SALE IN ZUCCA

Cina sempre più vicina anche per gli africani

Dal 2020 nei Paesi della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Cedeao), quelli che utilizzano il franco Cfa come moneta corrente, sarà varata una nuova valuta comune, l'Eco, con il possibile ancoraggio allo yuan cinese

di Giancarlo Mazzuca

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(Afp)

Dal 2020 nei Paesi della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Cedeao), quelli che utilizzano il franco Cfa come moneta corrente, sarà varata una nuova valuta comune, l'Eco, con il possibile ancoraggio allo yuan cinese


2' di lettura

La Cina è sempre più vicina anche per gli africani. Le prove di divorzio dalla Francia e dal franco Cfa sono in dirittura d’arrivo perché dal 2020 nei Paesi della Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Cedeao), quelli appunto che utilizzano il franco Cfa come moneta corrente, sarà varata una nuova valuta comune, l'Eco, con il possibile ancoraggio allo yuan cinese. I giochi sembrano, dunque, ormai fatti e anche quella sponda del Continente nero si sta adesso sempre più orientando verso il pianeta giallo. Del resto, è da anni che Pechino è diventata la potenza più presente in Africa un po' dappertutto.

Il Cfa, con l'avvento dell'euro, era stato agganciato alla nuova divisa europea mantenendo, però, la sua convertibilità con il franco francese perché la Bce di Francoforte aveva deciso di non intervenire direttamente. Così la convertibilità della divisa africana con la moneta comune europea è stata garantita finora dal Tesoro francese ed ha, così, innescato tante polemiche anche in Italia. L'ultimo caso? Nel gennaio scorso, i vertici dei Cinquestelle, a cominciare da Luigi Di Maio, avevano lanciato ripetuti “j'accuse” contro il franco Cfa perché l'avevano indicato come una delle cause principali dell'ondata migratoria africana verso l'Europa, Italia “in primis”.

Opinioni piuttosto in libertà per il semplice motivo che, in realtà, i maggiori flussi migratori dall'altra sponda del Mediterraneo non sono riconducibili a Paesi legati al Cfa (a cui aderiscono 14 Stati su 54). Le grandi ondate arrivano, infatti, da Tunisia, Corno d'Africa, Eritrea, Somalia, Etiopia, Sudan e Costa d'Avorio che non fanno parte dell'area finora legata a Parigi. Insomma, nessun collegamento particolare tra Cfa e frequenza degli sbarchi perché i flussi migratori dell'area occidentale africana, quella appunto messa in croce dal leader grillino, raggiungono a malapena il 15% del totale. È vero, la Francia ha certamente condizionato molto, in questi anni, la politica economica dei Paesi ritenuti “satelliti”, ma non c'è mai stato quel collegamento denunciato dai grillini. Subito, Antonio Tajani, l'ex presidente del Parlamento Europeo, aveva definito le affermazioni di Di Maio & C. , senza mezzi termini, una “balla”. E la reazione risentita dell'Eliseo era stata, in quel caso, giustificata. Dobbiamo chiederci, a questo punto, cosa succederà dopo l'avvento dell'Eco: anche la Cina, il nuovo sponsor degli Stati già Cfa, diventerà dal 2020 il capro espiatorio dell'emergenza-migranti in Italia?

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