CONSIGLI PER CHI VIAGGIA

Cina, tra wi-fi e Vpn. Come collegarsi a Internet e aggirare il Great Firewall

La “Grande Muraglia” che avvolge la rete cinese che impedisce l’accesso ai servizi di Google o ai social network non è impenetrabile. Ma programmi e app che promettono di scavalcarla non sempre funzionano

di Gianni Rusconi


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4' di lettura

Quattro giorni trascorsi a Shanghai non saranno certo sufficienti per “capire” i segreti della “Greater China” ma bastano per farsi un'idea di come il Paese del Dragone sia a tutti gli effetti un altro mondo rispetto all'Europa. E non solo per la lingua (decisamente un ostacolo non da poco), le dimensioni delle città o le abitudini culinarie. Il consiglio per chi viaggia da queste parti, per lavoro o in vacanza, è quello di prepararsi a dover affrontare piccoli ostacoli quotidiani che pregiudicano la possibilità di comunicare con chi rimane a casa e rischiano di allungare enormemente le attività e gli spostamenti in loco. Per chi è abituato a vivere e muoversi in compagnia del proprio smartphone, in particolare, atterrare in Cina può essere l'inizio di una serie di grandi arrabbiature. Vediamo perché.

Trovare una rete wi-fi, il primo passo
Internet è ormai disponibile in tutta la Cina ma da qui a poter scommettere su una connessione stabile e veloce ovunque ce ne passa, senza dimenticare che per i viaggiatori stranieri l'accesso a Google e a tutti i suoi servizi (Gmail e Maps in testa) e ai social network come Facebook, Instagram e Twitter è bloccato dal “Great Firewall” (e per questo è indispensabile ricorrere a delle applicazioni Vpn). Fa eccezione WhatsApp, che risulta in molti casi utilizzabile (seppur in modo frammentato e rallentato) una volta connessi a una rete wi-fi. Alberghi, ristoranti, caffetterie, banche e altri locali pubblici offrono spesso e volentieri connettività gratuita per i propri clienti e per iniziare a navigare (galassia Google e social esclusa) basta solitamente “agganciarsi” alla rete, digitare il proprio numero di camera o il proprio numero di telefono e inserire il codice di verifica ricevuto via Sms nella pagina di log-in per attivare il servizio. Lo abbiamo fatto dagli hotel che ci ospitavano (fra cui un Holiday Inn), dai tavoli di uno Starbucks (a Shanghai se ne trovano parecchi) e dagli aeroporti di Pechino e della stessa Shanghai e la connessione ha funzionato correttamente. Lo stesso vale per l'accesso protetto disponibile all'interno dello Shanghai World Expo Exhibition & Convention Center.


Acquistare una Sim cinese, un'opzione da considerare
Se ci si allontana troppo dai centri urbani, invece, la situazione cambia e le occasioni di sfruttare una rete wi-fi pubblica diminuiscono sensibilmente; non è neppure raro che in alcuni locali o luoghi pubblici delle grandi metropoli (a Shanghai ci è capitato) la connessione sia riservata a soli numeri telefonici cinesi. Altre possibilità di connessione, non sempre praticabili per lo stesso motivo di cui sopra, sono a bordo dei trasporti pubblici e nelle grandi stazioni ferroviarie mentre i numerosi Internet cafè sono una soluzione solo sulla carta, e per una ragione molto semplice: per usufruire dei loro servizi occorre un documento di identità cinese perché i l passaporto, nella maggior parte dei casi, non è accettato. Dotarsi di una scheda Sim prepagata di operatori come China Unicom, China Mobile o China Telecom, acquistabile con meno 20 euro anche dalle vending machine presenti in aeroporto o nelle stazioni della metropolitana, è quindi una scelta più che consigliata – oltre che più economica rispetto ai pacchetti di roaming offerti dagli operatori nazionali (per Tim in Viaggio Pass Mondo, che offre 100 minuti di chiamate e 500 Mbyte di traffico dati, servono 30 euro) - per essere sicuri (o quasi) di avere via libera per navigare online.


Come accedere ai servizi di Google
A partire dal 2014 tutti i servizi Internet del colosso americano, compresi Drive, YouTube e Google Play non sono accessibili agli utenti che si trovano nella Cina Continentale, Hong Kong e Macao quindi escluse. Per ovviare al muro informatico eretto dal governo di Pechino vi sono sostanzialmente due soluzioni. La prima, più immediata ma meno efficace, è quella di trovare un'alternativa a Google e quindi servirsi di applicazioni come Bing, Yahoo o Baidu per il motore di ricerca, WeChat per la messaggistica e le videochiamate oppure Outlook per l'e-mail, ricordandosi di configurare un account prima della partenza. Da scartare, invece, la tentazione di acquistare un cellulare Android in Cina, magari attratti dal costo decisamente più conveniente rispetto ai prezzi italiani (per il modello P30 di Huawei, per fare un esempio, abbiamo calcolato un risparmio del 30%), perché il sistema operativo installato non comprende i servizi di Google e diventa di conseguenza limitante il suo utilizzo fuori dalla Cina.


La nostra esperienza (semi fallimentare) con la Vpn
La seconda soluzione, che abbiamo percorso, è quella di affidarsi a un sistema Vpn, e cioè una rete privata virtuale in grado di “mascherare” l'indirizzo Ip tramite una connessione crittografata tra il computer o lo smartphone e la rete Internet, facendo in modo che – agli occhi del firewall cinese – il dispositivo sembri connesso dall'Italia o da un'altra parte del mondo. E’ bene ricordare che la Vpn va attivata prima di partire, perché le pagine Web dei principali provider di questi servizi sono bloccate dal firewall e quindi inaccessibili se richieste direttamente in Cina, e le opzioni, sia a pagamento che gratuite, sono diverse. Nessuna delle applicazioni disponibili, però, può garantire al 100% l'accesso ai servizi di Google, e questo perché il “Great Firewall” viene costantemente aggiornato per impedire alla maggior parte delle Vpn di funzionare o per limitarne sensibilmente le prestazioni. Ed è quello che è successo anche a noi. Abbiamo attivato ExpressVpn, una delle soluzioni che vanno per la maggiore perché ritenuta la più affidabile pagando circa 13 dollari per scaricarlo sul pc portatile (è previsto il rimborso entro 30 giorni in caso di disservizio) e beneficiando della prova gratuita di sette giorni per l'app da installare sullo smartphone. Ebbene, il risultato è stato solo in parte accettabile. Solo in determinate fasce orarie e in presenza di un segnale forte, e rimbalzando spesso fra i server di Hong Kong e quelli di Los Angeles e Tokyo, si è potuto contare su una connessione veloce a sufficienza per inviare e scaricare file di qualche Mbyte dalla casella di Gmail, navigare sulle mappe o cercare siti e informazioni sul motore di ricerca.

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