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Cina sull’orlo della stagflazione, crescita peggiore dal 1992

I lockdown presentano il conto: solo +0,4% nel secondo trimestre, con nuovi rischi globali all’orizzonte.

di Rita Fatiguso

Un lavoratore a Hangzhou (Afp)

3' di lettura

I feroci lockdown di aprile-maggio presentano il conto e l’economia cinese frena bruscamente nel secondo trimestre, mentre i rischi globali spingono il Paese sull’orlo della stagflazione. Il Pil del trimestre aprile-giugno è cresciuto appena dello 0,4% sul 2021, il peggior risultato per la seconda economia mondiale dal 1992, escludendo la contrazione del 6,9% nel primo trimestre del 2020 causata dallo shock iniziale del Covid. L’aumento previsto dell’1,0% non è stato raggiunto, la crescita del 4,8% del primo trimestre è solo un ricordo. Su base trimestrale, nel secondo trimestre il Pil è cresciuto del 2,6% nel secondo trimestre rispetto al trimestre precedente.

Rischio recessione globale

Le manifestazioni di protesta agli sportelli e lo sciopero del pagamento dei mutui delle case travolte dai default dei real estate non preannunciano niente di buono. La crescita economica della Cina ha gìà subito un forte rallentamento nel secondo trimestre, al quale si aggiungono i timori di una recessione globale davanti all’aumento dei tassi di interesse in Europa e Stati Uniti deciso per tenere a bada l’inflazione galoppante. Anche per la Cina si profilano momenti bui davanti alle sfide della guerra in Ucraina e alle continue interruzioni della catena degli approvvigionamenti.

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Nei fatti, l’economia di Pechino è sull’orlo della stagflazione. La produzione industriale cinese è cresciuta del 3,9% a giugno rispetto all’anno precedente, accelerando da un aumento dello 0,7% a maggio. Gli investimenti in immobilizzazioni, un fattore trainante per Pechino, sono cresciuti del 6,1% , oltre le previsioni. Anche le vendite al dettaglio sono migliorate, in aumento del 3,1% su base annua a giugno segnando la crescita più rapida in 4 mesi. Ma questo dimostra soltanto che il freno principale ai consumi sono stati i lockdown.

Il peso dello zero-Covid

Ciò che rileva è il tasso di disoccupazione sceso al 5,5% a giugno, dal 5,9% di maggio, in linea con l’obiettivo del Governo mentre la disoccupazione giovanile è salita al record del 19,3% a giugno. La crescita dei prezzi delle case ha frenato a giugno su base mensile, mentre gli investimenti immobiliari si sono contratti per il quarto mese di fila e le vendite crollate di un altro 18,3%.

Crescita modesta e inflazione in aumento potrebbero spingere il governo cinese ad implementare misure di stimolo economico, ma è escluso che la Banca centrale tagli ancora i tassi di interesse poiché così alimenterebbe l’inflazione che è stata mantenuta relativamente bassa al momento.

A marzo e aprile sono stati imposti blocchi totali o parziali nei principali centri del Paese, inclusa Shanghai, che ha registrato una contrazione del Pil del 13,7% su base annua nel secondo trimestre. La produzione nella capitale si è ridotta del 2,9% su base annua nello stesso trimestre. Molti di questi limiti sono stati revocati e i dati di giugno abbiano presentato segnali di miglioramento, ma non sembra probabile una rapida ripresa economica.

Il target 2022 più lontano

La Cina non abbandonerà la sua rigida politica zero-COVID perchè si registra una ripresa dei contagi. L’imposizione di nuovi blocchi in alcune città è dovuta all’arrivo della variante BA.5 altamente contagiosa, sono aumentate nel frattempo le preoccupazioni tra le imprese e i consumatori per un prolungato periodo di incertezza. Inoltre il mercato immobiliare è in profonda crisi. Nella prima metà dell’anno, il Pil è cresciuto del 2,5% rispetto all’anno precedente.

L’obiettivo ufficiale di crescita di circa il 5,5% per quest’anno sarà difficile da raggiungere senza eliminare la sua rigorosa strategia zero-Covid. si prevede che la crescita del 2022 rallenti al 4%. Molti credono che lo spazio per la Banca centrale per allentare ulteriormente la politica potrebbe essere limitato dalle preoccupazioni per i deflussi di capitali, poiché la Federal Reserve statunitense e altre economie stanno aumentando i tassi di interesse per combattere l’aumento dell’inflazione. Un fatto è certo, i mercati finanziari cinesi sono inquieti, le azioni cinesi in altalena, mentre lo yuan è sceso al minimo negli ultimi i due mesi.

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