I TIMORI DEGLI ANALISTI

Cina: «Senza nuovi stimoli rischio di una crescita al 2%»

di Stefano Carrer


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(AFP)

2' di lettura

I più recenti dati sull’economia cinese- dalla contrazione a sorpresa dell’export a dicembre al primo calo del mercato interno dell’auto in un ventennio - segnalano una decelerazione che, secondo vari analisti, può raggiungere un livello di crisi, almeno in mancanza di un robusto programma di stimoli che d’altra parte rilancerebbe i sempre latenti timori sull’eccesso di indebitamento nel sistema.

Da tempo si rincorrono voci secondo cui alcune proiezioni effettuate “sottovoce” da economisti cinesi siano molto inferiori alle principali stime correnti, che ipotizzano per il 2019 un rallentamento contenuto rispetto al target del +6,5% stabilito per il 2018 dal governo. In un intervento sul quotidiano di Hong Kong «South China Morning Post», l’analista economico David Brown (ceo di New View Economics) sostiene che «forze negative» stanno prendendo slancio e che la Cina potrebbe molto presto andare incontro a un collasso dell’espansione economica, con un Pil che, nello scenario peggiore, scenderebbe a un modestissimo +2% annualizzato.

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I fattori-sintomo che elenca sono di diverso genere: deboli vendite di autoveicoli, fiacchezza dei prezzi immobiliari e dalla fiducia dei consumatori, ristagno della crescita del money supply, calo del mercato azionario. Il contesto internazionale, inoltre, appare sfavorevole anche al di là delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti , con il rallentamento economico di alcuni partner-chiave (dalla Germania al Giappone), senza contare gli elementi di incertezza più generali (dalle tensioni politiche a Washington ai mal di testa europei, tra elezioni in arrivo e Brexit).

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