sempre in bilico.

La situazione dei crediti in scadenza denuncia la criticità sui rischi finanziari in settori quali i prezzi degli asset e i livelli di debito.

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